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  • La Psicoterapia

    La Psicoterapia è un intervento condotto con mezzi verbali e relazionali, finalizzato a ottenere modificazioni positive e stabili nella salute, nella personalità e nella vita di relazione di persone sofferenti per alterazioni, problemi e disturbi psichici, psicosomatici, somatopsichici, somatici e comportamentali. Non esiste una psicoterapia, ma la Psicoterapia. Alla perenne ricerca, come qualsiasi altra scienza, umanistica o tecnica, di estendere le proprie frontiere e di migliorare le proprie possibilità. La complessità dell’essere umano e l’unicità assoluta di ogni individuo rendono impossibile elaborare teorie e codificare metodiche di intervento sempre ed universalmente valide.....

  • L’Ipnosi

    integra la psicoterapia, ma la trascende...

  • Lo psicoterapeuta

    È indispensabile per lo psicoterapeuta una preparazione ipnologica completa, strumento essenziale non solo per curare ma anche per identificare ed elaborare le variazioni spontanee dello stato mentale del paziente in terapia...

  • SMIPI: la Scuola

    I contenuti scientifici, operativi e culturali della Scuola sono un’evoluzione dell’opera di Milton H. Erickson e di Franco Granone: si riallacciano quindi alle più avanzate correnti della psicologia e della psicoterapia moderna, quali, fra le altre, quelle del Mental Research Institute di Palo Alto, alcune dinamiche, clinicamente comprovate, della Programmazione Neurolinguistica, la psicoterapia paradossale, la terapia sistemica e familiare, la psicoterapia cognitivo-comportamentale....

  • RiccardoAronediBertolino ANNA UN CASO DOC Premessa

    "Nessuno può rivelarvi nulla se non ciò che giace semiaddormentato nell’albore della vostra conoscenza"....Parole chiave: psicoterapia, ipnosi, educazione, paradossi, convinzioni, disturbo ossessivo-compulsivo.....Il DSM, nella sue molteplici versioni, per emettere una diagnosi con cui istituire la terapia, soprattutto farmacologica, prende in considerazione esclusivamente la sintomatologia, osservabile dallo psichiatra e riferita dal paziente. Questa metodica, nata dalla medicina organicistica (in cui pure spesso si rivela fonte di errori) se fosse valida permetterebbe a qualsiasi stupido computer da quattro soldi, senza cuore e senza anima, di far diagnosi e suggerire i percorsi terapeutici più adeguati. Il compito del curante diventerebbe solo quello di inserire in una tastiera i dati giusti e di firmare e allungare al paziente la ricetta automaticamente stampata. Azione che poi chiunque sappia digitare tasti in vera plastica potrebbe far da sé acquistando l’apposito programma. Comprensioni, intuizioni ed umanità dell’ars curandi sarebbero solo un obsoleto e risibile ricordo del vecchio medico di famiglia di un tempo lontano che con pochi mezzi tecnici e farmaceutici curava e spesso guariva i mali del corpo e dell’anima, Dall’insondabile profondità e complessità di ogni singolo ed individuale animo umano e dalla sua formazione educativa e culturale derivano, seppure molteplici, sintomatologie simili che si formano con meccanismi abbastanza limitati e ripetivi, ma le cause, le radici della mala pianta sono sempre e solo creazioni diversissime, assolutamente individuali ed originali e come tali vanno capite e trattate...

  • RiccardoAronediBertolino ANNA Il Racconto di Anna

    Non avevo fiducia nella psicoterapia. Pensavo che la mia unica possibilità fosse sforzarmi di far fronte da sola alle mie difficoltà ricorrendo alla forza di volontà. A volte facevo finta di non vederle, altre volte cercavo in tutti i modi di far sì che non condizionassero troppo la mia vita, evitando per lo meno che avessero conseguenze negative sulle relazioni o sullo studio prima e sul lavoro poi. Studiando psicologia all’università, mi “autodiagnosticai”, facendo riferimento alla classificazione del DSM IV, un disturbo d’ansia di tipo ossessivo-compulsivo....

  • RiccardoAronediBertolino ANNA Pensieri Ossessivi e Controllo

    In seguito, all’età di quasi trent’anni, ho comunque deciso di tentare una psicoterapia come possibilità estrema. Mi sentivo vuota e senza energie, la mia vitalità e il mio entusiasmo si erano spenti quasi completamente, cedendo il posto ad un continuo, esasperato bisogno di controllo sull’ambiente e su tutto quello che succedeva a me o intorno a me. Ad esempio (potrei citare un’infinità di esempi), prima di uscire di casa dovevo controllare e ricontrollare di aver chiuso il gas, dovevo guardare più volte il contenuto della mia borsa per essere sicura di non essermi dimenticata o di non aver perso nulla, dovevo rileggere tante volte le annotazioni sull’agenda per paura di dimenticarmele, quando chiudevo la macchina dovevo tornare indietro per accertarmi di averla chiusa davvero, o di non aver lasciato un vetro abbassato e così via. Naturalmente, più controllavo e più dovevo ricontrollare, perché anche ricontrollando varie volte poteva comunque essermi sfuggito qualcosa, o magari avevo controllato distrattamente, o ancora nell’atto di controllare potevo aver riaperto il gas o la macchina... Confesso che adesso, scrivendo tutto questo, mi viene da sorridere, ma fino a non molto tempo fa assorbiva una parte considerevole delle mie forze e delle mie energie, sottraendo tempo e risorse a quello che era davvero importante e utile. Più esattamente, il tempo che sprecavo al servizio della mia ansia e dei pensieri ossessivi, lo recuperavo privandomi quasi completamente del tempo libero. Anche nei momenti liberi dallo studio o dal lavoro, non riuscivo a rilassarmi e a svuotare la mente da inutili preoccupazioni: il mio pensiero era sempre intrappolato e bloccato da una miriade di paure senza fondamento, spesso legate a fatti irrilevanti e insignificanti, ma di cui dovevo essere assolutamente certa di avere il controllo....

  • RiccardoAronediBertolino ANNA UN CASO DOC La Terapia

    La risposta mi piacque molto: “Hai ragione ad avere dei dubbi, perché la maggior parte degli psicoterapeuti non risolve niente!”. .. Inoltre, continuò, molti si occupano dei “sintomi”, della “patologia”, anziché della persona. Non mi parlava mai di “disturbi” o di “sintomi” (parole che in effetti mi facevano sentire “malata”) e, quando ero io ad usare questi termini mi correggeva: “Chiamali piuttosto rotture di scatole!”. Mi disse che non dovevo aver paura del mio “inconscio”, perché non potevo trovarci nulla di brutto o di cui vergognarmi, anzi più si procede verso la parte profonda della nostra mente, più si incontrano cose belle….Fin dal primo momento mi ero resa conto di avere davanti una persona “vera”, che esprimeva emozioni e aveva reazioni autentiche....riuscii a rivedermi in una fotografia di quando avevo due o tre anni. Era primavera, c’era il sole e tantissima luce. Avevo un vestitino di stoffa leggera che doveva piacermi molto e i capelli raccolti. E soprattutto sorridevo, sorridevo spensierata. Durante la seduta non parlai della fotografia, ma ne conservai il ricordo vivo dentro di me per un po’ di tempo. … Uscii da quel primo incontro rilassata e con l’idea che fosse possibile per me stare di nuovo bene. Lui ne era convinto. Me lo avevano detto, oltre alle sue parole, il sorriso e la luce che aveva negli occhi mentre mi diceva che mi vedeva già guarita e che sarebbe stato un piacere per lui liberarmi da tutto ciò che, nel corso degli anni, mi aveva allontanata da quella iniziale condizione di benessere che mi aveva fatto rievocare.... Devi controllare e dopo devi controllare di nuovo perché sbadata come sei potresti aver controllato male e poi una “poveretta”, “sfigata” come te chissà se è capace di controllare bene!”. Oppure: “Bisogna che ricontrolli perché controllando di aver chiuso il gas potresti averlo riaperto!”; “Sei veramente sicura di aver chiuso la macchina? Ma come è possibile?” E così via…....quello che in precedenza avevo preso terribilmente sul serio veniva svuotato del suo potere ansiogeno, diventando qualcosa di cui io stessa potevo sorridere. Mi veniva offerta una prospettiva completamente nuova….“una legge fondamentale del cervello umano è che quello che crediamo vero lo è di più che se lo fosse realmente e facciamo di tutto per dimostrarci di avere ragione, anche e soprattutto contro noi stessi”.....

  • RiccardoAronediBertolino ANNA Una lettera

    Niente più “copioni” da recitare, niente più “maschere” cercando di essere la persona che immaginavo fosse conforme alle aspettative degli altri (naturalmente sempre diverse a seconda della persona), avevo rischiato di perdermi, di non sapere più chi io fossi davvero. A questo punto entravano in gioco i miei genitori: pur volendomi molto bene, senza accorgersene mi avevano sempre indicato il modo di essere che poteva ricevere la loro approvazione (e il loro affetto) ma che, fra l’altro, mancava di coerenza e di chiarezza. Avevo sempre avuto l’impressione che, per quanto facessi, non fossero mai contenti di me. Inoltre, cosa forse ancor più grave, in casa non mi sentivo mai libera di esprimere spontaneamente e autenticamente le mie emozioni, perché il mio stato d’animo doveva sempre essere in sintonia con il loro: dovevo essere triste quando loro erano tristi, allegra quando loro erano allegri e così via. A volte, quando anche i loro stati d’animo erano discordanti, mi sentivo come paralizzata per la difficoltà di decidere a quale dei due conformarmi. Tutto questo mi dava un senso di oppressione e di soffocamento....Io mi sto occupando di te: come potrebbe non interessarmi una tua lettera?” (Devo riconoscere che è estremamente piacevole e di per sé terapeutico sentirsi dire “Mi sto occupando di te”).....Mi offrì una lettura di questa dinamica familiare a cui io non avevo mai pensato: il mio ruolo nei confronti dei miei genitori era quello di “cuscino”, con la funzione di assorbire e deviare su di me la conflittualità interna alla coppia. Quando io non c’ero, questa conflittualità non si poteva esprimere apertamente perché, senza un cuscino, sarebbe stata dirompente e avrebbe potuto portare ad una rottura fra i miei genitori, cosa che evidentemente hanno sempre voluto evitare.....

  • RiccardoAronediBertolino ANNA Educazione e cultura

    Mentre la terapia proseguiva, pensavo a quello che poteva essere successo a quella bambina felice e spensierata che sorrideva al suo papà in un mattino di primavera. Le parole del mio strizzacervelli (come si definisce ridendo) mi avevano fatto riflettere su come l’educazione, l’adattamento alle norme sociali e la cultura possono in parte spegnere la spinta vitale con cui nasciamo: “Ci hanno insegnato che si pecca in pensieri, parole, opere ed omissioni”. Mi disse che quando siamo bambini, i nostri genitori ci insegnano a leggere il mondo in un certo modo, ci dicono come dobbiamo comportarci, ci danno regole che ci permettono di adattarci al nostro contesto culturale, alla società. In questo modo ci trasmettono i loro schemi mentali di riferimento, filtrano la realtà attraverso i loro valori e le loro convinzioni, restituendocela spesso distorta da pregiudizi e idee su come dovremmo essere e comportarci per diventare “bravi”, per ottenere la loro approvazione o quella del nostro ambiente in generale...

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