
Il Viaggio di Ernesto Guevara non ancora il “Che”
Il viaggio in moto con “la poderosa” (una norton 500)
nel 1952,
durato 8 mesi nell’America Latina,
di uno studente di Medicina Ernesto Guevara
e del biochimico Alberto Granado,
che scrissero,
un pezzo importante della storia contemporanea,
vivendola e determinandola.

Un viaggio in moto
quasi simbolico del percorso della nostra esistenza,
in cui Ernesto Guevara
acquista la consapevolezza del proprio destino,
la consapevolezza
di chi fino a quel momento non era stato che spettatore
e, che, ora, ne diventa coscienza
e, futuro, modificatore di eventi.
E’ la presa di coscienza
della disuguaglianza umana,
della sofferenza degli ultimi
e degli emarginati.
E’ il viaggio ideale
nella nostra anima
e nella sua proiezione esteriore:
il mondo che ci circonda,
alla ricerca delle ragioni ultime delle cose
alla ricerca delle soluzioni possibili
per i nostri
e per i mali del mondo
E’ la presa di coscienza di un dolore di un popolo
che diviene il proprio personale dolore.
Colpisce
la nobiltà d’animo e la dolcezza
di Ernesto Guevara
non ancora chiamato il “Che”,
“Che” lo diventerà colla rivoluzione cubana
quando da protagonista
chiamerà con se il vecchio amico Granado.
Il viaggio in moto esprime una scelta di emozioni,
una partecipazione interiore
che non è ancora politica
ma è già filosofica.
Percorrendo le lande sperdute e gelate della Terra del Fuoco,
dove molti emigranti italiani, confusi,
vi andavano pensando che fosse una terra calda e accogliente,
agli agglomerati urbani,
alle alture di Machu Picchu,
da dove derivavano le radici storiche di un popolo asservito dalla dominazione spagnola, che tutto aveva tolto senza nulla aver dato,
alle miniere dove gli uomini erano trattati senza dignità come bestie da soma.
I soldi avuti dalla donna amata da Ernesto Guevara non verranno mai spesi per lui stesso, ma per alleviare il dolore di un minatore emarginato.
L’esperienza del lebbrosario nel Rio delle Amazzoni peruviano,
dove gli ultimi che mai contavano e conteranno erano confinati in un isola,
bubbone del mondo.
L’esperienza con gli ultimi,
che i gesti e l’esempio dei volontari,
come Ernesto Guevara e Alberto Granado,
rendono, per una volta, i primi.
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gilberto gamberini








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