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  • RiccardoAronediBertolino ANNA Un “tema”

    Essendo la mia autostima un’altra nota dolente su cui la terapia doveva lavorare, un giorno mi chiese di scrivere [1] un tema dal titolo: “Quali convinzioni su di me e sul mondo vorrei cambiare....Riguardo alle mie convinzioni sul mondo che avrei voluto modificare, scrissi che mi sarebbe piaciuto riuscire a smettere di considerarlo come un luogo pieno di minacce e di pericoli che si nascondono ovunque, motivo per cui sentivo di dover stare sempre “attenta”, “all’erta”, in uno stato di tensione continua. Avrei voluto anche smettere di pensare che le persone mi giudicassero costantemente, pensiero molto angosciante, che mi obbligava anch’esso a “monitorarmi” continuamente senza potermi mai rilassare, a fare attenzione a come potevano percepirmi gli altri, all’impressione che potevo dar loro. Mi chiedevo spesso: “chissà che cosa starà pensando o avrà pensato di me quella persona?”. Mentre scrivevo, mi rendevo conto di quanto tutto questo fosse dispendioso e al tempo stesso inutile, inoltre mi tornavano alla mente le sue parole: quando abbiamo determinate convinzioni su noi stessi, cerchiamo delle conferme ad esse, mentre non accettiamo prove che potrebbero mettere in crisi o smentire tali convinzioni. Così interpretiamo tutto ciò che ci succede in maniera coerente con queste...“Una colonna d’oro, se qualcuno la copre di fango, resta d’oro o diventa di fango?”....“Se c’è qualcosa in noi che non ci piace, dobbiamo pensare che noi non siamo quel qualcosa: esso è soltanto una minuscola goccia d’acqua nel mare di tutto ciò che siamo”. E ancora: “Noi “siamo”, come tutte le altre persone. Questa è la sola cosa che conta, dunque non ha senso sentirci inferiori o superiori agli altri"...."Se non ci si vuole bene, non si può voler bene neanche agli altri e non si può aiutarli.”....

  • RiccardoAronediBertolino ANNA L’insonnia

    I motivi per cui facevo una fatica terribile ad addormentarmi prima della terapia erano svariati. Il principale era la paura di non dormire, la quale generava un’ansia che naturalmente mi teneva sveglia, incrementando ulteriormente l’ansia e così via. Un’altra causa, altrettanto fastidiosa, era il bisogno di avere tutto sotto controllo: dormendo bisogna per forza sospendere lo stato di vigilanza. Per tranquillizzarmi, prima di andare a letto mi sforzavo di mettere più cose possibili “a posto”, “in ordine”, in modo da sentire di avere lo stesso tutto sotto controllo. Da qui una serie di lunghi “rituali....Complimenti: l’unico modo sicuro per non addormentarsi è proprio pensare di non riuscire a dormire. Se invece pensiamo ai fatti nostri, magari a qualcosa di piacevole, ci addormentiamo senza difficoltà”. E ancora: “Non sappiamo come facciamo ad addormentarci, succede e basta, perché ci pensa il nostro centro del sonno: bisogna lasciar fare a lui, senza pensarci, perché è un meccanismo naturale”. Mi spiegò: “Spesso diciamo che non “riusciamo” a rilassarci o a dormire, come se si dovesse fare qualcosa perché avvenga. In realtà questi meccanismi non implicano alcuna attività, si tratta di condizioni di passività in cui basta lasciarsi andare, ma se si pensa di doversi sforzare di lasciarsi andare, questo non avviene”.....Un giorno mi raccontò che esistono corpi speciali dell’esercito i cui uomini vengono addestrati ad addormentarsi in qualsiasi momento in cui è possibile dormire per poi svegliarsi immediatamente al minimo segnale di pericolo, così da essere subito pronti a reagire, passando rapidamente da uno stato di sonno profondo ad uno di veglia. Concluse: “Non abbiamo idea di quello che possiamo fare!”......

  • RiccardoAronediBertolino ANNA L’emicrania

    Soffrivo di frequenti attacchi di emicrania. Un giorno si presentò l’occasione per affrontare il problema perché arrivai nel suo studio con un forte dolore alla testa. [1] Glielo dissi subito. Per prima cosa mi domandò, spiazzandomi non poco: “A che cosa ti serve l’emicrania?” ....Dopodiché mi invitò ad appoggiare la testa allo schienale della poltrona ed a chiudere gli occhi. In ipnosi mi chiese di trovare un’immagine che rappresentasse il mio dolore alla testa. Dissi che mi sembrava di avere un martello che mi colpiva. M’invitò a descriverlo. Vedevo il classico martello di ferro con l’impugnatura in legno ed era di piccole dimensioni. Mentre continuavo a rilassarmi sempre più profondamente, mi chiese di trasformare questa immagine e i colpi del martello in qualcosa di piacevole. Mi venne in mente il ticchettio di un orologio: un suono intermittente e ripetitivo, come il dolore pulsante dell’emicrania, ma anche lieve e delicato. Intanto sentivo che il mal di testa si attenuava: i colpi di martello erano diventati più deboli. Mi suggerì di pensare ad un altro suono analogo, dolce e piacevole: il rumore della pioggia. Pensai in particolare ai momenti in cui lo si può ascoltare stando al caldo, sotto le coperte e mi lasciai cullare da quella ...

  • RiccardoAronediBertolino ANNA, A CLINICAL CASE Conclusioni

    È occorso un po’ di tempo, dopo la fine della terapia, perché mi rendessi conto di essere davvero guarita. Inizialmente ero spaventata dall’idea di ritornare quella di prima, anche se mi sentivo sostanzialmente “liberata” da tutto ciò che per anni mi aveva reso la vita difficile. Di tanto in tanto mi veniva spontaneo riprendere qualche vecchia abitudine, chiedendomi poi se fossi veramente guarita. Ogni volta, però, mi accorgevo di non aver davvero bisogno di tenere tutto sotto controllo o di inventarmi dei pensieri ossessivi: quelle abitudini erano diventate come delle scatole vuote, perché non erano più alimentate e sostanziate da una vera ansia o angoscia, perciò non avevano più alcuna vera ragione per esistere. Erano un’eco di un ricordo lontano che ormai non mi apparteneva più. Mi ha aiutata ad uscire da queste fasi di apparenti ricadute dicendomi che se per tanti anni ero vissuta in un certo modo, questo non significava che le mie abitudini fossero una parte di me. Dovevo tenerle ben distinte da ciò che io sono....Le tecniche in psicoterapia non servono a niente se non le si usa col cuore.”....

  • RiccardoAronediBertolino ANNA, A CLINICAL CASE Commento

    Il racconto di Anna è straordinariamente completo e la sua conoscenza e preparazione di psicologa l’hanno aiutata ad identificare tutti gli elementi essenziali....Un essere umano è solo in piccola parte razionalità e logica, per la massima parte un insieme di immaginazione, fantasia, emozioni, sentimenti che addirittura condizionano l’elaborazione mentale razionale. Anche se siamo consapevoli delle nostre emozioni non sappiamo come e perché il nostro inconscio le formi e da quali “convinzioni” derivino, spesso le spiegazioni che ci diamo sono interpretazioni a posteriori distorte dalla concettualità in cui siamo stati formati. La psicoterapia deve essere un dialogo, un’interazione viva, sincera ed emotiva tra due esseri umani avvicinati da una calda corrente di simpatia e di affetto, in cui il terapeuta non è in nessun modo superiore al paziente ma semplicemente, per le proprie conoscenze e capacità in quell’ambito, ha il ruolo delle guida che indica i percorsi errati e svantaggiosi e cerca insieme a lui le strade e le idee utili e benefiche...Il vero scopo della psicoterapia è arrivare a modificare secondo natura (siamo fatti per stare bene) tutte le concezioni consce ed inconsce profonde da cui deriva lo stato di sofferenza ed di inadeguatezza....

  • RiccardoAronediBertolino ANNA, A CLINICAL CASE Bibliografia

    ARONE di BERTOLINO R.....ARONE di BERTOLINO R., CERVELLATI S....

  • RiccardoAronediBertolino ANNA, A CLINICAL CASE Summary

    Parole chiave: psicoterapia, ipnosi, educazione, paradossi, convinzioni, disturbo ossessivo-compulsivo. RIASSUNTO La diagnosi di questo caso secondo la classificazione del DSM IV era di disturbo ossessivo-compulsivo. L’Autore, dopo una analisi critica sui criteri diagnostici psichiatrici, riporta e commenta la relazione completa ed approfondita della psicoterapia scritta dalla stessa paziente guarita...

  • RiccardoAronediBertolino StatoMentale di Ipnosi: Introduzione

    L’ipnosi è fondamentalmente un atto medico e psicologico, integra la psicoterapia, ma la trascende: è metodica efficace nella terapia del dolore, nel parto, in anestesiologia, in ortopedia, in odontoiatria e in moltissime altre applicazioni cliniche, perché la vastità delle applicazioni dell’ipnosi è data dalla vastità delle potenziali interazioni intrapsichiche e psicofisiche, di cui la maggior parte si può considerare ancora totalmente sconosciuta....L’induzione di ipnosi può essere definita precipuamente un processo di apprendimento a manifestare, ampliare e usare finalisticamente potenzialità psichiche, psicosomatiche e biologiche inespresse....

  • RiccardoAronediBertolino StatoMentale di Ipnosi: L'Ipnosi

    è uno stato mentale naturale, diverso dagli stati di veglia e di sonno, in cui la ricettività a stimoli esterocettivi e propriocettivi è dissimile nella elaborazione e nelle possibilità di realizzazione. Può svilupparsi in modo spontaneo, autoprovocato o eterostimolato. Si instaura spontaneamente nelle attività mentali immaginative, creative o mnestiche, nelle attività automatiche e ripetitive e nell’ambito dei ritmi circadiani individuali....

  • RiccardoAronediBertolino StatoMentale di Ipnosi Semeiotica

    La sintomatologia più evidente comporta mutamenti nel ritmo e nella profondità del respiro. In particolare quando il ritmo del respiro del soggetto segue il ritmo delle istruzioni verbali dell’ipnotista, il rapporto ipnotico operativo è già instaurato...

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