
Cesare Battisti
ex leader dei proletari armati per il comunismo,
su decisione della corte d’appello di Parigi,
sarà estradato in Italia,
dove lo attendono da scontare due ergastoli
per terrorismo e l’omicidio di quattro persone.
Cesare Battisti
sembra avere rimosso il ricordo di quel passato
Dice Cesare Battisti
>
>
Non lo so,
non sta a me giudicare,
solo Dio conosce la verità su quanto è effettivamente avvenuto.
Forse anche i magistrati sono fallibili,
come tutti gli esseri umani,
ma sta di fatto che è stato ritenuto colpevole
con una sentenza che è passata in giudicato
della morte di quattro persone
e condannato a due ergastoli.
Io ho conosciuto una delle sue vittime.
Conoscevo il maresciallo Santoro,
capo delle guardie carcerarie,
ucciso il 6 giugno 1978 a Udine.
Conoscevo il maresciallo Santoro,
non lo conoscevo così bene da potermi considerare un vero amico,
perché era notevole la differenza di età tra di noi,
e non c’è stato il tempo materiale di conoscerci
e di frequentarci a lungo.
Io consideravo il maresciallo Santoro,
un persona degna,
una persona gentile
che aveva la disponibilità generosa
che hanno spesso le persone
che provengono dal Sud d’Italia,
che ti coinvolgono col loro affetto nelle cose che fanno
come se ti conoscessero da molto più tempo.
Ricordo le cene che spesso al sabato sera si organizzavano,
dove il maresciallo Santoro,
appassionato di cucina,
cucinava per tutti.
Sulla vicenda Cesare Battisti,
i giornali francesi della gauche Liberation e l’Humanitè
hanno scelto una posizione “bohemienne”
mettendo in risalto il presente di Cesare Battisti
e dimenticando il suo passato,
fanno risaltare le sue doti di scrittore affermato di libri gialli
ed il fatto che lui non è più lo stesso uomo di un tempo,
anzi che forse quell’uomo neppure lo è stato.
Le Figaro più conservatore,
analizza in modo storico e contestuale agli eventi,
il percorso degli anni di piombo in Italia,
dall’omicidio di Aldo Moro in poi.
Lo stesso fa Le Monde
e il giornale cattolico La croix.
Luciano Violante capogruppo DS alla camera
nell’intervista al Corriere della Sera
parlando di Cesare Battisti dice
“non mi entusiasmo per un uomo che sta per entrare in carcere per restarvi a lungo Credo che sia stata rispettata la legge Punto e basta. Esaltarsi per un ergastolo è esaltarsi per uno spirito di vendetta che non condivido”
Ma se esistono giustamente il rispetto e le ragioni di Battisti
quindi dei vivi ,
esistono certamente anche le ragioni dei morti,
degli ultimi e dei dimenticati,
di coloro che non possono più parlare.
Non credo che scrivere un libro
dia ad un uomo più diritti
rispetto ad un altro uomo.
Se Battisti
ha avuto la possibilità di godersi la prigione dorata di Parigi,
col solo imbarazzo di scegliersi questo o quell’altro itinerario,
altri non hanno avuto questa opportunità.
Se Battisti
ha potuto scrivere i suoi libri,
altri non hanno avuto la possibilità
di scriversi il loro.
Se Battisti
ha potuto scegliere di fare cose degne e che lo hanno reso famoso,
anche gli altri,
le vittime avevano lo stesso diritto.
E anche se
quegli ultimi
avessero fatto delle cose banalissime e senza importanza
e anche se la loro vita fosse corsa
senza neppure il trillo di un campanello,
loro avevano il diritto di vivere la loro vita.
Bene ha fatto il sindaco di Parigi ad adottare Cesare Battisti
e a proteggerlo ispirandosi alla dottrina Mitterand
e ai radicati principi che ispirarono la rivoluzione francese
“libertè egalitè fraternità”
“i diritti dell’uomo”
ma altrettanto bene avrebbe fatto
ad adottare e a proteggere i diritti dei morti,
di coloro che vengono solo ricordati e rimpianti
ma mai rispettati.

Ricordiamo tutti un altro
Cesare Battisti,
tutti più o meno lo abbiamo studiato a scuola.
Parlo di quel
Cesare Battisti,
di nome e di fatto,
(1875-1916) che,
trentino irredentista, ma cittadino austriaco, fu deputato al parlamento d’Austria e nella prima guerra mondiale, nel 1915 si arruolò nell’esercito italiano dove negli alpini raggiunse il grado di capitano.
Fu fatto prigioniero dagli austriaci,
fu riconosciuto,
ed insieme a Fabio Filzi,
condannato a morte per impiccagione, perché considerato traditore.
Altra tempra forse,
altra coerenza,
ma forse troppo antica per stimolare l’attenzione,
perché forse si sono persi i concetti di queste cose,
come se i tempi moderni
derivassero dal nulla
e non dalla storia,
dalle idee
e dal sacrificio personale di tanti.
Veniamo a tempi più recenti.
Il caso Enzo Tortora.
Enzo Tortora,
famoso giornalista e presentatore televisivo,
ai suoi tempi
era come dire una Lilli Gruber, un Bruno Vespa e un Michele Santoro messi insieme,
faceva 28 milioni di telespettatori.
Enzo Tortora nel 1983
fu accusato di associazione mafiosa e di traffico di droga
Fu arrestato per 7 mesi.
In quel periodo fu sottoposto alle peggiori ignominie,
condannato dagli stessi mass media in cui lui aveva vissuto
prima ancora di subire un processo.
Perché si sa
diffama diffama..
alla fine qualcosa
ne resterà dentro
e la gente ne sarà contagiata.
Nel 1984 fu eletto nelle liste del partito radicale,
che da sempre sosteneva le battaglie libertarie,
come deputato europeo.
Enzo Tortora fu votato da 300.000 uomini e donne
che da un giudice dell’epoca furono definiti mafiosi e camorristi.
Nel 1985 Enzo Tortora fu condannato a 10 anni di carcere.
I “mafiosi camorristi” che lo votarono furono ripagati del loro voto
perché Enzo Tortora
pur eletto e pur godendo della immunità che derivava dalla sua elezione,
rinunciò alla sua immunità di europarlamentare.
Fu trasferito per motivi di salute agli arresti domiciliari.
Nel 1986 fu assolto con formula piena dalla corte di assise.
Nel 1988 fu assolto definitivamente dalla corte di cassazione.
Ma da tale esperienza ne uscì distrutto,
fisicamente e psicologicamente.
In carcere contrasse il cancro
e forse la sua profonda depressione psicologica
riuscì a deprimere
anche la sua forza immunologia.
Tale tesi
mai è stata dimostrata
ma è suggestiva comunque
delle interrelazioni e correlazioni
che possono esistere
tra psiche e soma.

sta nelle azioni, anche le più comuni….
che una persona compie.
Se il Cesare Battisti moderno
si sente ed è innocente
avrebbe dovuto
e dovrebbe convincere i giudici di questo
e non convincere solo se stesso.
Riproduzione riservata Gilberto Gamberini

gilberto gamberini








