
Il Senso di Colpa dei Bambini Soldato
“Un ragazzo tentò di scappare (dai ribelli), ma fu preso Le sue mani furono legate, poi essi costrinsero noi, i nuovi prigionieri, a ucciderlo con un bastone. Io mi sentivo male. Conoscevo quel ragazzo da prima, eravamo dello stesso villaggio. Io mi rifiutavo di ucciderlo ma essi mi dissero che mi avrebbero sparato. Puntarono un fucile contro di me così io lo feci. Il ragazzo mi chiedeva: perché mi fai questo? Io rispondevo che non avevo scelta. Dopo che lo uccidemmo essi ci fecero bagnare col suo sangue le braccia Ci dissero che noi dovevamo far questo così non avremmo avuto più paura della morte e non avremmo tentato di scappare Io sogno ancora il ragazzo del mio villaggio che ho ucciso. Lo vedo nei miei sogni, egli mi parla e mi dice che l’ho ucciso per niente, e io grido.” “(Susan, 16 anni, rapita dal Lord’s Resistance Army, in Uganda) “
FONTE AMNESTY INTERNATIONAL

Nord Uganda:
ma potrebbe essere qualsiasi altro luogo del mondo,
di ieri, di oggi, e di domani…..
Nord Uganda:
l’esercito ribelle al Governo,
sembra, sovvenzionato dal regime del Sudan,
che da anni uccide la propria popolazione nera
animista o cristiana del sud del paese e del sud ovest: il Darfur.
I bambini,
i più deboli,
sono come sempre le prime vittime dei conflitti
ed, in questo caso,
vengono coinvolti in maniera drammatica,
come protagonisti dell’orrore.
Rapiti dai propri villaggi,
separati dai loro genitori, che vengono uccisi o dispersi,
vengono costretti, senza cibo,
a marciare forzatamente per giorni, pena la morte immediata.
Poi, radunati in campi di addestramento,
dove sono forzatamente arruolati per avere cibo e salva la vita.
Per testare la loro ubbidienza,
per distruggere la loro personalità,
per cancellare il loro passato,
per travalicare i loro limiti,
devono sottoporsi a prove,
devono picchiare, con bastoni, a sangue,
fino alla morte i loro compagni o amici,
che hanno tentato la fuga, o che dimostrano cedimenti
oppure devono falciarli,
come spighe di grano,
rompere loro il cranio e, poi,
calpestarlo a piedi nudi, fino a ridurlo poltiglia…..

Ora…sono pronti,
testati psicologicamente
per nuove incursioni in altri villaggi,
come quelli da cui loro provenivano,
per nuove uccisioni,
per nuovi rapimenti,
facendo agli altri quello che anche loro hanno subito,
in un catena senza limiti di
continuo orrore.
Ed è proprio il senso di colpa,
che provano dopo avere ucciso,
dopo aver ucciso donne come le loro madri,
uomini come i loro padri,
bambini come loro,
che tiene,
la maggior parte di essi,
asserviti ai loro carnefici.
Perché i loro carnefici non si sporcano le mani,
ma fanno si che siano loro:
i bambini,
a concretizzare e a rendersi protagonisti della violenza.
Qualche bambino riesce a trovare il coraggio
o ha l’opportunità della fuga
e riesce a trovare rifugio nei campi allestiti dalle Nazioni Unite,
dove raccontano la loro storia,
ma, spesso, più che una storia raccontata a parole
è una storia disegnata, nelle scuole dei campi ….

nei campi ricordano, disegnano le loro storie,
che raramente divengono parole….
per superare quella malattia che si chiama PTSD,
affinché il ricordare si esprima in quei disegni,
come una sublimazione del male….
che finalmente li abbandona..
un male si commesso da loro,
ma istigato, armato e obbligato dagli adulti.

In quei disegni:
i loro incubi,
il loro disperato senso di colpa
trova uno sfogo,
una richiesta di aiuto,
un inizio di dialogo,
in attesa di parole e di fatti,
diversi da quelli che hanno avuto,
che gli adulti volontari e solidali possono loro dare..
facendo col tempo dimenticare quegli altri adulti,
che come i peggiori incubi del film dell’orrore
hanno espresso, al meglio, la tragica crudeltà dell’essere umano,
che, come uccide, per nulla, gli animali,
uccide altrettanto per nulla
o per motivi patologici,
mascherandoli da ideali,
che stanno nella sua mente,
gli altri esseri umani.
Dimenticare,
per molti di loro sarà possibile,
per altri, più fragili, no,
per poi riprendere una vita normale da bambini normali,
fino alla prossima guerra degli adulti,
fino al prossimo male….
Riproduzione riservata Gilberto Gamberini
foto riprodotte a fini didattico esplicativi
FONTE AMNESTY INTERNATIONAL
1 - L’uso dei bambini soldato nel mondo
1.1 - La situazione
Più di 300.000 minori di 18 anni sono attualmente impegnati in conflitti nel mondo.
Centinaia di migliaia hanno combattuto nell’ultimo decennio, alcuni negli eserciti governativi, altri nelle armate di opposizione. La maggioranza di questi hanno da 15 a 18 anni ma ci sono reclute anche di 10 anni e la tendenza che si nota è verso un abbassamento dell’età. Decine di migliaia corrono ancora il rischio di diventare soldati.
Il problema è più grave in Africa (il rapporto presentato nell’aprile scorso a Maputo parla di 120.000 soldati con meno di 18 anni) e in Asia ma anche in America e Europa parecchi stati reclutano minori nelle loro forze armate.
Negli ultimi 10 anni è documentata la partecipazione a conflitti armati di bambini dai 10 ai 16 anni in 25 Paesi. Alcuni sono soldati a tutti gli effetti, altri sono usati come “portatori” di munizioni, vettovaglie ecc. e la loro vita non è meno dura e a rischio dei primi.
Alcuni sono regolarmente reclutati nelle forze armate del loro stato, altri fanno parte di armate di opposizione ai governi; in ambedue i casi sono esposti ai pericoli della battaglia e delle armi, trattati brutalmente e puniti in modo estremamente severo per gli errori. Una tentata diserzione può portare agli arresti e, in qualche caso, ad una esecuzione sommaria.
Anche le ragazze, sebbene in misura minore, sono reclutate e frequentemente soggette allo stupro e a violenze sessuali. In Etiopia, per esempio, si stima che le donne e le ragazze formino fra il 25 e il 30 per cento delle forze di opposizione armata.

1.2 - Le cause
Anche nella storia passata i ragazzi sono stati usati come soldati, ma negli ultimi anni questo fenomeno è in netto aumento perché è cambiata la natura della guerra, diventata oggi prevalentemente etnica, religiosa e nazionalista. I “signori della guerra” che le combattono non si curano delle Convenzioni di Ginevra e spesso considerano anche i bambini come nemici. Secondo uno studio UNICEF, i civili rappresentavano all’inizio del secolo il 5 per cento delle vittime di guerra. Oggi costituiscono il 90 per cento.
L’uso di armi automatiche e leggere ha reso più facile l’arruolamento dei minori; oggi un bambino di 10 anni può usare un AK-47 come un adulto. I ragazzi, inoltre, non chiedono paghe, e si fanno indottrinare e controllare più facilmente di un adulto, affrontano il pericolo con maggior incoscienza (per esempio attraversando campi minati o intrufolandosi nei territori nemici come spie).
Inoltre la lunghezza dei conflitti rende sempre più urgente trovare nuove reclute per rimpiazzare le perdite. Quando questo non è facile si ricorre a ragazzi di età inferiore a quanto stabilito dalla legge o perché non si seguono le procedure normali di reclutamento o perché essi non hanno documenti che dimostrino la loro vera età.
Si dice che alcuni ragazzi aderiscono come volontari: in questo caso le cause possono essere diverse: per lo più lo fanno per sopravvivere, perché c’è di mezzo la fame o il bisogno di protezione. Nella Rep. Democratica del Congo, per esempio, nel ‘97 da 4.000 a 5.000 adolescenti hanno aderito all’invito, fatto attraverso la radio, di arruolarsi: erano per la maggior parte “ragazzi della strada”.
Un altro motivo può essere dato da una certa cultura della violenza o dal desiderio di vendicare atrocità commesse contro i loro parenti o la loro comunità. Una ricerca condotta dall’ufficio dei Quaccheri di Ginevra mostra come la maggioranza dei ragazzi che va volontario nelle truppe di opposizione lo fa come risultato di una esperienza di violenze subite personalmente o viste infliggere ai propri familiari da parte delle truppe governative.
1.3 - Le conseguenze
Per i ragazzi che sopravvivono alla guerra e non hanno riportato ferite o mutilazioni, le conseguenze sul piano fisico sono comunque gravi: stati di denutrizione, malattie della pelle, patologie respiratorie e dell’apparato sessuale, incluso l’AIDS.
Inoltre ci sono le ripercussioni psicologiche dovute al fatto di essere stati testimoni o aver commesso atrocità: senso di panico e incubi continuano a perseguitare questi ragazzi anche dopo anni. Si aggiungano le conseguenze di carattere sociale: la difficoltà dell’inserirsi nuovamente in famiglia e del riprendere gli studi spesso è tale che i ragazzi non riescono ad affrontarla. Le ragazze poi, soprattutto in alcuni ambienti, dopo essere state nell’esercito, non riescono a sposarsi e finiscono col diventare prostitute.
L’uso dei bambini soldato ha ripercussioni anche su gli altri ragazzi che rimangono nell’area del conflitto, perché tutti diventano sospettabili in quanto potenzialmente nemici. Il rischio è che vengano uccisi, interrogati, fatti prigionieri.
Qualche volta i bambini soldato possono rappresentare un rischio anche per la popolazione civile in senso lato: in situazioni di tensione sono meno capaci di autocontrollo degli adulti e quindi sono “dal grilletto facile”.
1.4 - Una forma di sfruttamento
Per quanto molti stati siano riluttanti ad ammetterlo, l’uso di bambini soldato può essere considerato come una forma di lavoro illegittimo per la natura pericolosa del lavoro. L’ILO riconosce che: “il concetto di età minima per l’ammissione all’impiego o lavoro che per sua natura o per le circostanze in cui si svolge porti un rischio per la salute, la sicurezza fisica o morale dei giovani, può essere applicata anche al coinvolgimento nei conflitti armati”. L’età minima, secondo la Convenzione n° 138, corrisponde ai 18 anni.
Ricerche ONU hanno mostrato come la principale categoria di ragazzi che diventa soldato in tempo di guerra, sia soggetta allo sfruttamento lavorativo in tempo di pace.
La maggioranza dei bambini soldato appartiene a queste categorie:
· ragazzi separati dalle loro famiglie (orfani, rifugiati non accompagnati, figli di single)
provenienti da situazioni economiche o sociali svantaggiate (minoranze, ragazzi di strada, sfollati)
ragazzi che vivono nelle zone calde del conflitto.
Chi vive in campi profughi è particolarmente a rischio di essere sfruttato da gruppi armati. Le famiglie e le comunità sono distrutte, i ragazzi sono abbandonati a se stessi e la situazione è di grande incertezza. I rifugiati sono così spesso alla mercé dei gruppi armati.
1.5 - Informazioni sul Protocollo facoltativo alla Convenzione sui Diritti dell’Infanzia
Nel 1994 la Commissione ONU sui Diritti umani decise di costituire un gruppo di lavoro per redigere un Protocollo opzionale alla Convenzione sui Diritti dell’Infanzia, sul coinvolgimento dei bambini nei conflitti (Risoluzione 1994/91: Implementation of the Convention on the Rights of the Child).
In seguito Graca Machel, già Ministro dell’Educazione in Mozambico, fu incaricata dal Segretario Generale dell’ONU di uno studio sull’impatto dei conflitti armati sui bambini.
Preparato da un lavoro di due anni, il documento fu approvato dall’Assemblea Generale nel 1996 (Impact of armed conflict on children, Documento delle N.U. A/51/306 del 26 agosto 1996 e del 9 settembre 1996). Lo studio contiene la raccomandazione agli stati di portare a conclusione la redazione del protocollo alla CRC, che innalzi l’età per il reclutamento e la partecipazione volontaria nelle forze armate ai 18 anni.
Il gruppo di lavoro ONU incaricato di redigere il Protocollo si è riunito due volte - febbraio ‘98 e gennaio ‘99 a Ginevra - senza pervenire a risultati concreti, per l’opposizione di alcuni stati.
A favore dell’innalzamento dell’età minima ai 18 anni si sono pronunciati:
il Parlamento Europeo (Risoluzione del dicembre 1998), il Consiglio dei Ministri dell’Organizzazione dell’Africa Unita (Risoluzione n° 1659 adottata a Yaounde (Camerun) nel 1996.
L’Assemblea congiunta degli Stati Europei e Africani, si è riunita a Strasburgo nella prima settimana dell’ aprile ‘99, ed ha elaborato una risoluzione nella quale si chiede agli stati membri della Convenzione di Lomé di vietare il reclutamento e la partecipazione di minori ai conflitti e di elaborare programmi per la smobilitazione e il reinserimento sociale degli ex bambini soldato.
1.6 - Gli standard internazionali
Il diritto umanitario internazionale e la Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia attualmente stabiliscono i 15 anni come età minima per il reclutamento militare e la partecipazione ai conflitti armati.
E’ generalmente riconosciuto che questo limite è troppo basso e debba essere portato ai 18 anni.
1.7 - Perché escludere gli under-18 dalle forze armate
· I 18 anni sono l’età minima per votare nelle legislazioni nazionali della stragrande maggioranza degli stati e segnano il momento formale di transizione tra l’adolescenza e l’età adulta.
La Convenzione dei Diritti dell’Infanzia del 1989 ha definito come “minore” ogni essere umano inferiore ai 18 anni.
La maggior parte dei Paesi non recluta minori e non permette che questi prendano parte ai conflitti armati.
L’uso dei bambini-soldato deve essere considerato come uno sfruttamento illegale di minori per la natura pericolosa del lavoro in cui questi si trovano coinvolti. I 18 anni sono l’età minima stabilita dai trattati internazionali per accedere a lavori pericolosi.
1.8 - Paesi che reclutano minori di 18 anni nelle forze armate con coscrizione obbligatoria o adesione volontaria
(la lista non è completa)
Australia.9;Finlandia Messico
Austria Francia Namibia
Bangladesh Germania Nicaragua
Belgio Giappone Nuova Zelanda
Buthan Honduras Norvegia
Brasile India Paesi Bassi
Burundi Indonesia Pakistan
Canada Iran Perù
Cile Iraq Portogallo
Colombia Irlanda Regno Unito
Corea Israele Sud Africa
Croazia Italia Sudan
Cuba Libia Uganda
El Salvador Lussemburgo Stati Uniti
Estonia Mauritania Yugoslavia
1.9 - Partecipazione ai conflitti di minori di 18 anni
(negli eserciti regolari o in quelli di opposizione armata, negli anni 1997-98)
Afghanistan* Etiopia* Pakistan
Algeria* Filippine* Perù*
Angola* India Russia(Cec)*
Azerbaijan Indonesia Rwanda*
Bangladesh Iran* Sierra Leone*
Burundi* Iraq* Somalia*
Cambogia* Israele(Terr.Occ) Sri Lanka*
Colombia* Libano* Sudan*
Congo(Brazz)* Liberia* Turchia*
Congo(exZaire)* Messico* Uganda*
Eritrea Myanmar* Yugoslavia
partecipazione di soldati di età inferiore ai 15 anni
FONTE AMNESTY INTERNATIONAL

gilberto gamberini








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