Arbitraggi e non gioco formidabili alleati

Iniziamo a pensare accettando la complessità

E’ curiosa e un po’ sconcertante la difficoltà che molti giornalisti e commentatori televisivi hanno nel concepire la complessità.

Molte volte, quando in ambito scientifico si parla di cause, siamo costretti a ricercare la molteplicità e la logica dell’aut aut deve essere necessariamente sostituita da quella dell’et et.

Nel caso specifico assistiamo al formarsi di due partiti assurdamente contrapposti e chiusi nel sostenere con forza quelli da loro ritenuti gli unici nessi causali.

In particolar modo ascoltiamo che, chi sostiene le colpe arbitrali, assolvere Trapattoni, mentre chi accusa il tecnico tende a sottovalutare le colpe dei direttori di gara.

Sono logiche parziali e non esaustive.

Iniziamo con i direttori di gara.

L’accusa di un loro reclutamento inappropriato (probabilmente esatta) non può in nessun modo spiegare l’unilateralità degli errori in certe partite. Insomma un arbitro o un segnalinee che siano soltanto “asini”, non è statisticamente possibile che sbaglino sempre in modo favorevole ad una squadra e sfavorevole all’altra.

La statistica ci fa capire che dietro non c’è l’umano e assolutamente comprensibile errore in buona fede.

Se poi lo stesso schema si ripete in più partite il discorso è ancora più evidente e l’improbabilità statistica della “casualità” diviene clamorosa. Attenzione però: lo scippo è stato ben congegnato. Più che favorire con rigori inesistenti la Corea si è teso a sfavorire in modo sistematico i suoi avversari annullando i gol o bloccando le azioni particolarmente pericolose per presunti fuorigioco.

Questo, se ci pensiamo bene, rende molto più forte una squadra come quella coreana che gioca in linea, con pressing sugli avversari. Il tallone di Achille di questa tecnica è precisamente poter prendere gol in contropiede sul filo del fuorigioco. Resa impossibile o quasi questa eventualità, la Corea diviene difficilmente superabile. Detto questo, credo che nessuno possa negare l’ottimo lavoro compiuto dal tecnico della Corea che ha reso comunque competitiva una squadra di giocatori modesti che, chiaramente inferiori sul piano tecnico e dell’esperienza internazionale, si sono però evoluti moltissimo sul piano tattico e affermati anche grazie allo straordinario livello agonistico.

Per quanto riguarda la nostra amata Italia non si può essere ciechi e non aver visto un gioco del Giurassico riproposto spudoratamente per tutto il mondiale, portandoci, come ho già detto in altre occasioni, a vincere una gara su quattro (giocando contro dei nessuno), e giocando male, in modo inguardabile, imperniato sui lanci lunghi dalla difesa, effettuati, a seconda della partita, da Panucci e Juliano!!!

Pochissime invece le azioni dalle fasce (le uniche che avrebbero realmente reso inarrestabile Vieri).

Ma oltre a ciò, anche restando all’interno della logica del suo calcio superato, il Trap. ha fatto cose assolutamente incomprensibili e non condivisibili, aiutando in modo formidabile, senza volerlo, le macchinazioni contro di noi.

Ad esempio come può non aver visto che Vieri era da sostituire nel finale dell’ultima partita perché non si reggeva più in piedi?

Come ha fatto a mettere Materazzi nella prima partita se era in quelle condizioni?

Come ha fatto a tenere, contro il Messico, quasi tutta la partita Panucci a sinistra, in uno stato di evidente disagio essendo egli un destro naturale?

I coreani, volenterosi manovali, bravi per la loro abnegazione, sono dunque stati aiutati spudoratamente, con una intenzionalità dolosa evidente, che noi non abbiamo però sufficientemente contrastato sul piano del gioco e dell’intelligenza tattica.

Forse non sarebbe servito ugualmente? Non lo so, ma ciò non assolve il tecnico dalle sue colpe perché il suo compito sarebbe stato, con tutti i campioni che aveva, di provarci comunque e di darci, se non la qualificazione, almeno un gioco dignitoso.

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