The experiment

L'uomo che trascende l’umano e diventa divino:l’uomo come creatore, giudicatore, distruttore della sua stessa specie.

Dall’esperimento di Stanford del 1971

al film del regista tedesco Hirschbiegel.

Venti maschi , di diversi strati sociali,

senza precedenti penali

dovranno calarsi nel ruolo rispettivi di guardie e prigionieri per 14 giorni.

La scelta dei due ruoli

è affidata al computer.

Nel film

vengono provocate situazioni ad alto stress emotivo

Emergono delle analogie con quanto avvenuto nella prigione irakena di Abu Ghraib:

l’umiliazione dei prigionieri

La spersonalizzazione del prigioniero inizia con l’attribuirgli un numero,

col quale dovrà da quel momento rispondere,

l’individuo con la sua storia è cancellato,

non conta più quello che era,

ma solo il numero che ora è.

L’umiliazione determina spersonalizzazione nel prigioniero che la subisce,

ma anche nella guardia che la impone.

Alla fine il prigioniero è confuso,

alterato nelle sue capacità psichiche,

(ansia, fobia, panico, senso di impotenza,rallentamento psichico ed ideativo, depressione)

aggressività verso se stesso e verso gli altri,

al di fuori dei propri criteri abituali.

La guardia entra in quel ruolo di guardia,

dimenticando chi era prima di essere tale

fino alla violenza estrema,

che non ha limiti,

perché sopra la guardia c’è solo una parvenza di potere,

che non vuole e non può sapere cosa realmente succede,

quando lascia degli uomini

in balia dei loro peggior nemici:

gli altri uomini.

Si cerca un assoluto in cui non si valuta i mezzi col quale viene ottenuto.

Viene naturale pensare alla analogia col nazismo

o a tutti i nazismi di questo mondo

(nelle loro degenerazioni)

in cui l’ideologia assoluta (a cui tutto è sacrificabile)

e l’idea del bene superiore

(vedi fascismo, comunismo, santa inquisizione, integralismo religioso, integralismo etnico e razziale, integralismo islamico)

permette all’individuo di sentirsi assolto dagli atti che compie

ed addirittura parte di un progetto di nobili fini,

che trascende l’umano ma diventa divino:

l’uomo come creatore,

giudicatore,

distruttore della sua stessa specie.

Riproduzione riservata Gilberto Gamberini

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