In questo periodo alcuni fenomeni religiosi interrogano in profondità le nostre coscienze e la nostra intelligenza.
La domanda che forse maggiormente stimola la nostra riflessione è come sia possibile che comportamenti che l’etologia definirebbe poco adattivi dal punto di vista della specie, quali fustigazioni, sacrifici di sangue, rinunce, digiuni e martìri possano essere rimasti incastonati per secoli nelle diverse culture ed anzi riaffiorare con forza in anni in cui parrebbe impossibile, dalla nostra prospettiva occidentale, anche solo concepire simili azioni.
Normalmente, infatti, la natura tende a selezionare implacabilmente tutto ciò che risulti disfunzionale alla sopravvivenza della specie, eliminando gli individui o i gruppi che si attardino in comportamenti disadattivi. Dunque come possono queste aree comportamentali, chiaramente punitive per l’individuo che le adotti, mantenersi e trasmettersi con forza immutata nei secoli?
Beh, si potrebbe intanto notare come nella nostra cultura cristiana i rituali più cruenti quali le processioni dei flagellanti, o la rigida osservanza delle varie forme di digiuno si siano alquanto attenuate ma è evidente che questo costituisce, nel panorama mondiale, probabilmente più una eccezione che la regola.
Gli ebrei ortodossi trascorrono ore e ore in preghiera di fronte al Muro del pianto; a Phuket, durante il festival vegetariano taoista, i Soldati di Dio, buddisti di origine cinese, compiono gravi atti di autolesionismo (cospargersi il corpo di olio bollente, perforarsi le guance, camminare su carboni ardenti); gli indiani indù continuano a morire di fame lasciando tranquillamente che le mucche girino per le strade; gli sciiti di Karbala hanno ripreso il rito, per l’anniversario del martirio di Husain, di ferirsi con spade e catene (vietato ai tempi di Saddam Hussein); i kamikaze di Al-Queida continuano a farsi esplodere con grande slancio. In alcuni casi le motivazioni politiche si sommano e si intrecciano a quelle religiose ma nella nostra analisi ci concentreremo solo sulle motivazioni psicologiche delle seconde.
Dunque tutto ciò che abbiamo visto, pur risultando chiaramente svantaggioso per l’individuo che singolarmente ci si sottoponga, deve nascondere un qualche tipo di vantaggio che sfugge ad una prima analisi. Cerchiamo di capirci qualcosa.

Dr. Massimo Fochi 3384194605









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