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OSSERVARE: i Mutamenti del "Se" che trasfigurano in un quadro

I suoi quadri erano puliti, le strade erano linee rette, tracciate in modo deciso, ma sfumato, come se non ci fosse nulla su cui soffermarsi, e così i palazzi e le case delineate e precise ed allo stesso tempo sorvolate, come se nulla di importante fosse accaduto nel loro interno, gli alberi possedevano una chioma ben delineata, un limite, che li isolava dal cielo ed il cielo sfumava verso la sommità della cornice che racchiudeva il tutto con eccessiva importanza....Dopo i 18 anni....I suoi quadri mutarono... Le linee diventarono curve e disordinate I colori diventarono vivi accesi, dei falò che bruciavano, in un infernale miscuglio di colori che si mischiava a tratti discontinui....Gli alberi saettavano verso il cielo e lo invadevano...E quei colori non si fermavano al cielo ma traboccavano verso la cornice senza fermarsi ....Dopo una lunga terapia ...Un ritorno alle linee rette, sulle quali però si soffermava, aprendo dei varchi e delle parentesi interiori, i colori si erano attenuati senza per questo tornare alla monotonia iniziale..i confini delle cose emergevano nella loro chiarezza, gli alberi sia pur con i forti colori da cui erano espressi erano sormontati da confini chiari senza soffocarne però l’anima, che riusciva ad esprimersi....La cornice del quadro riassumeva il suo ruolo di cornice non occorreva molte volte chiedergli come stava, bastava chiederlo ai suoi quadri, bastava osservare i suoi quadri.

I cambiamenti del “Se”che si trasfigurano nelle opere che quel “Se” compone….

La sua infanzia era trascorsa monotona ed uguale,

senza scosse e senza eventi particolari.

Lui amava dipingere.

I suoi quadri erano lindi, regolari, le strade erano linee rette, tracciate in modo deciso, ma come se non ci fosse nulla su cui soffermarsi, e così i palazzi e le case delineate e precise ed allo stesso tempo sorvolate, come se nulla di importante fosse accaduto nel loro interno, gli alberi possedevano una chioma ben delineata, un limite, che li isolava dal cielo ed il cielo sfumava verso la sommità della cornice che racchiudeva il tutto con straordinaria ed eccessiva importanza.

Dopo i diciotto anni tutto cambiò,

gli eventi, le storie della vita si trasferirono sui suoi quadri trasfigurandoli.

La morte dei genitori, la loro mancanza, la solitudine, un amore fallito, un nuovo abbandono, il giocarsi tutta la sua vita ad un tavolo verde, le droghe, l’alcool, e forse una malattia mentale latente che aspettava ad esprimersi e che attendeva l’occasione per farlo.

I suoi quadri mutarono, nelle tonalità tenui usate nei colori, nella linearità dei tratti e nella monotonia dei luoghi, usate in precedenza.

Le linee diventarono curve e disordinate

I colori diventarono vivi accesi, dei falò che bruciavano, in un infernale miscuglio di colori che si mischiava a tratti discontinui, ma in cui si soffermava per approfondirsi dentro in una non consapevolezza e in una confusione di se.

Gli alberi saettavano verso il cielo e lo invadevano, come tramonti accesi che invadevano un giorno fatto di nubi cupe e sovrapposte che rompevano la luce, che dall’alto proveniva.

E quei colori forti non si fermavano al cielo, ma traboccavano verso la cornice senza fermarsi e la cornice diventava quasi parte del quadro, in un sommesso tentativo di contenerne l’invasione.

Vi è da dire che i suoi quadri erano bellissimi, ricordavano Van Gogh.

I suoi autoritratti erano una composizione di piccoli elementi minuscoli, i tratti di quei visi erano dati da millimetrici segni ondulanti animati, tracciati con una ossessiva intersecazione, vermi, che si animavano come se fossero in movimento.

Così apparibvano e stupivano quando venivano proiettati su uno schermo a forte ingrandimento.

In tale periodo lui aveva completamente interrotto i rapporto con la realtà , segregato in una mente colma dei suoi colori.

Vi furono diversi tentativi di suicidio…..

Gli fu impedito di portarli a termine…

Dopo una lunga terapia

che comprese l’uso di farmaci antipsicotici, psicoterapia, e supporti vari compreso il coinvolgimento in una comunità terapeutica, mutò il suo modo dipingere.

Il suo nuovo equilibrio si espresse in una serie di dipinti che potremmo definire intermedi fra i primi due considerati.

Un ritorno alle linee rette, sulle quali però si soffermava, aprendo dei varchi e delle parentesi interiori, i colori si erano attenuati senza per questo tornare alla monotonia iniziale,

i confini delle cose emergevano nella loro chiarezza, gli alberi sia pur con i forti colori da cui erano espressi erano sormontati da confini senza soffocarne però l’anima, che riusciva ad esprimersi,il cielo era limpido percorso da vaghe nuvole e il sole splendeva.

La cornice del quadro era ben delineata e riassumeva il suo ruolo di cornice senza diventare parte di quel quadro.

Lui non parlava molto, anche se aveva ripreso a comunicare in maniera discreta, ma normale.

Ma non occorreva chiedergli come stava,

bastava chiederlo ai suoi quadri,

bastava osservare i suoi quadri.

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