Questo sito contribuisce alla audience di

La METAFORA

Erickson era convinto che una persona poteva imparare molto quando riusciva a superare le avversità perciò, quando aveva a che fare con qualcuno che aveva scarsa stima di sé e che non riusciva a trovare degli stimoli per migliorarsi, spesso raccontava degli episodi della propria vita...Le persone cui il racconto metaforico è diretto possono utilizzarne il contenuto a modo proprio e possono cogliere quei significati che si applicano alla loro situazione particolare. I racconti metaforici possono parlare dei problemi della persona in un linguaggio simbolico, togliendo l’ansia che ne deriverebbe affrontando il problema direttamente. Possono catturare l’immaginazione. Più la metafora è vaga, più la persona attinge alle proprie risorse per colmare le lacune. Non esiste quindi la metafora buona per tutte le stagioni, ma esiste la metafora adatta in quella particolare situazione, per quella particolare persona. La metafora può mettere in moto nella persona un processo d’analogia e d’identificazione, nonché d’apprendimento e d’elaborazione, e può diventare la base di un suo cambiamento.


Erickson era convinto che una persona poteva imparare molto quando riusciva a superare le avversità

perciò, quando aveva a che fare con qualcuno che aveva scarsa stima di sé
e che non riusciva a trovare degli stimoli per migliorarsi, spesso raccontava degli episodi della propria vita.

Raccontava che aveva avuto un gran vantaggio sugli altri!

Aveva avuto la poliomielite da bambino ed era rimasto totalmente paralizzato.

Dal letto su cui era costretto a vivere, aveva imparato il linguaggio non verbale di tutti quelli che erano intorno a lui.

Un giorno si aggravò. Lo aveva capito dal comportamento della madre. Allora fece spostare una cassapanca che gli impediva di vedere fuori della finestra.

Per nessuna ragione al mondo poteva, prima di morire, rinunciare allo spettacolo del tramonto!



Lentamente, con grandissimo sforzo, cominciò a guarire.

Erickson spesso terminava il racconto della propria vita ricordando alla persona che, nonostante la poliomielite avuta da bambino, ora camminava benissimo, a parte un’impercettibile zoppia che volutamente accentuava per intenerire il cameriere quando non trovava posto ai tavoli del ristorante!

Le persone cui il racconto metaforico è diretto possono utilizzarne il contenuto a modo proprio e possono cogliere quei significati che si applicano alla loro situazione particolare.

I racconti metaforici possono parlare dei problemi della persona in un linguaggio simbolico, togliendo l’ansia che ne deriverebbe affrontando il problema direttamente.


E’ preferibile che le metafore siano generiche, non particolarmente soggettive, in modo tale da potersi rifare ad esperienze passate della persona.

Sarà poi lei stessa a prendere ciò che le serve.

Il modello, i racconti,

la parabola,

la poesia,

la favola,

l’allegoria ed il mito,

le leggende,

i resoconti di un viaggio,

la trama di un film,

la descrizione, l’emozione sono i diversi aspetti della metafora.

La metafora è il linguaggio dell’emisfero cerebrale destro.

Il linguaggio dell’emisfero destro comprende anche la poesia ed il linguaggio non verbale.

Le metafore, come afferma P. Barker, rappresentano un modello di comunicazione, un linguaggio per il cambiamento che può influenzare

direttamente l’inconscio della persona.

I racconti metaforici sono più interessanti e più garbati della diretta esposizione delle cose che si desiderano sottolineare.

Possono catturare l’immaginazione.


Più la metafora è vaga, più la persona attinge alle proprie risorse per colmare le lacune.

Non esiste quindi la metafora buona per tutte le stagioni, ma esiste la metafora adatta in quella particolare situazione, per quella particolare persona.

La metafora può mettere in moto nella persona un processo d’analogia e d’identificazione, nonché d’apprendimento e d’elaborazione, e può diventare la base di un suo cambiamento .

La metafora è molto efficace con i bambini.

Per i bambini può diventare una piacevole favola, che si rifà al loro immaginario.


La metafora può spiegare dei concetti in un modo meno razionale, facendo prevalere altre forme di valutazione.

Conta, come sempre, come la si racconta.

Quello che si dice lo si deve sentire dentro.

Può essere utile all’inizio della induzione, per coinvolgere la persona, durante, per approfondirla e alla fine, per sdrammatizzarla.

A volte i contenuti espressi dalla metafora possono diventare i contenuti dell’induzione stessa.

Una metafora …

come stimolo per superare i limiti abituali.

E’ la storia di Piccolo- Piccolo e Shwarzenegger.

La metafora di Piccolo-Piccolo e Schwarzenegger

Nella contea di Buda erano nati nello stesso giorno due bambini:

uno era piccolo piccolo, per cui lo chiamarono così, l’altro era grande e forte perciò lo chiamarono Schwarzenegger.

Piccolo-Piccolo voleva diventare grande e forte come Schwarzenegger, allora andò a cercare un maestro taoista affinché lo aiutasse.

Il maestro gli disse di allenarsi 10 ore al giorno.

Piccolo-Piccolo lo fece, ma non successe nulla.

Tornò dal maestro che gli disse di allenarsi ancora di più, per 15 ore al giorno.

Piccolo-Piccolo seguì il consiglio ma non bastò ancora perché, non appena affrontò Schwarzenegger, fu sconfitto.

Piccolo-Piccolo tornò avvilito dal maestro che serenamente gli disse di allenarsi ancora di più, per 20 ore al giorno.

Piccolo-Piccolo eseguì ma, quando incontrò in campo aperto Schwarzenegger, andò a finire come la volta precedente.

Tornò dal maestro ancora più avvilito.

Il maestro lo guardò negli occhi e gli disse:

“ Devi allenarti ancora di più. Non diventerai mai forte come lui, perché ciò è nella natura delle cose e noi dobbiamo sempre seguire il ritmo naturale del mondo.

Ti sei mai chiesto che, se in questa assurda gara tu non ti ponessi come modello Schwarzenegger ma te stesso, in altri campi tu lo avresti, con facilità e senza allenarti già sconfitto più volte?

Ma io voglio aiutarti ancora.

Ti insegnerò le antiche arti marziali e tu lo sconfiggerai con un po’ di furbizia.

Ma devi allenarti 24 ore al giorno!”

Piccolo-Piccolo aveva finalmente capito, era però sconcertato dal fatto di doversi allenare 24 ore al giorno.

Allora chiese: < < Ma maestro e dormire?>>

Il maestro lo guardò sorridendo e gli disse: “Dopo!”

Tutto quello che potrebbe essere è possibile che sia, anche le cose più impensate.

Nessuna cosa è un problema se io non l’affronto come un problema.

Copyright © 2004-2008 [Gilberto Gamberini]. Tutti i diritti riservati.

foto riprodotte a fini didattico esplicativi

Commenti dei lettori

(Inserisci un commento - Nascondi commenti anonimi)
  • bla aloig

    03 Apr 2009 - 15:21 - #1
    0 punti
    Up Down

    cosa diamine c’entra la cina?esigo una risp

Le categorie della guida