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LE ULTIME LUNE DI FURIO BORDON

Un anziano sta per andare in casa di riposo … fotografa con gli occhi la sua stanza … parla per l’ultima volta con la sua moglie morta..Si perché lui da anni lo fa, ma questa sarà per lui l’ultima volta perché decide di non portarla con se…Perché lei, quando è morta, era troppo giovane per finire in un posto come quello..Lei resta là, in quella stanza, per sempre e per lui inizia il periodo del ricordo, non più fatto di presenze….

 

LE ULTIME LUNE DI FURIO BORDON

 

 

Furio Bordon è nato e vive a Trieste

scrive romanzi, testi teatrali e per il cinema.

 

Le “Ultime Lune” 

Marsilio editore,

è stato rappresentato e tradotto in 12 paesi,

ed è stato interpretato in Italia da Marcello Mastroianni e da Gianrico Tedeschi.

 

Il sottotitolo è “quando la felicità è nel passato”

e così per il protagonista del libro,

un anziano

che Gianrico Tedeschi interpreta interpretando se stesso,

che aspetta nella sua stanza il ritorno del figlio,

che lo accompagnerà in casa di riposo.

 

Fotografa con gli occhi la sua stanza,

ascolta per l’ultima volta la sua musica dal suo grammofono,

parla per l’ultima volta con la sua moglie morta.

 

Si perché lui da anni parla con sua moglie morta,

ma questa sarà per lui l’ultima volta,

perché decide di non portarla con se

in casa di riposo.

 

Perché lei,

quando è morta,

era troppo giovane e piena di vita

per finire in un posto come quello,

tra i vecchi.

 

E lui

la saluta,

discutendo un po’ con lei,

piccoli battibecchi quotidiani

e poi parla con lei dei  bei tempi

e del  loro amore,

dei tanti momenti di serenità e di dolcezza.

 

Lei  resta là,

in quella stanza,

per sempre

e per lui

inizia

il periodo del ricordo,

non più fatto di presenze.

 

Nella casa di riposo,

lui,

di notte,

si rifugia nella soffitta,

accompagnato dai ricordi di carta,

impressi nelle fotografie del suo vecchio album,

 

ma sono solo ricordi,

non presenze

del suo passato e del suo amore.

 

Porta in soffitta la sua piantina di basilico,

l’unica cosa che vede crescere

e non morire attorno a lui.

 

Le uniche presenze,

in quelle lunghe notti,

sono i rumori degli scarichi e dell’acqua corrente,

che lui interpreta come le voci dei morti,

di tutti i compagni e compagne della casa di riposo,

che giorno dopo giorno,

in una confusione crescente di date e di nomi,

lo hanno abbandonato,

forse per stare meglio di quello che lui sta.

 

Si rassegna alla morte,

aspetta quasi sereno la morte,

perché alla fine ritroverà la sua donna amata,

ma anche allora

non sarà troppo vecchio per lei?

 

Riproduzione riservata Gilberto Gamberini

 

 

 

 

 

 

 

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