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Son morto che ero bambino...ed ora sono nel vento

"Quest'oggi risuonano spesso nella mia mente, le frasi dell'antica canzone di Guccini. Oggi che celebriamo il sessantesimo anniversario della liberazione dei detenuti dal lager di Auschwitz. Mi vengono da immaginare i sentimenti e l'idea dei "Grandi" (oltre che dei "piccoli") di allora, il proponimento, palese o sottinteso, di fronte alla conclusione di tanto orrore; "Mai più guerre, mai più genocidi, mai più lo schiacciamento dei diritti degli umani, di ogni cittadino della Terra"Eppure, sappiamo quanto la Storia si ripete; sappiamo quanto sono ancora attuali le parole della canzone di Guccini, "No io non credo / che l'uomo potrà imparare / a vivere senza ammazzare / né il vento mai si poserà". E la riprova l'abbiamo davanti agli occhi, sempre."Son morto che ero bambino....o che ero gay...o che ero zingaro....o handicappato...o che ero marchiato per morire....Quando gli omosessuali arrivavano nei lager, le guardie naziste cucivano sulla casacca un triangolo rosa, il marchio della «perversione». Quel triangolo, a lungo rimosso dalla storiografia ufficiale - come altri che contrassegnavano zingari, prigionieri politici e Testimoni di Geova - campeggia ora su una pietra rosa in rilievo, incastonata sopra una targa di marmo nero: la lapide sarà esposta in occasione della «Giornata della memoria» alla Risiera di San Sabba di Trieste, l’unico campo di sterminio nazista italiano. Sotto il triangolo, comparirà una scritta: «Contro tutte le discriminazioni, il circolo Arcobaleno Arcigay di Trieste ricorda le vittime omosessuali del nazifascismo». Un evento unico, realizzato con il parere favorevole (all’unanimità) della commissione che gestisce il museo della Risiera, presieduta dal vicesindaco di Trieste, l’esponente di An Paris Lippi.... insieme a un coro partigiano sloveno, intonerà «Auschwitz», la canzone scritta da Guccini nel 1968. Nel museo sarà inaugurata una mostra con pannelli fotografici e testi che raccontano la tragedia degli omosessuali. ...Qualcun dice, perché parlare e ricordare queste cose? Chi ha provato questo orrore e ne è sopravissuto, non ne vuole più sentire parlare, e poi perché deve parlarne chi non lo ha vissuto, una persona che non ha vissuto tutto questo cosa puoi capirne? E’ strano come, a volte, in questo, vittime e carnefici, siano uniti, nell’affermare la stessa cosa: non parlarne, in modo che i ricordi restino solo dei fantasmi.E’ di questo non parlarne che si sentono forti e sicuri i carnefici Risponde Primo Levi "Se moriremo in silenzio come vogliono i nostri nemici, il mondo non saprà mai di che cosa l’uomo è stato capace e di che cosa tutt’ora è capace"Arrivare alla risiera, non è facile, le indicazioni stradali spariscono ad un certo punto e devi chiedere per arrivarci.Nella circonvallazione di Trieste l’uscita è quella di Valmaura e poi subito dopo a destra vi è la risiera, i custodi sono gentili e disponibili e sono prodighi di informazioni, abituati forse all’uso didattico del luogo. Una gentile donna di Trieste, venditrice di fiori del vicino cimitero, mi ha indirizzato alla risiera dicendomi "non vada là, è un posto triste!" Cosa ci può essere di più triste di un cimitero? La risiera, lo è per le sue alte mura in cemento armato che ti dirigono al suo ingresso, lo è per le altre mura che circondano il cortile interno, facendoti avere una idea visiva dell’imprigionamento, della lontananza dal sole e dalla luce e dalla libertà, e dell’approssimarsi della angoscia…..Il campo di sterminio è un inferno kafkiano, in cui non sai il perché e non sai quando. “Si immagini ora un uomo, a cui insieme alle persone amate, vengano tolte la sua casa, le sue abitudini, i suoi abiti, tutto infine, letteralmente tutto quanto possiede: sarà un uomo vuoto, ridotto a sofferenza e bisogno: dimentico di dignità e di discernimento, poiché facilmente accade, a chi ha perso tutto, di perdere se stesso; tale quindi, che si potrà a cuor leggero decidere della sua vita o morte al di fuori di ogni senso di affinità umana; nel caso più fortunato, in base ad un puro giudizio di utilità. Si comprenderà allora il duplice significato del termine “Campo di Annientamento” e sarà chiaro cosa intendiamo esprimere con questa frase: giacere sul fondo”Bambini colorati contro un mondo degli adulti che è grigio e senza colore... E i cui colori sono grigio fumo nel vento

DA PEACE LINK

Dalle parole dell’antica canzone di Guccini, Auschwitz…

Una riflessione sugli orrori di Auschwitz, mai sopiti dalle pagine della Storia.

Roberto Del Bianco

22 gennaio 2005

Son morto / ch’ero bambino / son morto / con altri cento…”

Quest’oggi risuonano spesso nella mia mente, le frasi dell’antica canzone di Guccini.
Oggi che celebriamo il sessantesimo anniversario della liberazione dei detenuti dal lager di Auschwitz.

Mi vengono da immaginare i sentimenti e l’idea dei “Grandi” (oltre che dei “piccoli”) di allora, il proponimento, palese o sottinteso, di fronte alla conclusione di tanto orrore; “Mai più guerre, mai più genocidi, mai più lo schiacciamento dei diritti degli umani, di ogni cittadino della Terra”.

Eppure, sappiamo quanto la Storia si ripete; sappiamo quanto sono ancora attuali le parole della canzone di Guccini, “No io non credo / che l’uomo potrà imparare / a vivere senza ammazzare / né il vento mai si poserà”. E la riprova l’abbiamo davanti agli occhi, sempre.

La stessa Internet che amplifica adesso le vicende del mondo, scardina segreti, porta ovunque - in una “globalizzazione” questa volta benefica per i suoi risultati - l’immagine vera delle sofferenze, degli orrori, della palese ingiustizia che ancora alberga nelle azioni e nei progetti dei potenti…….

Son morto che ero bambino….o che ero gay…o che ero zingaro….o handicappato…o che ero marchiato per morire….











Sarà scoperta in occasione della Giornata della Memoria

Fonte Alessandro Trocino CORRIERE DELLA SERA


Risiera di San Sabba: una lapide per i gay vittime del nazismo

Voto all’unanimità, sì del vicesindaco di Trieste (An)

MILANO - Quando gli omosessuali arrivavano nei lager, le guardie naziste cucivano sulla casacca un triangolo rosa, il marchio della «perversione». Quel triangolo, a lungo rimosso dalla storiografia ufficiale - come altri che contrassegnavano zingari, prigionieri politici e Testimoni di Geova - campeggia ora su una pietra rosa in rilievo, incastonata sopra una targa di marmo nero: la lapide sarà esposta in occasione della «Giornata della memoria» alla Risiera di San Sabba di Trieste, l’unico campo di sterminio nazista italiano. Sotto il triangolo, comparirà una scritta: «Contro tutte le discriminazioni, il circolo Arcobaleno Arcigay di Trieste ricorda le vittime omosessuali del nazifascismo». Un evento unico, realizzato con il parere favorevole (all’unanimità) della commissione che gestisce il museo della Risiera, presieduta dal vicesindaco di Trieste, l’esponente di An Paris Lippi…..

LO STERMINIO - Un libro pubblicato nel 2002 dal circolo Pink di Verona si intitolava «Le ragioni di un silenzio». E che di silenzio si sia trattato non c’è dubbio. In Germania il famigerato paragrafo 175, che puniva l’omosessualità, è rimasto in vigore fino al 1969, costringendo a tacere i pochi sopravvissuti. La Germania nazista mandava nei lager gli omosessuali, l’Italia li spediva al confino. All’epoca del codice Rocco (1930), Mussolini non volle introdurre un reato specifico, perché convinto che «per fortuna e orgoglio dell’Italia il vizio abominevole qui non esiste». Gli omosessuali italiani - come racconta il film «Una giornata particolare», con Mastroianni - finivano al confino, molti nelle isole Tremiti. Incerti i numeri. Si parla di 100 mila omosessuali coinvolti nello sterminio nazista. I gay nei lager subivano torture e violenze sessuali. In alcuni casi venivano evirati. ….


Qualcuno dice, perché parlare e ricordare queste cose?

Chi ha provato questo orrore e ne è sopravissuto, non ne vuole più sentire parlare, e poi perché deve parlarne?

Chi non lo ha vissuto tutto questo cosa puoi capirne?

E’ strano come, a volte, in questo, vittime e carnefici, siano uniti, nell’affermare la stessa cosa: non parlarne, in modo che i ricordi restino solo dei fantasmi.

E’ di questo non parlarne che si sentono forti e sicuri i carnefici

Risponde Primo Levi “Se moriremo in silenzio come vogliono i nostri nemici, il mondo non saprà mai di che cosa l’uomo è stato capace e di che cosa tutt’ora è capace”…………..

Arrivare alla risiera di San Sabba a Trieste, non è facile, le indicazioni stradali spariscono ad un certo punto e devi chiedere per arrivarci.Nella circonvallazione di Trieste l’uscita è quella di Valmaura e poi subito dopo, sulla destra, vi è la risiera, i custodi sono gentili, disponibili e sono prodighi di informazioni, abituati, forse, all’uso didattico del luogo.

Una gentile signora di Trieste, venditrice di fiori del vicino cimitero, mi ha indirizzato alla risiera, dicendomi “non vada là, è un posto triste!”

Cosa ci può essere di più triste di un cimitero?

La risiera, lo è per le sue alte mura in cemento armato che ti dirigono al suo ingresso, lo è per le altre mura che circondano il cortile interno, facendoti avere una idea visiva dell’imprigionamento, della lontananza dal sole, dalla luce, dalla libertà, e dell’approssimarsi della angoscia…..

Il campo di sterminio

è un inferno kafkiano,

in cui non sai il perché

e non sai quando.

“Si immagini ora un uomo,

a cui

insieme alle persone amate,

vengano tolte

la sua casa,

le sue abitudini,

i suoi abiti,

tutto infine,

letteralmente tutto quanto possiede:

sarà un uomo

vuoto,

ridotto a sofferenza e bisogno:

dimentico di dignità e di discernimento,

poiché facilmente accade,

a chi

ha perso tutto,

di perdere se stesso;

tale quindi,

che si potrà

a cuor leggero

decidere

della sua vita o morte

al di fuori di ogni senso di affinità umana;

nel caso più fortunato,

in base ad un puro giudizio di utilità.

Si comprenderà allora
il duplice significato del termine

“Campo di Annientamento”

e sarà chiaro cosa intendiamo esprimere

con questa frase:

giacere sul fondo”……..

Bambini colorati contro un mondo degli adulti che è grigio e senza colore…

E i cui colori sono grigio fumo nel vento

Gilberto Gamberini riproduzione riservata

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