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La China-Town di Parigi. Una città multietnica

Quando vedi un gran via vai di esseri occupati in mille lavori che scorrono l’uno sull’altro a sciami e a moltitudine certamente non puoi sbagliare: sono cinesi ...I cinesi: i loro riti…portatori all’estero, spesso, di sfruttamento, di non morti, di rigidità familiare e di obbedienze gerarchiche, che costituiscono la loro forza e nello stesso tempo il loro tormento…Come formiche, i cinesi hanno costruito le loro case a Shanghai, con un ritmo uguale sia nel giorno che nella notte, a Parigi, invece, hanno bisogno anche di autorizzazioni, come geni o onde trattenute da una diga, che li contiene a fatica...Un popolo che sa mantenere la sua cultura e allo stesso tempo apprende quella altrui, un popolo che si integra ed arricchisce l’altro, un popolo che non vuole convertire nessuno per forza, ma accetta la diversità e pretende rispetto per la propria, senza imporla....

Quando vedi un gran via vai di esseri

occupati in mille lavori

che scorrono l’uno sull’altro a sciami e a moltitudine

e la loro statura è più grande di quella di una formica

certamente non puoi sbagliare:

sono cinesi .

A Parigi ne esistono due di quartieri cinesi

Il più grande,

va da Place d’Italie a Porte d’Italie,

nel XIII arrondissement (quartiere)

si può cercare gli omonimi metrò.

Nel XIII troviamo alti e moderni palazzi,

con torri, come quella in cui è ospitato il supermercato dei fratelli Tang,

ove potete trovare qualsiasi cosa di cinese,

dagli alimentari

(e già qui è un viaggio nell’ignoto, con pesci strani e a noi sconosciuti per le nostra tavola e spezie e barattoli a centinaia)

alle cineserie più audaci.

Nel seminterrato si trova il tempio buddista.

E nelle strade intorno negozietti,

e piccoli ristoranti a centinaia,

con i tavoli gli uni sugli altri.

Un altro quartiere cinese,

più sommesso,

ma non meno vitale,

lo si trova prendendo il metrò Art e Metier,

tra il III e IV arrondissement (quartiere)

e poi dirigendosi alla vostra sinistra,

per linee parallele e perpendicolari

alla strada che conduce al Centre George Pompidou,

col famoso Beauburg

che ostinatamente, ancor oggi,

molti turisti si ostinano di considerarlo un cantiere edile non ancora ultimato

e non il genio della architettura italiana di Piano.

Pareri diversi,

ambedue legittimi,

di chi vede solo il di qua

ed altri che vedono oltre l’al di là.

I cinesi:

i loro riti,

le loro icone buddiste,

i simboli,

portatori all’estero, spesso, di sfruttamento,

di non morti,

di rigidità familiare e di obbedienze gerarchiche,

che costituiscono la loro forza

e nello stesso tempo il loro tormento.

Il taoismo antico,

dimenticato forse perché era un lusso, per pochi,

essere in armonia con se stessi e con la natura che li circondava

Poteva farlo solo chi non aveva la preoccupazione del mangiare quotidiano.

Un panda è solo carne per chi ha solo fame

Come formiche,

i cinesi hanno costruito le loro case a Shanghai,

con un ritmo uguale sia nel giorno che nella notte,

a Parigi, invece,

hanno bisogno anche di autorizzazioni,

come geni o onde trattenute da una diga,

che li contiene a fatica.

Quest’anno, in occasione del Capodanno Cinese,

la Francia ha tributato grandi onori a questo popolo,

anche la tour Eiffel

ha assunto i colori del rosso cinese,

che anima i templi ed i palazzi della città proibita di Pechino.

Grandi onori questo popolo merita per le tradizioni millenarie,

per la sua cultura,

per le sue e scoperte arrivate poi in occidente.

Un popolo che sa mantenere la sua cultura

e allo stesso tempo apprende quella altrui,

un popolo che si integra ed arricchisce l’altro,

un popolo che non vuole convertire nessuno per forza,

ma accetta la diversità

e pretende rispetto per la propria,

senza imporla.

Un popolo che prega in silenzio,

nella propria casa e nella propria anima,

perché tale è la preghiera.

Taoisti

forse non lo sono mai stati i cinesi,

o lo sono stati troppo poco,

alla rigidità e a alla obbedienza del confucianesimo,

che aveva costruito il mondo celeste

ad immagine e a somiglianza del terreno,

hanno preferito la speranza,

dei deboli e dei poveri,

che poteva loro offrire il buddismo.

A proposito di Parigi,

attenzione alle vostre tasche!

Anche se un sacco di esperti dicono che non è vero,

sta di fatto che quello che costava 13 franchi francesi ora costa 13 euro,

ma se il 13 è lo stesso la moneta è assai diversa.

Nei quartieri cinesi di Parigi

potete ancora fare un pasto (cinese) soddisfacente,

secondo la nostra dicitura,

un antipasto, un primo, un secondo, con una bevanda compresa

per 13 euro

e permettervi magari così di risparmiare qualche soldo che vi permetta di rimanere a Parigi per qualche giorno di più.

Cosa consigliarvi?

Sono gli stessi piatti che potete trovare anche in Italia

e che li trovate allo stesso prezzo.

Lascio a Eva guida di superava sulla Francia altri ragguagli ed altri spunti su Parigi.

Riproduzione riservata Gilberto Gamberini

http://guide.supereva.it/francia_/interventi/2002/01/86905.shtml

Tour Eiffel

http://guide.supereva.it/francia_/interventi/2002/05/105267.shtml

Notre DAME

http://guide.supereva.it/francia_/interventi/2003/01/128549.shtml

Rive gauche o rive droite

Riproduzione riservata Gilberto Gamberini

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