Questo sito contribuisce alla audience di

Genitori

Figli è quello che siamo genitori è quello che probabilmente diventeremo Proveniamo dalla stessa acqua dalla stessa sorgente e andiamo verso lo stesso mare in un ciclo di trasformazioni di una cosa nell’altra Forse sono le aspettative che ci deludono, perché ci aspettiamo sempre dei genitori migliori, dei genitori da cartolina o da manifesto holliwodiano....il figlio sarà la realizzazione delle frustrazioni dei genitori, delle loro aspirazioni mancate, saranno i figli sempre una realizzazione postuma del passato mai accaduto dei loro genitori. ..E tutto questo avverrà senza chiedere ai figli, stavo per scrivere gigli ed in un certo senso è così i figli sono intoccabili come i gigli come dei fiori del proprio prato ma devono sempre restare in quella terra e non possono vivere altrove...Milton H. Erickson, su questo argomento? Direbbe quello che ha sempre affermato “ ogni genitore manipola il proprio figlio, perché desidera che il proprio figlio viva”..A scuola, se un padre cercava solo degli otto e dei nove, e il figlio dava solo dei 4 e dei 5, Erickson diceva “quello che propone tuo padre è eccessivo…io credo che per te sarebbe bene procurarti dei buoni 6 e forse qualche sette…io credo che sia la soluzione migliore…tu cosa ne pensi?” Chi rifiuterebbe dei sei e qualche sette? In altre occasioni Erickson prescriveva il sintomo, il disturbo che il figlio aveva, il genitore lo bloccava ed il figlio faceva peggio, Erickson assecondava, ma rendeva insopportabile la realizzazione di quel disturbo, lo rendeva un lavoro con la scusa di assecondarlo....

Genitori

Figli è quello che siamo,

genitori è quello che probabilmente diventeremo

Proveniamo dalla stessa acqua,

dalla stessa sorgente e andiamo verso lo stesso mare

in un ciclo di trasformazioni di una cosa nell’altra.

Forse sono le aspettative che ci deludono,

perché ci aspettiamo sempre dei genitori migliori,

dei genitori da cartolina o da manifesto holliwodiano.

Nella concezione cinese della vita,

l’anima del nonno che moriva si incarnava nel nipote che nasceva.

Per tale ragione il talamo nuziale dei genitori

era posto sopra quella terra che raccoglieva le spoglie del nonno sepolto. Non per un macabro rito ma affinché in quella vita che ancora non solo non era nata ma addirittura neppure concepita si potesse incarnare l’anima e lo spirito dell’antenato.

Ogni anno nella commemorazione del culto dell’antenati quel figlio concepito e nato in tal guisa veniva riverito e onorato come se fosse il nonno reincarnato.

Se non altro al di là dei tempi diversi e della civiltà diversa veniva ascoltato quel figlio e per un giorno contava di più degli stessi genitori.

Quanti genitori onorano i figli e quanti figli onorano i genitori?

Quanti genitori rispettano i figli e quanti figli rispettano i genitori?

Forse il rispetto nasce dall’apprendere il rispetto da chi ce lo insegna o che dovrebbe insegnarcelo.

Come per la scuola si potrebbe usare l’assioma, che se una classe non è tra le migliori certamente quel determinato insegnante non è riuscito ad essere il migliore con quella classe in quella determinata situazione.

Per i genitori e i figli dovremmo ammettere un quid una variabile che dipende, per l’uno e per l’altro, da caratteristiche innate genetiche dell’individuo.

A discolpa dei genitori che non è altro che la nostra proiezione futura di quello che saremo, c’è da dire che sono persone normali spesso limitate che per errore o per loro amore o per puro caso diventano genitori, diventano un qualcosa che non erano e che non conoscevano.

Per i genitori e non solo per la mamma i figli

sono una proiezione esteriore di loro stessi,

un cordone ombelicale mai tagliato …..

A qualsiasi età un figlio sarà sempre una parte di loro,

nel bene e nel male,

nel bene(dal loro punto di vista) perché saranno sempre iperprotettivi ed assolutori nei confronti dei figli,

nel male perché il figlio sarà la realizzazione delle frustrazioni dei genitori, delle loro aspirazioni mancate, saranno i figli sempre una realizzazione postuma del passato, mai accaduto, dei loro genitori.

E tutto questo avverrà

senza chiedere ai figli,

stavo per scrivere …gigli

ed in un certo senso è così i figli sono intoccabili come i gigli,

come dei fiori del proprio prato ma devono sempre restare in quella terra e non possono vivere altrove.

Cosa direbbe Milton H. Erickson, su questo argomento?

Direbbe che

“ogni genitore manipola il proprio figlio,

perché desidera che il proprio figlio viva”

Erickson oltre a questo si poneva sempre in un ruolo equidistante

tra i genitori e i figli,

tra quello che pretendevano i genitori

e quello che si rifiutavano di fare i figli.

Erickson proponeva una soluzione intermedia, partendo dal presupposto che se quel genitore non aveva ottenuto proponendo delle cose in una certa direzione, perché forzare?

D’altra parte se vuoi che una persona accetti il tuo mondo,

devi prima tu andare nel suo.

A scuola, se un padre cercava solo degli otto e dei nove, e il figlio dava solo dei 4 e dei 5,

Erickson diceva “quello che propone tuo padre è eccessivo…io credo che per te sarebbe bene procurarti dei buoni 6 e forse qualche sette…io credo che sia la soluzione migliore…tu cosa ne pensi?”

Chi rifiuterebbe dei sei e qualche sette?

In altre occasioni Erickson prescriveva il sintomo, il disturbo che il figlio aveva, il genitore lo bloccava ed il figlio faceva peggio, Erickson assecondava, ma rendeva insopportabile la realizzazione di quel disturbo, lo rendeva un lavoro con la scusa di assecondarlo.

Avete mai provato a fare diventare un lavoro estenuante quello che prima era un piacere, qualsiasi piacere diventa intollerabile dopo un po’.

Adler sosteneva che prescrivere il sintomo era come sputare in un piatto di minestra, quel piatto diviene immangiabile.

Con un pizzico di furbizia e di fantasia,

Erickson metteva un po’ di sale in un piatto insipido, e condiva la vita.

La terapia e la vita, è cosa molto semplice se non è lo stesso terapeuta a renderla ancora più complicata.

Si tratta di affrontare le cose da un punto di vista diverso dall’usuale, perché quello che conta non è la strada che si percorre

ma arrivare alla meta.

Riproduzione Riservata Gilberto Gamberini

foto riprodotte a fini didattico educativi

Le categorie della guida