Prendiamo il caso di una tribù di cacciatori: perché dedica una parte cospicua dei frutti dei propri sforzi ad un sacrificio infruttuoso bruciando del cibo prezioso su un altare? Certo si può ritenere che il rituale allevi l’ansia legata all’ignoto delle prossime battute di caccia e acquieti così molte angosce collettive legate a tutto ciò che possa risultare imprevedibile. Resta comunque la domanda di come sia possibile che la selezione naturale abbia favorito e continui a non ostacolare il diffondersi e l’affermarsi di una simile struttura psicologica assolutamente dispendiosa e in certi casi probabilmente controproducente.
Superate le posizioni di Tylor e solo parzialmente soddisfacenti quelle di Malinowski, oggi ci viene in aiuto l’interpretazione fornita da una nuova generazione di antropologi. Secondo questa teoria ciò che contribuisce al successo (anche in termini di diffusione) di una religione sarebbe proprio il “costo” di certi suoi rituali.
Il problema a cui questo insieme di apparenti assurdità permette di trovare risposta è questo: come promuovere la cooperazione all’interno di una comunità.

Dr. Massimo Fochi 3384194605








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