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LA COMUNICAZIONE

La parola deve diventare l'espressione di un sentire interiore ed assumere significati che vanno oltre la parola stessa

Esistono diverse gradualità di comunicazione, che si verificano anche solo nel semplice parlare

e che mettono in moto dei processi inconsci profondi, 

che possono dare esiti anche a distanza,

perché la parola è come una goccia che scava, scava..fino a penetrare nelle viscere della madre terra.

Io credo che la parola debba avere la purezza dell’acqua di roccia,

perché la parola deve pulire e non sporcare.

Non sempre il paziente che si rivolge al terapeuta è in pace con se stesso, anzi non lo è quasi mai, altrimenti difficilmente si rivolgerebbe a qualcuno, non dico per risolvere ma perlomeno per affrontare.

Credo che invece la pace con se stesso debba averla il terapeuta, è chiaro che parlo in senso relativo e non assoluto, non mi riferisco ad una idea di divino o di tutto che emana, che non so neppure se esista oppure  è patrimonio di pochi ed occorre una grande umiltà per gestirla.

Uno può dare quello che possiede oppure quello che lui stesso ricerca, ma mai quello che non ha.

E’ chiaro che questo non vuol essere un giudizio di merito o di demerito, ma una constatazione di come una terapia fatta con tutti i crismi sia difficile ed a volte lunga, la terapia è un po’ come l’amore, ci devono essere i tempi giusti da ambedue le parti la sincronia dei pensieri e dei desideri, il desiderio di guarire o di mettere in discussione quella parte di sé che ti fa stare male.

Ma a volte la discussione fa più paura della malattia.

Una carezza per essere recepita non basta darla, ma deve essere recepita come carezza, altrimenti sembra un’altra cosa.

Solo chi può e riesce a aprire le porte di se stesso, può aprire i cancelli degli altri.

Ed in questo sta la grandezza dell’umiltà.

L’io, l’io, l’io dovrebbe diventare il noi, noi, noi, e come tale trasmesso e recepito, intendo il noi in senso di ricerca e non solo in senso di fotografare l’attimo, peraltro fuggente.

Mi viene in mente la pace,  la pace vera se la si è costruita dentro la si trasmette anche all’altro, senza forzature.

Gandhi l’ha vissuta dentro di sé prima di predicarla, ed in questo sta la sua grandezza, perché le sue parole emanavano la verità del suo sentire, e nella trasmissione del suo pensiero si realizzava un autentica comunicazione inconscia, proveniente dalle viscere dell’uomo, strumento di Dio o di qualche cosa più grande di lui.

Questa è la comunicazione, quella che proviene dal di dentro, e che non è sempre codificabile dal di fuori.  

Riproduzione riservata Gilberto Gamberini

 

 

 

 

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