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Una Donna e l’alcool “Chiamatemi Baby”

"Chiamatemi baby" Cambiatemi nome...perchè non sono più quella che ero....

Premetto che preferisco affidarmi a centri specializzati come i Centri Alcoologici Territoriali e i Club, che hanno fatto ridurre notevolmente la piaga dell’alcoolismo, togliendolo dal ghetto del ” in fondo c’è di peggio” e “meglio non parlarne” e ” chi beve è più simpatico” che è vero per i conoscenti occasionali al bar, ma non vero per i familiari.

Bene i Centri Alcoologici Territoriali e i Club perchè hanno coinvolto le intere famiglie, perchè qualsiasi problema di uno diventa il problema di tutti.

Al di là di questo, che comunque esprime la mia stima e la mia fiducia nei Club, devo dire che mi sono occupato più volte del problema in pazienti che non volevano per alcuna ragione rivolgersi al Club.

Necessità aguzza l’ingegno.

Mi sono occupato prevalentemente di donne:

la donna beve da sola, raramente lo fa in pubblico, si nasconde, lo maschera con profumi e vari odori, a volte beve anche profumo per far si che gli altri non se ne accorgano, ma è una pia ed inutile illusione…

perchè lei comunque lo sa….

Spesso è una donna trascurata, trascurata dagli altri, nel corpo e nei sentimenti, e diventa trascurata lei stessa nel vestire quando è preda dell’alcool, è una donna non amata o che si sente tale, è una donna che si sente inutile e finita

e che si lascia progressivamente andare, disinteressandosi a tutto e perdendo la fiducia in se stessa, nelle sue possibilità e nel suo futuro. Spesso è maltrattato dai famigliari chi beve e questo accentua ancora di più la sua solitudine e lo stimolo a bere.

La prima cosa da fare è evitare questo atteggiamento, e costruire una alleanza con lei, ma non un’alleanza stupida e formale, ma sincera,

come diceva M.H.Erickson devi essere te stesso quando parli, se no è meglio che cambi mestiere, perché nella comunicazione inconscia, le mille sfumature e contraddizioni del tuo essere come sei dentro appaiono e vengono recepite dall’altro come lo stridore del gesso sulla lavagna.

Non devi condannarla, ma comprenderla, non devi giudicarla ma ascoltarla.

Chi giudica gli altri è un cretino pericoloso, molto pericoloso perché fa del male, e, in queste situazioni, molto male senza neppure rendersene conto.

Devi frammentare quello che dice, devi frammentare il racconto della sua esperienza, per poter cogliere l’attimo in cui Intervenire per spiazzare il circolo vizioso dei suoi ragionamenti

che la porta alle solite conclusioni devastanti per la sua vita e per il rispetto di se stessa.

E’ un processo mentale che devi bloccare sul nascere prima che divenga una valanga inarrestabile.

Lei ti dice “ ero depressa, ero giù, mi sentivo una cacca ed allora ho bevuto”

Tu rispondi “ va bene farei anche io come te se fossi solo e se non avessi nessuno in quel momento vicino, anche solo per sfogarmi. Ma io voglio sapere il dopo…dopo cosa è successo?”

Il ricordare……

Lei ti dice “ho bevuto tutto in un sorso, mi sono sentita subito meglio, stavo Bene..”

Ma allo stesso tempo è stupita, piacevolmente stupita che tu non l’abbia condannata, come lei si è condannata o come teme o ha la certezza che lo abbiano fatto gli altri.

Tu rispondi “ dopo cosa hai fatto?”

Lei dice “Dopo… ho bevuto ancora…e poi ancora…finchè ho finito la bottiglia…

anzi no…non l’ho finita tutta…ho riempito con l’acqua quello che mancava , in modo che gli altri non se ne accorgessero….altre volte quando la finisco ne metto una bottiglia uguale, al posto di quella..”

Tu rispondi “ io voglio sapere il dopo….dopo alla fine come ti sei sentita? Alla fine di tutto come ti sei sentita?”

Lei dice “Posso dirlo…dopo mi sentivo una cacca…una m……”

Tu rispondi “ era questo che intendevo…baby…

mi viene in mente Hunphrey Bogart…ma comunque questa affermazione apparentemente stupida fa bene perché fa ridere la paziente che non se l’aspetta e può anche spiazzarla, inoltre aumenta la sua attenzione su di te e diminuisce quella su se stessa come afferma M.H.Erickson…

è un paradosso, che si svolge ad un livello comunicativo diverso….

era questo dopo che intendevo…ti sentivi alla fine peggio …molto peggio ….ed allora perché non ci fermiamo prima?

Vedi tu sei caduta…capita di cadere a noi umani…ma invece di rialzarti e dire a te stessa…sia pure a fatica mi rialzo…sei rimasta a terra…Ti sei sbucciata il ginocchio…ed invece di medicarlo…ti sei data una martellata su quel ginocchio che ti faceva male…Vedi..ascolta….è come una valanga…una valanga inizia come un piccolo sasso che cade dalla montagna e poi scivolando sul crinale si alimenta con quello che trova..

sempre di più finchè diventa una cosa diversa da quella iniziale… un mostro largo 1 chilometro….non puoi fermare un mostro di 1 chilometro ma 1 sasso si…un sasso lo puoi fermare…..Fermiamo insieme quel sasso…è facile…Una altra cosa volevo dirti…quando cadi…impara a sorridere del tuo cadere…e sorridendo devi dire a te stessa…se non fossi caduta…non mi sarei resa conto di tante cose…

non mi sarei resa conto di come si sta bene in piedi….

M.H.Erickson iniziò ad amare la vita quando si rese conto di essere vicino alla morte….tirati su baby…Quando berrai il prossimo bicchiere…ti fermerai…ti fermerai a quel bicchiere e dirai a te stessa….guarda come sono stata brava a fermarmi… sono veramente eccezionale…

sono caduta ma mi sono rialzata….

non permettere alla valanga di prenderti…Io sono qui accanto a te per aiutarti…e tu sei una donna meravigliosa….che gliela può fare….e gliela farà…sei bravissima….E vedi che ora già sorridi…perché cominci a comprendere che…la forza sta in te….dentro di te…e non altrove…. In quello che fai c’è la tua forza…cercavi lontano….ed invece era in te… era nella tua testa…nella tua anima…. Era a pochi centimetri dal tuo cuore…

sei stata bravissima a fermarti…brava veramente brava…E se cadrai ancora non importa…fermarti un attimo a pensare a quello che ti ho detto…sarai bravissima a mettere via quella bottiglia…a chiudere quel tappo …e ti compiacerai di te stessa…di quello che stai facendo….e ti sentirai bene perché avrai finito di fare del male a te stessa….e quando arriveranno a casa i tuo famigliari…

potrai dire…sapete oggi ho bevuto ma mi sono fermata…non mi sono martellata il ginocchio…non sono stata presa dalla valanga….sono stata brava….e…da ora….da adesso in poi… chiamatemi baby…

Ti guarderanno tutti come una deficiente…ma tu sai che non lo sei…avrai dopo il tempo di spiegare…ma intanto…un sorriso che ti partirà da dentro…ti illuminerà gli occhi e con quegli occhi

potrai guardare in faccia ….tutti coloro che ti amano e che tu ami.”

Il nuovo nome “baby” può essere come sosteneva ….M.H.Erickson… può essere parte anche essenziale dell’inizio di un cambiamento comunque già in atto.

Non illudiamoci che tutto questo basti…ci vorrà molto di più…

Diamo tempo alle cose di nascere e diamo tempo affinché crescano.

Se un problema è cronico ci vorrà del tempo per risolverlo.

Ma quello che successe per giorno fu l’inizio del cambiamento….

Le cose accadono perchè vogliamo intensamente farle accadere….

“Chiamatemi baby”

Cambiatemi nome…perchè non sono più quella che ero….

Riproduzione riservata Gilberto Gamberini

foto riprodotte a fini didattico esplicativo

Commenti dei lettori

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  • eva

    08 Oct 2008 - 17:04 - #1
    0 punti
    Up Down

    bellissimo! sono un’alcolista di 60 anni, lasciata dal marito dopo 33 anni di matrimonio disperato per mancanza d’amore e di rispetto, da poco in psicoterapia. Dopo numerosi tentativi di uscire dal mio problema da sola e con l’aiuto dei gruppi di AA, e tanti riusciti periodi di sobrietà, a volte durati parecchi anni, solo dopo la separazione, ho maturato la convinzione che se avessi voluto bere, avrei potuto farlo senza più nascondermi e anzi mi avrebbe dato aiuto e consolazione e da allora non ho più avuto voglia di bere e se è capitato che bevessi qualcosa, non ho più avvertito la necessità, prima impellente, di andare avanti fino al….coma.
    questi articoli sono meravigliosi , anche se molto articolati. GRAZIE

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