Per contro alcuni serial killers non sembrano essere stati soggetti a nessun tipo di abuso durante l’infanzia; tuttavia possono non essere stati riconosciuti come figli dai genitori naturali e ceduti per l’adozione o sono passati di parente in parente, sviluppando così il sentimento di non essere mai stati desiderati e di non avere radici. Molto speso la vita sessuale del S. K. è segnata nel suo sviluppo da disarmonie e da intoppi di vario genere. Si ritiene che alcuni aspetti rituali che si rinvengono sulla scena del crimine e che appaiono bizzarri se non completamente assurdi, debbano esser visti come il surrogato di una sessualità incapace di manifestarsi e di esprimersi. Ad esempio penetrare con oggetti o con i coltelli la vittima può essere un rituale compensatorio rispetto alla propria impotenza. L’elemento di fantasia, il sognare ad occhi aperti, è nella storia personale dei serial killer, assai importante. Fantasticare è uno strumento che permette al bambino traumatizzato di tentare una fuga e una rivincita sui suoi carnefici, con essa realizza una forma di controllo della situazione e reindirizza fuori da sé la violenza di cui invece è vittima e bersaglio. Il comportamento che poi avrà sulla scena del delitto sarà, in maniera più o meno diretta, connesso a queste fantasie.
Psicologia
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in: Criminologia
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