Omosessualità maschile e ormoni materni

L'omosessualità è il risultato di una interazione tra basi genetiche, influssi ormonali ed esperienze individuali. Vediamo l'importanza del secondo punto.

E’ ormai certo che il comportamento sessuale nell’uomo scaturisca dalla interazione tra basi genetiche, influssi ormonali ed esperienze individuali. Ogni semplificazione e riduzionismo che intenda spiegare “tutto” con una sola di queste variabili è insufficiente e destinato al fallimento.

Di un certo interesse sono gli studi sul periodo pre-natale che sembrano indicare, nella madre e nei suoi vissuti, una variabile non trascurabile di questo processo.

Si è scoperto che nell’uomo due aree dell’ipotalamo (INAH-2 e INAH-3) sono decisamente più estese che nella donna. Perché? Negli ultimi tre mesi della gravidanza il testosterone, inviato dalla madre, giunge al cervello del feto, trasformandosi in estrogeno. Qua, nei maschi, esso blocca un processo naturale di soppressione di cellule cerebrali “superflue” e così, grazie all’azione dell’estrogeno, diminuisce di molto l’eliminazione dei neuroni che avviene in alcuni siti cerebrali specifici. Nelle femmine ciò non accade perché una proteina (alfa-fetoproteina) inibisce l’azione inibente dell’estrogeno e dunque il cervello del feto subisce in maniera più marcata questo processo di eliminazione di neuroni e di riduzione specifica di alcuni siti, finendo così per femminilizzarsi.

Tuttavia, se una madre è fortemente stressata, può accadere che il segnale ormonale (testosterone), che renderà mascolino il cervello, venga inviato troppo presto, prima dei tre mesi fatidici (si sospetta che ciò possa accadere a causa di una endorfina implicata nei messaggi interni ad un organismo stressato). Il piccolo che nascerà avrà il nucleo ipotalamico INAH-3 di dimensioni ridotte rispetto alla media, simile a quello che si trova nei cervelli femminili e così una predisposizione assai marcata a diventare omosessuale (sperimentalmente verificata).

Anche questo strano fenomeno potrebbe avere un senso adattivo. Con l’aiuto dell’omosessualità le popolazioni di specie viventi avrebbero meno prole e più disponibilità a prestare cure ottimali ai pochi figli nati. Sarebbe insomma un meccanismo automatico della natura per aiutare le specie ritenute in difficoltà (perché sotto stress) a salvarsi diminuendo il numero dei nati e aumentando così la loro probabilità di sopravvivenza.

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Commenti dei lettori

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  • RaGe

    08 nov 2008 - 17:33 - #1
    0 punti
    Up Down

    E l’omosessualità femminile?

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