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San Galgano e la Spada nella roccia

abbazia che nel corso dei secoli subì il crollo del tetto, dopo che fu asportato il sottotetto in piombo e un incendio che la ridusse ad uno scheletro di pietra, e divenne quello che è ancora ora: una chiesa che si apriva direttamente nel luogo dove voleva e doveva proiettarsi cioè verso il cielo. Consolidata la struttura grazie ad un restauro della prima parte del secolo appena passato, resta un luogo magico di intatta e immutabile bellezza nel quale ascoltare nelle notti di luna il richiamo dei lupi e dell’amore per l’eterno.

La spada nella roccia nella collina di

Montesiepi e i

i resti di un raro esempio

di gotico francese: la splendida abbazia di San Galgano, poco distanti da Chiusdino (Siena).

Galgano Guidotti nato nel 1148 a Chiusdino (Siena) sotto la protezione e l’intercessione dell’Arcangelo Gabriele. Divenuto cavaliere sentiva in se l’insoddisfazione del suo stato e della violenza a cui aveva partecipato.

Decise di vivere scegliendo Dio e il contatto diretto con la natura dei luoghi che conosceva.

Nel 1180 si ritirò a Montesiepi e conficcò miracolosamente la sua spada nella roccia, la cui impugnatura divenne simbolo di preghiera e di pace.

Lupi frequentavano la sua dimora e lo difendevano dai nemici, avendo lui rinunciato ad ogni violenza.

Un giorno tre uomini che lo osteggiavano e lo deridevano furono aggrediti dai lupi e ebbero troncate le braccia dal busto.

Nel 1181 Galgano morì in santità e in pace

Nel 1182 fu iniziata la costruzione della abbazia che nel corso dei secoli subì il crollo del tetto, dopo che fu asportato il sottotetto in piombo e un incendio che la ridusse ad uno scheletro di pietra, e divenne quello che è ancora ora: una chiesa che si apriva direttamente nel luogo dove voleva e

doveva proiettarsi

cioè verso il cielo.

Consolidata la struttura grazie ad un restauro della prima parte del secolo appena passato, resta un luogo magico di intatta e immutabile bellezza nel quale ascoltare

nelle notti di luna il richiamo dei lupi e dell’amore per l’eterno.

Riproduzione riservata Gilberto Gamberini

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