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Il Canto della Morte a Basovizza I

Ognuno ha le sue ragioni, certo ci sono purtroppo le ragioni per tutto e per tutti... prelevate persone totalmente innocenti dalle loro case, persone che non potevano avere colpe perché non avevano ancora l’età per averle commesse... Quando i rastrellamenti casa per casa erano “mirati” e non si trovavano i padri si prendevano i figli, le mogli, i nonni, chiunque capitava a tiro, e non sempre solo italiani, perché comunque chi viveva accanto a loro era in qualche modo contaminato....Persone comuni, bambini, partigiani “bianchi” funzionari dello stato italiano, ferrovieri, finanzieri, impiegati, maestri, professori, venivano gettati nelle foibe, vivi accanto ai morti, in una comunità ideale che si livellava su quella dei morti. A livello individuale non si può dire ad una persona che ha subito o è scampata ad una violenza o che ha assistito ad una violenza di cancellare la sua memoria, perché è come la si violentasse una seconda volta. Lo stesso avviene a livello collettivo. Se Il presidente Ciampi parla di “pulizia etnica tipo Shoah” io gli credo perché rappresenta la coscienza collettiva di tutti gli italiani. .....le ragioni degli ultimi, unendo nella memoria collettiva la comunità dei vivi e dei morti Ognuno ha le sue ragioni, certo ci sono purtroppo le ragioni per tutto e per tutti. I vivi possono esprimere le loro ragioni, possono dibatterle, ironizzarle, urlarle…i morti no…i morti non possono esprimer le loro ragioni…ma possono solo subire le ragioni dei vivi…e finire come spazzatura in buchi nel terreno come le foibe…ma malgrado questo….vi è una grande dignità tra i morti….e il loro “urlo” è sommesso…come un canto.

Il Canto della Morte a Basovizza

FONTE ANPI CentroStudi per la Resistenza

“le foibe sono il segno di un progetto di pulizia etnica orribile, «tipo Shoah»; ma ogni tragedia ha il suo contesto storico e una data simbolo, e il 25 Aprile lo è della Resistenza e della liberazione. «Con tutta franchezza, non riesco a capire la polemica sorta attorno al 25 Aprile, data fondamentale per la nostra storia». Carlo Azeglio Ciampi è a Trieste, nella redazione del «Piccolo», ed evoca la polemica della settimana scorsa, la scelta delle amministrazioni comunale e provinciale di celebrare una «festa della riconciliazione» con cerimonie alla risiera di San Sabba, campo di concentramento nazifascista, e alle foibe, sui luoghi dei massacri di italiani a opera dei comunisti titini. Ne è nato uno scontro politico che ha avuto ripercussioni nazionali. «Qui a Trieste - ricorda Ciampi - ci sono due luoghi emblematici della violenza e della sofferenza del nostro popolo: la Risiera di San Sabba e le foibe di Basovizza. Per me fu naturale andarci, due visite separate da appena mezz´ora, quando venni a Trieste nel febbraio 2000. Furono due orribili manifestazioni di violenza, entrambe da esecrare e da non dimenticare, ciascuna nel suo contesto storico. Dobbiamo conservare la memoria dei due eventi, guardando alla nostra storia e al futuro, con la serenità che ci deriva dalle istituzioni nazionali ed europee che abbiamo saputo costruire». Poi Ciampi ha presenziato alla festa dell´esercito, insieme con il ministro della Difesa Antonio Martino, indossando il copricapo da ufficiale degli Autieri, il corpo in cui servì in Albania, e, nel pomeriggio, al giuramento degli allievi della scuola navale Morosini, a Venezia. Prima però, conversando con i cronisti, è tornato sull´argomento: «Ho detto chiaramente che la Risiera di San Sabba da un lato e le foibe di Basovizza dall´altro sono simboliche di due violenze, ognuna in un contesto storico distinto». E´ giusto ricordare i morti di entrambe le parti, unire nella memoria le due tragedie. E´ altrettanto doveroso, sostiene il Presidente della Repubblica, contestualizzarle; evitando di fare confusione. «Il 25 aprile è la data particolarmente significativa della lotta di liberazione, ed è legata dunque alla Risiera. L´altra è stata una lotta etnica scatenata per cercare di deitalianizzare queste zone, che ha dato luogo a violenze e uccisioni. Una cosa tipo Shoah, volta a eliminare più italiani possibile». Ciampi parla a braccio, con passione, ha cura di non essere frainteso: «Sono due cose storicamente distinte», i lager e le foibe, le vittime del nazifascismo e quelle del comunismo, «anche se ambedue esecrabili, perché sono stati atti di orribile violenza». La pietà è comune?, è la domanda che gli viene posta. «Sì. Ma il 25 Aprile è la data che simboleggia il successo della Resistenza, della lotta al fascismo, e l´inizio della vita democratica della nuova Italia. L´altra è stata una lotta scatenata da chi voleva ridurre l´italianità di queste zone: è stata una violenza di un altro tipo, che aveva un altro tipo di obiettivi».

(la Stampa, 5 maggio 2002)”

L’inconscio collettivo, di quella parte di umanità di vivi e di morti, di Trieste, dell’Istria e della Dalmazia, che senza sapere il perché si sono trovati, con incredulità coinvolti in un genocidio duplice prima ad opera dei nazisti e poi appena sollevata la schiena, dai titini.

Ognuno ha le sue ragioni, certo ci sono purtroppo le ragioni per tutto e per tutti, l’odio etnico per gli Ebrei ha avuto un sacco di “ragioni” e per trovare quelle ragioni si sono svuotati gli armadi dei luoghi comuni, della superstizione, dell’odio, della barbarie, della invidia, della intolleranza per il diverso, della storia, della genetica.

In quella parte di Italia sono state prelevate anche persone totalmente innocenti dalle loro case, persone che non potevano avere colpe perché non avevano ancora l’età per averle commesse.

Quando i rastrellamenti casa per casa erano “mirati” e non si trovavano i padri si prendevano i figli, le mogli, i nonni, chiunque capitava a tiro, e non sempre solo italiani, perché comunque chi viveva accanto a loro era in qualche modo contaminato.

Persone comuni, bambini, partigiani “bianchi” funzionari dello stato italiano, ferrovieri, finanzieri, impiegati, maestri, professori, venivano gettati nelle foibe, vivi accanto ai morti, in una comunità ideale che si livellava su quella dei morti.

La memoria è l’essenza del presente e il seme del nostro futuro sia per quel che riguarda la psiche di ogni singola persona sia dell’inconscio collettivo.

A livello individuale non si può dire ad una persona che ha subito o è scampata ad una violenza o che ha assistito ad una violenza di cancellare la sua memoria, perché è come la si violentasse una seconda volta.

Lo stesso avviene a livello collettivo.

Se Il presidente Ciampi parla di “pulizia etnica tipo Shoah” io gli credo perché rappresenta la coscienza collettiva di tutti gli italiani.

Voce che racconta le ragioni degli ultimi, unendo nella memoria collettiva la comunità dei vivi e dei morti

Ognuno ha le sue ragioni, certo ci sono purtroppo le ragioni per tutto e per tutti. I vivi possono esprimere le loro ragioni, possono dibatterle, ironizzarle, urlarle…i morti no…i morti non possono esprimer le loro ragioni…ma possono solo subire le ragioni dei vivi…e finire come spazzatura in buchi nel terreno come le foibe…ma malgrado questo….vi è una grande dignità tra i morti….e il loro “urlo” è sommesso…come un canto.

Quando si arriva a Basovizza e si imbocca la strada contornata da pietre carsiche che la delimita ti coglie un brivido ed io che non sapevo ancora di essere nel posto cercato e non sapevo ancora quando distasse ne ho colto “il canto della morte” “l’urlo” di chi è la sotto ma non si da pace e si ribella ancora a quel destino.

Riproduzione Riservata Gilberto Gamberini

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