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Mobbing: una Vita Violentata

l’attacco collettivo vessatorio di una persona più forte o di un gruppo di persone coalizzate verso una vittima designata..E’ una strategia subdola,non dichiarata, ma attuata in modo sistematico e costante nel tempo, che si può svolgere con iniziali quasi impercettibili insulti..Un vago senso di fastidio, scherzi inopportuni, saluti negati, maggiore distanza fisica e psicologica, sguardi e atteggiamenti di sufficienza e di scherno, intolleranza alle sue idee, fino all’isolamento, l’ignorarlo fino quasi a farlo diventare invisibile (mi viene per analogia a pensare alla infanzia di Marilyn Monroe che si sentiva in egual modo ignorata ed invisibile) in altre parole una violenza psicologica protratta, che per divenire mobbing deve avere la caratteristica di non essere un fatto isolato e temporaneo ma deve prolungarsi nel tempo...Successivamente all’isolamento dapprima solo emozionale (cioè di raccolta di dati a livello emotivo individuale soggettivo) subentrano delle azioni concrete: la sua attuazione, la violenza maggiore. E quando la vittima cerca di capire e domanda spiegazioni le viene detto che sono tutte sue fissazioni oppure le viene impedito di esprimersi o le viene ribadito che il problema sta in una sua malattia....Mantenere l’autostima in tali condizioni di “terreno” non è facile, ed è già tanto se riusciamo a contenere l’autodistruzione, perché l’animo umano è fragile e ha sempre bisogno di qualche conferma attorno a se e non di un tribunale speciale...In una situazione di mobbing mancano delle prospettive future e se a tale mancanza di prospettive sociali e lavorative, si associa una vita privata altrettanto “violentata” allora è molto difficile intervenire....ricostruendo la vita di quella persona dalle macerie di una guerra che ha temporaneamente risparmiato solo una unica cosa “la sua vita”...

Konrad Lorenz definiva come mobbing il comportamento di “attacco collettivo di una multidudine di animali contro uno solo”.

Nel mondo dell’uomo tale significato iniziale è stato modificato nella sua concettualità intendendosi l’attacco collettivo vessatorio di una persona più forte o di un gruppo di persone coalizzate verso una vittima designata.

E’ una aggressione, una emarginazione che lo isola e lo uccide dentro a poco a poco

Cos’è il mobbing?

Un maltrattamento, una violenza psicologica, nell’ambiente di lavoro, deliberata e ripetuta nel tempo da parte di un superiore (di ruolo) o di uno o più colleghi che vogliono esercitare un controllo su quella persona o addirittura che vogliono la sua distruzione.

E’ una strategia subdola, non dichiarata, ma attuata in modo sistematico

e costante nel tempo, che si può svolgere

con iniziali quasi impercettibili insulti.

Quali sono questi insulti?

Una sensazione di essere poco più che tollerati, scherzi inopportuni,

saluti negati, isolamento progressivo, sguardi e atteggiamenti

di sufficienza e di scherno, intolleranza alle proprie idee,

fino all’isolamento totale: ignorati fino a diventare quasi invisibili

(Marilyn Monroe, nella sua infanzia, si sentiva in egual modo ignorata ed invisibile)

in altre parole una violenza psicologica protratta, che per divenire mobbing deve avere la caratteristica di non essere un fatto isolato e temporaneo, ma deve prolungarsi nel tempo.

E’ una Sindrome da Stress Post Traumatico progressivo PTSD.

Cosa avviene nella vittima?

Un cambiamento del suo stato emozionale, uno spazio vitale psichico che a poco a poco gli viene tolto.

La persona si sente vittma in rapporto ai stimoli percettivi, auditivi e visivi che coglie all’esterno di lui.

Il cambiamento a livello emozionale è il primo passo del mobbing.

E quando la vittima cerca di capire e domanda spiegazioni le viene detto che sono tutte sue fissazioni oppure le viene impedito di esprimersi o le viene ribadito che il problema sta in lui….

La vessazione non solo non viene ammessa ma viene ribaltata sulla vittima….

Le attuazioni concrete del mobbing sono delle trame subdole e poi dichiarate, come lo spostamento di luogo di lavoro, il trasferimento.

Per ultimo avviene lo screditamento del suo lavoro e delle sue capacità, sbaglia perché fa e sbaglia perché non fa, in una specie di doppio legame patologico per cui qualsiasi cosa faccia e comunque la faccia non va bene perché non deve andare bene.

E’ una metacomunicazione incongruente.

E’ è una violenza a livello psicologico perché distrugge la persona nelle sue convinzioni, nella sua dignità, nel suo essere in grado di fare.

Per ultimo alla vittima designata già sottoposta a stress psico fisico viene chiesto sempre di più, sapendo che non potrà psicologicamente sopportarlo.

Ovviamente qualsiasi cosa la vittima faccia

non andrà mai comunque bene.

E’ un’opera progressiva di demolizione psicologica.

Mantenere la fiducia in se stessi in tali condizioni è impossibile, perché l’animo umano ha sempre bisogno di una qualche conferma.

In una situazione di mobbing mancano delle prospettive future e se si associa una vita privata altrettanto “violentata” …

Un tempo venne un uomo:

voleva smettere di fumare,

fumava moltissimo con un accanimento tale,

che doveva dipendere da qualcosa che gravava su di lui,

gli dissi

“parliamo prima e poi affronteremo la sua richiesta”

Mi raccontò:

il suo lavoro andava male, non riusciva a mantenere lo standard degli altri,

si sentiva vecchio, stanco, non più all’altezza, inadeguato,

guadagnava troppo poco rispetto a quello che gli serviva,

doveva pagare anche gli alimenti alla sua ex moglie,

e il mantenimento delle due figlie, che non avevano mai tempo per lui, venivano solo per i soldi, e le loro visite erano frettolose e di circostanza, dopo la separazione era andato a vivere con un collega di lavoro,

una sera avevano bevuto molto,

ed aveva avuto un rapporto omosessuale con lui,

si sentiva schifato di se stesso, in colpa, un fallito,

un uomo finito senza prospettive.

dovevamo partire da li….

e non dalle conseguenze….

Il fumo, l’alcool, la sua trascuratezza nel vestire e nel valutarsi,

erano una conseguenza del suo modo di sentirsi interiore.

Allo stesso modo avrebbe fatto Milton H. Erickson,

rivoltando il suo cappotto,

nel senso che gli avrebbe fatto capire che anche lui,

si sentiva, in altrettanto modo, in quel momento,

ma superato quel momento,

avrebbero potuto percorrere una strada insieme,

che non fosse quella già percorsa dalla sua vita.

Quante persone in Italia sono interessate al mobbing?

Circa il 5 %

Chi sono gli attori e le comparse attive nel mobbing?

L’aggressore o gli aggressori (mobber) , la vittima (mobbizzato) gli spettatori (colleghi)che invece di solidarizzare, si chiamano fuori per evitare di andarci in mezzo.

In molte imprese diventa una scorciatoia affinché si dimissionino spontaneamente, dipendenti o collaboratori divenuti “scomodi” ..

La vittima del mobbing deve combattere contro un mostro troppo grande per lui, aggravato dal fatto che non ne comprende i motivi, in un universo quasi kafkiano.

Cosa provoca il mobbing nella vittima?

Disturbi ossessivi Fobie fino a veri e propri Disturbi Dissocia

Disturbi da Stress Ansia Psicosomatizzazioni

PTSD Post Traumatic Stress Desorder

Depressione inizialmente mascherata e Depressione maggiore.

In Italia, il Mobbing è causa del 15 % dei suicidi

Chi sono i tuoi amici in caso di Mobbing?

Lo psicoterapeuta ti aiuterà a parlarne e a non chiuderti in te stesso, e a convincerti che non sei tu, vittima, in difetto ma il tuo carnefice, che devi combatterlo, ed isolarlo come un virus pericoloso per la tua salute, per migliorare la tua vita e quella di altri che verranno vessati da lui, dopo che tu avrai mollato, per i suoi psicopatogici motivi che insieme cercheremo di comprendere per contrastarlo, per combatterlo insieme.

Riproduzione riservata Gilberto Gamberini

foto riprodotta a fini didattico educativi

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