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A Sud....dentro il cerchio del sole e della luna

A Sud…dentro il cerchio del sole e della luna, tra le strisce, dalle diverse tonalità di verde e di azzurro e di blu del mare, mentre dal Valico di Chiunzi guardi il Vesuvio e la piana verso Pompei e verso Napoli, cercando un riferimento...in un punto sconosciuto tra le case e i riflessi del sole... E, al tramonto, mentre il cerchio del sole cala sul mare della baia di Napoli, che diventa d’argento, le pecore pascolano e si arrampicano sulla montagna....mentre il bastone del pastore percuoteva la terra, come 1000 anni fa, all’epoca delle civiltà pastorali, in cui il gregge rappresentava tutto, la ricchezza, il vestiario, il cibo e la compagnia nelle notti di solitudine….Ma qui il tempo è rimasto solo una idea dello scorrere, uno specchio che ti ritorna la tua immagine al di là del tempo...Con lo scooter giù verso Maiori, tra le curve sinuose come corpo di donna verso Minori, mentre lo scooter si piega nelle curve e ne segue i passaggi...E poi le strettoie obbligate si allargano nella direzione per Postano, il fiordo di Furore arrampicato sui monti Lattari, dove i marosi si infrangono senza tregua, il paese dipinto come ad olio, un quadro che vive oltre il tempo, e poi mentre la strada si allarga ancora come per farti assistere ad uno spettacolo di ineguagliabile bellezza, ti appare Praiano…. Praiano lontano dalla folla, discreto nella sua bellezza, come una pietra rara si incastona nell’azzurro del mare, e da lì appaiono nella lontananza i Faraglioni di Capri, ed il mare si apre come se la tua vista si perdesse nel lontano e nell’ignoto, e più vicino, se riesci a fermare lo sguardo che ti fugge via verso Capri, ti appaiono le isolette di li Galli e più a destra la conca che accoglie Postano, con le sue terrazze a mare di diverso colore e tono. L’acqua di cristallo dai colori e sfumature diverse, che schiuma verso le rocce su cui si infrange. E la torre che ti accoglie a picco sul mare. E poi Positano con le sue viuzze strette e vestite sull’alto da fiori e arbusti, mentre all’interno dei cortili intravedi piccoli vigneti e uliveti, sulla strada verso il mare...E poi il mare che alle 6 di pomeriggio è abbandonato dal sole, che si corica dietro la montagna, lasciandoti lì sospeso in attesa di un altro giorno e di un altro ancora, fino alla fine del mondo. E quando riparti da luoghi così, la tua anima resta là, cullata da quel mare e a riempirsi di tenerezza.

A Sud…dentro il cerchio del sole e della luna, tra le strisce, dalle diverse tonalità di verde e di azzurro e di blu del mare, mentre dal Valico di Chiunzi guardi il Vesuvio e la piana verso Pompei e verso Napoli, cercando un riferimento, una luce, una sensazione, che, tra quella immensità, ti faccia ritrovare quello che non avevi mai cercato e trovato.

Quell’incertezza del sapere e della conoscenza, in un punto sconosciuto tra le case e i riflessi del sole.

E, al tramonto, mentre il cerchio del sole cala sul mare della baia di Napoli, che diventa d’argento, le pecore pascolano e si arrampicano sulla montagna di fronte, ed i cani bianchi che le seguono si concedono un po’ di distrazione, e ritornano a fare i cuccioli di cane come un tempo, inseguendo una piccola preda, che sfugge negli anfratti del terreno, ed il pastore si siede sulla sommità e i suoi lineamenti si stagliano nella controluce del tramonto e diventa ombra che si proietta sull’azzurro rossastro del cielo.

Così ho visto e guardato verso Napoli dal Valico di Chiunzi nel comune di Tramonti, inter-montes, tra i monti, che ricordano per fisionomia, atmosfera e per l’aria fresca della sera le montagne del Nord.

La gentilezza del posteggiatore del ristorante pizzeria di sotto, dove alla sera mangiavi per pochi euro la verdura soleggiata e piena di sapori, la mozzarella, la bufala, il pesce, la pizza a metro…

ed era talmente buono l’agnello che assaggiavi che dimenticavi di averlo, magari, incrociato poco più in là sulla strada per Ravello, quando stancamente e in modo imprevedibile il gregge di pecore ti attraversava la strada, seguito da bianchi cani, simili ai maremmani, che, affiancandoli, li dirigevano in modo più composto, mentre il bastone del pastore percuoteva la terra, come 1000 anni fa, all’epoca delle civiltà pastorali, in cui il gregge rappresentava tutto, la ricchezza, il vestiario, il cibo e la compagnia nelle notti di solitudine….

Le famiglie, specie quelle napoletane, con quel strano unirsi e tenersi vicine per più generazioni, che insieme cenavano alla sera, nonni, genitori, figli, nipoti, come un ritratto di altri tempi.

Ritratto che al Nord non si ricompone, ma si frammenta nelle mille scuse e ragioni del tempo.

Ma qui il tempo è rimasto solo una idea dello scorrere, uno specchio che ti ritorna la tua immagine al di là del tempo.

Nell’albergo gli Ontani sul Valico di Chiunzi la famiglia di Castellamare che lo gestisce, un ritrovarsi con chi non conoscevi come se in una parentesi del tempo ci si fosse persi e poi all’improvviso ritrovati, sguardi che si cercavano, in un gesto di dolcezza come il pane quotidiano.

La sensazione del ritrovato, del sempre cercato, del sentimento dolce che assume caratteristiche a noi non più note, dimenticate negli anfratti del tempo.

Verso Ravello, con l’impareggiabile vista su Minori, sul suo mare sul suo campanile, e più in là Maiori, ed nelle notti del cerchio di luna che ti avvolge, mentre le stelle sembrano piovere dal cielo, le luci dei fuochi d’artificio sul mare, che lo accrescono di nuovi colori.

La piazzetta di pietre, il sangue di San Pantaleone che si scioglie nel Duomo, nuovi riflessi nei tuoi occhi già pieni di colore.

Con lo scooter gentilmente imprestato da Claudio dell’albergo agli Ontani, un gesto di dolcezza e di tenerezza che nasce dal cuore prima che dai gesti che si compiono lenti passando attraverso gli occhi.

Con lo scooter giù verso Maiori, tra le curve sinuose come corpo di donna verso Minori, mentre lo scooter si piega nelle curve e ne segue i passaggi, e poi Amalfi con le antiche glorie marinare e l’antica cattedrale in cima alla scalinata e le sue cupole che sorridono al sole.

 

E poi le strettoie obbligate si allargano nella direzione per Postano, il fiordo di Furore arrampicato sui monti Lattari, dove i marosi si infrangono senza tregua, il paese dipinto come ad olio, un quadro che vive oltre il tempo, e poi mentre la strada si allarga ancora come per farti assistere ad uno spettacolo di ineguagliabile bellezza, ti appare Praiano….

Praiano lontano dalla folla, discreto nella sua bellezza, come una pietra rara si incastona nell’azzurro del mare, e da lì appaiono nella lontananza i Faraglioni di Capri, ed il mare si apre come se la tua vista si perdesse nel lontano e nell’ignoto, e più vicino, se riesci a fermare lo sguardo che ti fugge via verso Capri, ti appaiono le isolette di li Galli e più a destra la conca che accoglie Postano, con le sue terrazze a mare di diverso colore e tono.

L’acqua di cristallo dai colori e sfumature diverse, che schiuma verso le rocce su cui si infrange. E la torre che ti accoglie a picco sul mare.

E poi Positano con le sue viuzze strette e vestite sull’alto da fiori e arbusti, mentre all’interno dei cortili intravedi piccoli vigneti e uliveti, sulla strada verso il mare. E la colleggiata di Santa Maria Assunta con le sue cupole di maiolica.

E poi il mare che alle 6 di pomeriggio è abbandonato dal sole, che si corica dietro la montagna, lasciandoti lì sospeso in attesa di un altro giorno e di un altro ancora, fino alla fine del mondo.

E quando riparti da luoghi così, la tua anima resta là, cullata da quel mare e a riempirsi di tenerezza.

E quando ridiscendi dal Valico di Chiunzi, e percorri la strada verso Napoli ricercando un altro vulcano, la Solfatara, al confine tra Napoli e Pozzuoli, nella zona dei Campi Flegrei, ti rendi conto che oltre quel valico hai lasciato la giovinezza dei primi gesti e delle prime timide carezze.

Riproduzione riservata Gilberto Gamberini

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