Nel periodo ellenistico sia gli epicurei che gli stoici prendono posizione a favore della possibilità di darsi la morte, perché talvolta è la sola strada che resta per evitare i dolori o una vita dominata dalle passioni. Nella epistola III a Meneceo, Epicuro ricorda che il saggio “… non chiede di vivere ma neanche ritiene che la morte sia un male”. Infatti per questo filosofo è insensato aver paura della morte poiché fino a quando ci siamo noi non c’è la morte e quando c’è la morte noi non ci saremo più e dunque non ne faremo mai direttamente esperienza.
Tra gli stoici restano eterne le parole di Seneca a Lucilio quando, con il solito affetto, gli scrive “… la legge eterna della natura non ha fatto cosa migliore di questa: ci ha dato una sola via per entrare nella vita ma molte per uscirne. Dovrò aspettare la crudeltà di una malattia o di un uomo quando posso uscire di mezzo ai tormenti e liberarmi da tutte le avversità?” Quindi resta evidente che nel momento in cui dovessi essere paralizzato dal dolore o imprigionato dalle avversità farei cosa buona e saggia uccidendomi.

Psicologia
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Etica ellenistica
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