Lo sport può essere definito come un insieme di attività fisiche che, nel rispetto di determinate regole, sono praticate in forma individuale o collettiva, per fini agonistici.
Il senso di tale attività, sedimentato nella coscienza dei popoli che lo praticano, è una specie di pedagogica metafora dello sforzo di vivere e al contempo di convivere con i propri simili.
Lo sport ha come sua missione: sviluppare le migliori qualità interiori dell’uomo come il coraggio, la determinazione, la perseveranza, la lealtà, la forza di volontà di fronte agli avvenimenti avversi.
In qualunque sport si possono evidenziare i meriti di ogni protagonista secondo due parametri: l’essere più o meno bravo e l’essere più o meno virtuoso.
Per bravo si devono intendere le capacità tecniche relative ad una certa disciplina, ma anche l’abnegazione nell’allenamento e le potenzialità fisiche.
Per virtuoso si deve intendere ciò che di più elevato può caratterizzare un uomo: interiorizzazione delle norme etiche (legate alla disciplina) e morali, lealtà verso avversari e compagni, capacità di sacrificare il proprio ego in nome di vantaggi collettivi.
In un periodo in cui i mass media diffondono incessantemente notizie sconfortanti sul livello di decadimento che attraversa il mondo del calcio, credo che sia giusto rilevare un esempio assolutamente diverso e positivo.
Manuel Rui Costa, un giocatore che potrebbe essere titolare inamovibile nel 90 % delle squadre europee, ha saputo dare un esempio eccezionale di comportamento.
Ha accettato con sofferta serenità, per l’interesse collettivo della squadra, il suo parziale utilizzo, mostrando così che oltre ad essere un grande campione è un grande uomo.
Molte volte, incomprensibilmente, si tende a perdonare ai grandi campioni il fatto di essere piccoli uomini, (egoisti, maleducati, intolleranti delle regole, irrispettosi dei compagni, ecc.) come se le prodezze tecniche potessero riscattare la pochezza umana.
Ma nello sport i veri campioni devono essere additabili come esempio ai giovani non solo per imparare da essi un gesto tecnico ma per trarre spunto per vivere dignitosamente, umanamente la vita.
Voglio dire grazie a Rui Costa perché ha dato ai nostri giovani, con il suo esempio, molto più di quanto si possa pensare. Alla fine un calcio al pallone risulta essere un gesto assolutamente insulso, se a darlo, dietro quel piede felpato, non c’è un vero uomo.

Dr. Massimo Fochi 3384194605









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