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Il Velo un marchio che impedisce di cogliere mutamenti interiori

Il velo inteso come un marchio come una ostentazione della propria fede, di un qualcosa di profondo che fa parte dell’anima dell’individuo...Una società multietnica si afferma quando si fondono i costumi ed il sentire diviene comune. .... Il velo permette di distinguere i cattivi dai buoni, i frequentabili dagli infrequentabili, i nobili costumi dai cattivi costumi, ed allora inteso e frainteso come tale diviene un vero e proprio marchio, un giudizio di merito, un giudizio morale, che non permette o permette a seconda dei casi.

Fonte Rosa Guida Multiculturalismo

L’Islam secondo la battagliera Tamzali

Il velo è simbolo di dominio e le femministe sbagliano a difenderlo: avallano la sottomissione.

”Domande sull’intolleranza. Se le pone una donna araba, algerina, cresciuta in una famiglia musulmana e che oggi si dichiara atea. Wassyla Tamzali vive in Francia e si batte per i diritti delle donne, avendo firmato anche il Manifesto per la libertà di coscienza nell’Islam. “Io sono contro l’intolleranza ma bisogna rispettare la donna e battersi contro l’Islam che è una delle basi dell’autoritarismo che c’è nei paesi arabi”.
“Il velo è il simbolo di una mutilazione sessuale, un simbolo di dominio che viene esercitato sulle donne e le femministe francesi che in nome di una sedicente apertura antirazzista lo difendono, pongono di fatto l’Islam al di fuori del pensiero occidentale avallando un’intollerabile pratica di sottomissione”. Il rischio è che tutti diventi relativo a cominciare dai principi e che al valore assoluto della libertà si sostituisca il rifugio nell’ipocrisia, come quella che si configura quando agli immigrati che vivono nella poligamia, nel momento in cui entrano in Francia, viene loro riconosciuta come moglie solo la prima donna che hanno sposato, salvo poi consentire anche alle altre’ perchè consenzienti, di vivere con il marito.
E’ la quadratura del cerchio, quella che ci pongono le “nuove” diversità. Ma questa è la ragione di vita di Wassyla, che non può andare nei paesi arabi, perchè non è sposata e ha rinnegato la religione della sua famiglia. A fronte di tanti che vorrebbero cambiarla, questa Europa, è bene che resti com’è. Nonostante il profilarsi della dittatura dei dogmi, che non hanno più nemici. Per non farla diventare l’Europa dei califfi.”

Gran parte della Gauche francese è contraria al velo.

Gran parte della chiesa favorevole.

Il velo inteso come un marchio come una ostentazione della propria fede, di un qualcosa di profondo che fa parte dell’anima dell’individuo.

Una società multietnica si afferma quando si fondono i costumi ed il sentire diviene comune.

Al di la di questo vi è una implicazione psicologica comportamentale.

Il velo permette di distinguere i cattivi dai buoni, i frequentabili dagli infrequentabili, i nobili costumi dai cattivi costumi, ed allora inteso e frainteso come tale diviene un vero e proprio marchio, un giudizio di merito, un giudizio morale, che non permette o permette a seconda dei casi.

Come sosteneva Milton Erickson un uomo deve essere valutato per quello che si porta dentro e non per quello che porta fuori.

Un marchio, a livello psicologico, impedisce una valutazione serena ed al momento, nel presente, dei mutamenti umani, impedisce nella psicologia individuale e collettiva la comunicazione di tale mutamento, e diventa ghettizzante a livello psicologico.

Il Velo è un marchio che impedisce di cogliere mutamenti interiori.

E’ un apparente rifugio per disagi di altra natura,

ma in realtà rappresenta una grande manipolazione.

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