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Rilassamento: Vorrei, che................

Vorrei, che, tu sciogliessi tutte le tensioni, vorrei, che, tu sciogliessi qualsiasi cosa, che, per te è stato o, che, può essere, ancora, un ostacolo sul tuo cammino....il primo giorno del mondo, in cui, tu devi ancora nascere, e nulla è mai accaduto e tutto deve ancora accadere...Vorrei, che, tu ti confonda e ti lasci confondere nei tramonti di fuoco e nelle albe accese. Vorrei, che, tu entrassi nel quadro della tua vita, della tua esistenza, che, è ancora una tela bianca, sulla quale puoi disegnare la tua esistenza e poi riempirla di colori...vorrei, che, tutto si avverasse nello spazio breve di un momento, al contempo, vorrei, che, tu rallentassi i tuoi movimenti, in modo da riempirti di quello, che, ti circonda....Vorrei, che, i tuoi momenti “NO” corressero veloci come gazzelle, su quella tela, e, che, tu li veda scomparire nella lontananza. Vorrei, che, i tuoi momenti “SI” dilatassero il tempo e lo spazio, fino ad occuparlo tutto....Vorrei, che, una carezza indugiasse su di te, come quella linea di infinito, che, stai disegnando e che tu possa reclinare il capo, come colomba, per averne ancora...Io vorrei, che, tu disegnassi quell’aquilone nel tuo cielo e vorrei, che, tu lo seguissi, cercando in alto, oltre le nuvole di questo tempo....Vorrei, che, sul quel quadro, gli spazi vuoti, gli spazi ancora bianchi, diventino aria e, che, quell’aria ti porti via i pensieri e li porti lontano....vorrei, che, i troppi silenzi si riempiano di parole, dolci come il miele, della valle della Bekaa, e di persone, disegnate su quella tela, vorrei, che, le troppe parole diventino solo uno sguardo, che, ti riempie gli occhi, e, che, scenda nel tuo cuore...Vorrei, che, tu allargassi le braccia a quel sole o a quella luna, disegnate nel quadro, e si riflettano e diventino realtà nelle tue giornate di sole e di luna....Ed in quel cielo dipinto, che, continua nel cielo reale, vorrei, che, tu seguissi, con lo sguardo, gli ultimi tuoi pensieri, che, se ne vanno lontano, seguendo uno stormo di anatre, migranti nel cielo....il primo alfabeto del mondo.

Vorrei, che,

tu sciogliessi tutte le tensioni,

vorrei, che,

tu sciogliessi qualsiasi cosa,

che, per te è stato

o, che, può essere, ancora,

un ostacolo sul tuo cammino,

sul tuo lasciarti andare.

Vorrei, che,

tu guardassi alle cose, intorno a te,

scoprendole, come se fosse il primo giorno,

il primo giorno del mondo,

in cui i giudizi non sono ancora nati,

o sono solo un brusio lontano,

il primo giorno del mondo,

in cui, tu devi ancora nascere,

e nulla è mai accaduto

e tutto deve ancora accadere.

Vorrei, che, tu ti confonda e ti lasci confondere

nei tramonti di fuoco e

nelle albe accese.

Vorrei, che,

tu entrassi nel quadro della tua vita,

della tua esistenza,

che, è ancora una tela bianca,

sulla quale puoi disegnare la tua esistenza

e poi riempirla di colori.

Vorrei, che,

tu confidassi nella forza delle tue mani,

che, possono dipingere quel quadro,

vorrei, che,

quel pennello, che, tieni in mano,

per dipingere la tua vita,

sia leggero come una piuma

e, che, scivoli nell’aria,

e, che, indugi là dove vuole indugiare.

Vorrei, che,

la tua testa, i tuoi pensieri, mentre fai tutto questo,

siano sereni, come i tuoi desideri,

vorrei, che,

tutto si avverasse nello spazio breve di un momento,

al contempo, vorrei, che,

tu rallentassi i tuoi movimenti,

in modo da riempirti di quello, che, ti circonda,

e di quello, che, stai creando,

vorrei, che,

amplificassi le armonie, che, ascolti e,

che, tu spenga i rumori,

che, tu spenga qualsiasi cosa ti possa disturbare.

Vorrei, che,

i tuoi momenti “NO

corressero veloci come gazzelle,

su quella tela,

e, che, tu li veda scomparire nella lontananza.

Vorrei, che,

i tuoi momenti “SI”

dilatassero il tempo e lo spazio,

fino ad occuparlo tutto.

Vorrei, che,

una carezza indugiasse su di te,

come quella linea di infinito, che, stai disegnando

e che tu possa reclinare il capo, come colomba,

per averne ancora.

Vorrei, che,

tu comprendessi,

che, le cose, non sono sempre

come appaiono,

ma, come tu le fai diventare.

Io vorrei, che,

tu non rincorressi più alcun miraggio,

ma solo quello che è.

Io vorrei, che,

tu disegnassi quell’aquilone nel tuo cielo

e vorrei, che,

tu lo seguissi,

cercando in alto,

oltre le nuvole di questo tempo.

Vorrei, che,

tu ti fermassi,

attimo per attimo,

per guardare,

per cogliere ed imprimerti nella memoria

quello, che, stai facendo.

Vorrei, che,

tu facessi le cose, come, realmente, senti di farle,

vorrei, che,

tutti i tuoi suoni diventassero armonia,

vorrei, che,

tu realizzassi tutti i tuoi sogni,

nella vita di un giorno,

come stai realizzando quel quadro,

vorrei, che,

tu si soffermassi sulla emozione,

di questo momento

e la facessi diventare eternità.

Vorrei, che,

sul quel quadro,

gli spazi vuoti,

gli spazi ancora bianchi,

diventino aria

e, che, quell’aria

ti porti via i pensieri

e li porti lontano,

dopo averli condensati in nubi,

lasciandola tua valle pulita e serena.

Vorrei, che,

tutto quello, che, ti disturba venga portato via,

vorrei, che,

i troppi silenzi si riempiano di parole,

dolci come il miele, della valle della Bekaa,

e di persone, disegnate su quella tela,

vorrei, che,

le troppe parole diventino solo uno sguardo,

che, ti riempie gli occhi,

e, che, scenda nel tuo cuore,

con l’impeto di un torrente a primavera,

e, che, quello sguardo dolce trascini via

tutto quello che ti disturba,

tutto quello, che, incontra strada facendo,

e, che, sciolga tutto,

come neve al sole

e, che, sciolga la tua roccia più dura

e, che, liberi le gemme

incastonate nel tuo profondo

e, che, le faccia brillare,

come può brillare la tua vita,

secondo i tuoi particolari desideri.

Vorrei, che,

quelle gemme, di rosso, di verde e di blu,

alimentassero i tuoi colori.

Vorrei, che,

il tuo corpo si possa plasmare,

come terra creta,

come stai plasmando quel quadro,

e così la tua mente,

a quello, che, non è ancora accaduto,

ma, che, può ancora accadere.

Vorrei che tu allargassi le braccia

a quel sole e a quella luna,

disegnate nel quadro,

e si riflettano e divengano realtà

nelle tue giornate di sole e di luna.

Ed in quel cielo dipinto,

che, continua nel cielo reale,

vorrei, che,

tu seguissi,

con lo sguardo,

gli ultimi tuoi pensieri,

che, se ne vanno lontano,

seguendo uno stormo di anatre,

migranti nel cielo,

vorrei, che,

i tuoi pensieri

diventassero, per te,

tanti incomprensibili “quack quack”,

che, per te non significano più nulla

e, che, tu ascoltassi solo le nuove parole,

percepissi le nuove sensazioni,

guardassi le nuove cose,

che, appaiono nuove,

perché i tuoi occhi sono sereni,

le tue mani sono aperte e impiastricciate di colori

e la tua mente è libera

di ascoltare quelle prime parole,

che, ascolterai,

quando avrai deciso di farlo,

come se fossero

il primo alfabeto del mondo.

Riproduzione riservata Gilberto Gamberini

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