CESARE BATTISTI di Nome Ma Non di Fatto

Cesare Battisti ex leader dei proletari armati per il comunismo.. sarà estradato in Italia… sembra avere rimosso quel passato… Criminel, odieux, assassin, tuer, cet homme qui n’èst pas mois porte mon nom. Dans le journaux partout cet homme, ce meurtrier, je ne le connais pas… Io ho conosciuto una delle sue vittime. .. Se esistono le ragioni di Battisti, esistono certamente anche le ragioni dei morti, degli ultimi e dei dimenticati …Se Battisti ha avuto la possibilità di godersi la prigione dorata di Parigi, altri non hanno avuto questa opportunità..E anche se quegli ultimi avessero fatto delle cose banalissime e senza importanza e anche se la loro vita fosse corsa senza neppure il trillo di un campanello, loro avevano il diritto di vivere la loro vita...Bene ha fatto il sindaco di Parigi ad adottare Cesare Battisti …ma altrettanto bene avrebbe fatto ad adottare e a proteggere i diritti dei morti, di coloro che vengono solo ricordati e rimpianti, ma mai rispettati...Parlo ora di quel Cesare Battisti, di nome e di fatto, (1875-1916) che, trentino irredentista… dagli austriaci, fu condannato a morte per impiccagione....Altra tempra forse, altra coerenza, ma forse troppo antica per stimolare l’attenzione, perché forse si sono persi i concetti di queste cose, come se i tempi moderni derivassero dal nulla e non dalla storia, dalle idee e dal sacrificio personale di tanti… Veniamo a tempi più recenti.Il caso Enzo Tortora... La forza delle idee sta nelle azioni che una persona compie.Se il Cesare Battisti moderno si sente ed è innocente dovrebbe convincere i giudici di questo e non convincere solo se stesso.

 

Cesare Battisti

ex leader dei proletari armati per il comunismo,

su decisione della corte d’appello di Parigi,

sarà estradato in Italia,

dove lo attendono da scontare due ergastoli

per terrorismo e l’omicidio di quattro persone.

Cesare Battisti

sembra avere rimosso il ricordo di quel passato

Dice Cesare Battisti

>

>

Non lo so,

non sta a me giudicare,

solo Dio conosce la verità su quanto è effettivamente avvenuto.

Forse anche i magistrati sono fallibili,

come tutti gli esseri umani,

ma sta di fatto che è stato ritenuto colpevole

con una sentenza che è passata in giudicato

della morte di quattro persone

e condannato a due ergastoli.

Io ho conosciuto una delle sue vittime.

Conoscevo il maresciallo Santoro,

capo delle guardie carcerarie,

ucciso il 6 giugno 1978 a Udine.

Conoscevo il maresciallo Santoro,

non lo conoscevo così bene da potermi considerare un vero amico,

perché era notevole la differenza di età tra di noi,

e non c’è stato il tempo materiale di conoscerci

e di frequentarci a lungo.

Io consideravo il maresciallo Santoro,

un persona degna,

una persona gentile

che aveva la disponibilità generosa

che hanno spesso le persone

che provengono dal Sud d’Italia,

che ti coinvolgono col loro affetto nelle cose che fanno

come se ti conoscessero da molto più tempo.

Ricordo le cene che spesso al sabato sera si organizzavano,

dove il maresciallo Santoro,

appassionato di cucina,

cucinava per tutti.

Sulla vicenda Cesare Battisti,

i giornali francesi della gauche Liberation e l’Humanitè

hanno scelto una posizione “bohemienne”

mettendo in risalto il presente di Cesare Battisti

e dimenticando il suo passato,

fanno risaltare le sue doti di scrittore affermato di libri gialli

ed il fatto che lui non è più lo stesso uomo di un tempo,

anzi che forse quell’uomo neppure lo è stato.

Le Figaro più conservatore,

analizza in modo storico e contestuale agli eventi,

il percorso degli anni di piombo in Italia,

dall’omicidio di Aldo Moro in poi.

Lo stesso fa Le Monde

e il giornale cattolico La croix.

Luciano Violante capogruppo DS alla camera

nell’intervista al Corriere della Sera

parlando di Cesare Battisti dice

“non mi entusiasmo per un uomo che sta per entrare in carcere per restarvi a lungo Credo che sia stata rispettata la legge Punto e basta. Esaltarsi per un ergastolo è esaltarsi per uno spirito di vendetta che non condivido”

Ma se esistono giustamente il rispetto e le ragioni di Battisti

quindi dei vivi ,

esistono certamente anche le ragioni dei morti,

degli ultimi e dei dimenticati,

di coloro che non possono più parlare.

Non credo che scrivere un libro

dia ad un uomo più diritti

rispetto ad un altro uomo.

Se Battisti

ha avuto la possibilità di godersi la prigione dorata di Parigi,

col solo imbarazzo di scegliersi questo o quell’altro itinerario,

altri non hanno avuto questa opportunità.

Se Battisti

ha potuto scrivere i suoi libri,

altri non hanno avuto la possibilità

di scriversi il loro.

Se Battisti

ha potuto scegliere di fare cose degne e che lo hanno reso famoso,

anche gli altri,

le vittime avevano lo stesso diritto.

E anche se

quegli ultimi

avessero fatto delle cose banalissime e senza importanza

e anche se la loro vita fosse corsa

senza neppure il trillo di un campanello,

loro avevano il diritto di vivere la loro vita.

Bene ha fatto il sindaco di Parigi ad adottare Cesare Battisti

e a proteggerlo ispirandosi alla dottrina Mitterand

e ai radicati principi che ispirarono la rivoluzione francese

“libertè egalitè fraternità”

“i diritti dell’uomo”

ma altrettanto bene avrebbe fatto

ad adottare e a proteggere i diritti dei morti,

di coloro che vengono solo ricordati e rimpianti

ma mai rispettati.

Ricordiamo tutti un altro

Cesare Battisti,

tutti più o meno lo abbiamo studiato a scuola.

Parlo di quel

Cesare Battisti,

di nome e di fatto,

(1875-1916) che,

trentino irredentista, ma cittadino austriaco, fu deputato al parlamento d’Austria e nella prima guerra mondiale, nel 1915 si arruolò nell’esercito italiano dove negli alpini raggiunse il grado di capitano.

Fu fatto prigioniero dagli austriaci,

fu riconosciuto,

ed insieme a Fabio Filzi,

condannato a morte per impiccagione, perché considerato traditore.

Altra tempra forse,

altra coerenza,

ma forse troppo antica per stimolare l’attenzione,

perché forse si sono persi i concetti di queste cose,

come se i tempi moderni

derivassero dal nulla

e non dalla storia,

dalle idee

e dal sacrificio personale di tanti.

Veniamo a tempi più recenti.

Il caso Enzo Tortora.

Enzo Tortora,

famoso giornalista e presentatore televisivo,

ai suoi tempi

era come dire  una Lilli Gruber,  un Bruno Vespa e  un Michele Santoro messi insieme,

faceva 28 milioni di telespettatori.

Enzo Tortora nel 1983

fu accusato di associazione mafiosa e di traffico di droga

Fu arrestato per 7 mesi.

In quel periodo fu sottoposto alle peggiori ignominie,

condannato dagli stessi mass media in cui lui aveva vissuto

prima ancora di subire un processo.

Perché si sa…

diffama…diffama..

alla fine qualcosa

ne resterà dentro

e la gente ne sarà contagiata.

Nel 1984 fu eletto nelle liste del partito radicale,

che da sempre sosteneva le battaglie libertarie,

come deputato europeo.

Enzo Tortora fu votato da 300.000 uomini e donne

che da un giudice dell’epoca furono definiti mafiosi e camorristi.

Nel 1985 Enzo Tortora fu condannato a 10 anni di carcere.

I “mafiosi camorristi” che lo votarono furono ripagati del loro voto

perché Enzo Tortora

pur eletto e pur godendo della immunità che derivava dalla sua elezione,

rinunciò alla sua immunità di europarlamentare.

Fu trasferito per motivi di salute agli arresti domiciliari.

Nel 1986 fu assolto con formula piena dalla corte di assise.

Nel 1988 fu assolto definitivamente dalla corte di cassazione.

Ma da tale esperienza ne uscì distrutto,

fisicamente e psicologicamente.

In carcere contrasse il cancro

e forse la sua profonda depressione psicologica

riuscì a deprimere

anche la sua forza immunologia.

Tale tesi

mai è stata dimostrata

ma è suggestiva comunque

delle interrelazioni e correlazioni

che possono esistere

tra psiche e soma.

La forza delle idee

sta nelle azioni, anche le più comuni….

che una persona compie.

Se il Cesare Battisti moderno

si sente ed è innocente

avrebbe dovuto

e dovrebbe convincere i giudici di questo

e non convincere solo se stesso.

Riproduzione riservata Gilberto Gamberini 

 

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