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Risorse: Handicap: la storia di Ivan

Forse, è nella difficoltà estrema, che, l’uomo riesce a tirare fuori le sue risorse migliori. Nello sport e nella vita...Ivan...passeggiava per strada con la fidanzata, quando… si portò le mani alla testa, per il dolore lancinante che sentiva, il mondo gli girò addosso e cadde su di lui....Uscì dall’ospedale, che, era un’altra persona, semiparalizzato, quasi incapace di proferire parola, e con un grave deficit intellettivo. La fidanzata, in punta di piedi, scomparve…Ivan, col tempo, riprese parzialmente a camminare, a scatti, in modo instabile, ma riprese, anche la parola ritornò, ma, era una parola strascicata, che, esprimeva spesso pensieri inconcludenti. Sua madre lo capiva benissimo, ugualmente, e lo anticipava nelle risposte, perché lei gli era sempre stata accanto, anche quando non parlava e intuiva le cose, come solo le madri sanno fare. Il padre di Ivan era un omone grande e grosso, nervoso fuori ma dal cuore grande e tenero dentro, che adattò la sua vita per quel figlio......Ivan volle imparare a pescare e la pesca si adattava a lui, perché era uno sport calmo e lento, con tempi lunghi di attesa, in cui, Ivan si perdeva....Ivan ebbe innumerevoli ricadute della sua malattia, nuove emorragie cerebrali, nuovi interventi chirurgici in quella sua testa martoriata. Ed ogni volta, il suo fisico e la sua mente ne risentiva e tornava indietro a ritroso nel tempo, sempre più bambino....la nonna paterna la sorella del padre, il marito di lei e il loro figlio, si unirono in una sola famiglia, e vissero nello stesso appartamento... Non si citava molto, il nome di Dio, in quella famiglia....ma, io credo che la presenza di Dio, fosse più presente lì, che, in molti altri luoghi....in quel paradiso, lui sia là, a pescare in riva a un fiume, pieno zeppo di trote, accanto a suo padre.

Forse,

è nella difficoltà estrema, che,

l’uomo riesce a tirare fuori le sue risorse migliori.

Nello sport e nella vita.

Ivan

era mio cugino,

era un ragazzo bello e simpatico, pieno di vita,

passeggiava per strada con la fidanzata,

quando…

si portò le mani alla testa,

per il dolore lancinante che sentiva,

il mondo gli girò addosso

e cadde su di lui.

Fu ricoverato, d’urgenza, in ospedale in stato di coma.

Gli fu diagnosticata una emorragia da angioma cerebrale.

Fu operato al cervello,

ma, fu impossibile l’asportazione completa del tumore,

che, era si benigno, costituito da vasi sanguigni,

ma comprimeva le strutture cerebrali sottostanti

Uscì dall’ospedale,

che, era un’altra persona,

semiparalizzato,

quasi incapace di proferire parola,

e con un grave deficit intellettivo.

La fidanzata,

in punta di piedi,

scomparve…

Ivan,

col tempo, riprese parzialmente a camminare,

a scatti, in modo instabile, ma riprese,

anche la parola ritornò, ma,

era una parola strascicata,

che, esprimeva spesso pensieri inconcludenti.

Sua madre lo capiva benissimo, ugualmente,

e lo anticipava nelle risposte,

perché lei gli era sempre stata accanto,

anche quando non parlava

e intuiva le cose,

come solo le madri sanno fare.

Il padre di Ivan

era un omone grande e grosso,

nervoso fuori ma dal cuore grande e tenero dentro,

che adattò la sua vita per quel figlio.

Lui, che, odiava le cose sedentarie,

imparò a costruire i suoi ritmi su quelli di Ivan.

Ivan

volle imparare a pescare

e la pesca si adattava a lui,

perché era uno sport calmo e lento,

con tempi lunghi di attesa, in cui,

Ivan si perdeva.

Suo padre si imponeva quei ritmi

e stava lì, per ore, anche lui,

con quella canna da pesca in mano,

attendendo i ritmi di quell’unico figlio.

Poi un giorno,

la morte portò via quel padre,

che, pareva forte e indistruttibile fuori, ma,

il cui cuore era fragile dentro….

Ivan

ebbe innumerevoli ricadute della sua malattia,

nuove emorragie cerebrali,

nuovi interventi chirurgici

in quella sua testa martoriata.

Ed ogni volta,

il suo fisico e la sua mente ne risentiva

e tornava indietro a ritroso nel tempo,

sempre più bambino.

A quel punto,

ma già dapprima la loro presenza c’era sempre stata,

in ogni momento,

la nonna paterna (moglie di un eroe della resistenza a Bologna),

la sorella del padre,

il marito di lei e il loro figlio,

si unirono in una sola famiglia,

e vissero nello stesso appartamento

per assistere Ivan, al meglio.

Ho citato la resistenza e l’eroico nonno,

perché, in quella particolare famiglia,

il ricordo di quel nonno fu un fatto sempre presente,

ispiratore di principi universali e familiari,

di dignità e di tolleranza

di libertà, di giustizia,

e di amore per gli altri,

che, poteva spingere anche a estremi sacrifici.

Non si citava molto,

il nome di Dio,

in quella famiglia “mangiapreti”

ma, io credo

che la presenza di Dio,

fosse più presente lì,

che, in molti altri luoghi,

perché lo era nei gesti quotidiani

e nei comportamenti,

nel loro spirito di sacrificio,

nella loro grande chiarezza e serenità interiore.

Ora, Ivan,

a seguito di una nuova emorragia e di un nuovo intervento

ha lasciato la sua vita terrena

e credo, che, se un paradiso esiste,

lui lo abbia raggiunto

e, che, in quel paradiso,

lui sia là,

a pescare in riva a un fiume,

pieno zeppo di trote,

accanto a suo padre.

Riproduzione riservata Gilberto Gamberini

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