Riflessioni di Bioetica

Vorrei iniziare con il precisare il significato e l’etimologia del termine eutanasia.

Breve excursus storico filosofico

In greco eu significa buona e thanatos morte. Dunque ritenere legittima l’eutanasia significa rivendicare il diritto ad avere una buona morte. Nel linguaggio antico significa una morte naturale che non sia giunta e connessa a dolori o sofferenze particolari.
Fin dall’antichità sono documentabili diversi modi di intendere e interpretare la possibilità dell’essere umano di togliersi la vita o di chiedere ad altri di farlo in propria vece.
In particolar modo si possono ricordare le differenze che intercorrono, su questo tema, tra i due colossi della filosofia antica: Platone e Aristotele.
Per Platone ci sono diverse cause che possono indurre al suicidio.
1. Il suicidio indotto da viltà (ad esempio chi si uccide per non recarsi in battaglia).
2. Il suicidio imposto dalla città (come nel caso di Socrate).
3. Il suicidio causato da una vergogna o da una colpa ritenuta inaccettabile (ad esempio aver causato la morte di una persona cara).
4. Il suicidio imposto da una sventura quale una malattia dolorosa che l’individuo non possa sopportare.
Platone ritiene che solo il suicidio causato dalla viltà sia moralmente sempre esecrabile.
Negli altri casi pensa che vi possano essere buoni motivi per ritenerlo ammissibile.
L’ultimo caso è quello che più si avvicina all’eutanasia così come viene intesa nella contemporaneità.
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