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Comunicazione: Parlare in pubblico.

Il corpo e la parola…strumento dell’anima... Potremmo provare prima. Le prove e gli allenamenti aumentano la nostra sicurezza. Tutto si impara e niente è innato...è un piacere cimentarsi ed imparare quello che ancora non conosciamo....Preparatevi prima….non stancatevi mai di farlo…. Ma poi quando sarete davanti al pubblico dovete fare tabula rasa di tutto quello che avete imparato, per conservare la spontaneità dei gesti e delle vostre parole...Possiamo guardarli uno ad uno….o fissare il nulla, guardare senza guardare, per leggere in noi stessi....Quello che importa è: non preoccuparsi di quello che vogliamo dire o non dire. Il nostro inconscio, come diceva Milton H Erickson, sa sempre cosa dire e come dirlo, lasciamolo fluire. Chiudiamo gli occhi, se occorre, affinché nulla intorno ci disturbi...Le parole verranno senza costringerle, perché dentro di noi sappiamo cosa dire, lo abbiamo sempre saputo. Dobbiamo solo leggere in noi...non c’è paura a comunicare la nostra paura, è sempre così la prima volta delle cose, la prima volta di tanti altri momenti della nostra vita...Avviciniamoci a loro, comunicando quello che siamo, e mai quello che non siamo, ed anche loro si avvicineranno a noi...Chiudete gli occhi e parlate…. lasciando che quello che avete dentro sgorghi fuori come una fontana piena di magia... è la magia del cuore, che la mente con i suoi ragionamenti non opprime...

“ rivolto a chiunque voglia, per esigenze professionali (danza, recitazione, canto, ecc.) o personali, prendere coscienza dello “strumento corpo” ed imparare ad utilizzarlo con consapevolezza.”

fonte Elettra Danza moderna

Il corpo e la parola…strumento dell’anima

Potremmo provare prima….

Le prove e gli allenamenti aumentano la nostra sicurezza.

Tutto si impara e niente è innato.

Se per qualcuno lo è vorrà dire che dovrà allenarsi di meno.

Ma, è, comunque, un piacere

cimentarsi ed imparare quello che ancora non conosciamo.

La metafora di Piccolo-Piccolo e Schwarzenegger

Nella contea di Buda erano nati nello stesso giorno due bambini: uno era piccolo piccolo, per cui lo chiamarono così, l’altro era grande e forte perciò lo chiamarono Schwarzenegger.

Piccolo-Piccolo voleva diventare grande e forte come Schwarzenegger, allora andò a cercare un maestro taoista affinché lo aiutasse. Il maestro gli disse di allenarsi 10 ore al giorno. Piccolo-Piccolo lo fece, ma non successe nulla. Tornò dal maestro che gli disse di allenarsi ancora di più, per 15 ore al giorno. Piccolo-Piccolo seguì il consiglio ma non bastò ancora perché, non appena affrontò Schwarzenegger, fu sconfitto. Piccolo-Piccolo tornò avvilito dal maestro che serenamente gli disse di allenarsi ancora di più, per 20 ore al giorno. Piccolo-Piccolo eseguì ma, quando incontrò in campo aperto Schwarzenegger, andò a finire come la volta precedente. Tornò dal maestro ancora più avvilito. Il maestro lo guardò negli occhi e gli disse: “ Devi allenarti ancora di più. Non diventerai mai forte come lui, perché ciò è nella natura delle cose e noi dobbiamo sempre seguire il ritmo naturale del mondo. Ti sei mai chiesto che, se in questa assurda gara tu non ti ponessi come modello Schwarzenegger ma te stesso, in altri campi tu lo avresti, con facilità e senza allenarti già sconfitto più volte? Ma io voglio aiutarti ancora. Ti insegnerò le antiche arti marziali e tu lo sconfiggerai con un po’ di furbizia. Ma devi allenarti 24 ore al giorno!”

Piccolo-Piccolo aveva finalmente capito, era però sconcertato dal fatto di doversi allenare 24 ore al giorno. Allora chiese: << Ma maestro e dormire?>>

Il maestro lo guardò sorridendo e gli disse: “Dopo!”

Tutto quello che potrebbe essere è possibile che sia, anche le cose più impensate.

Nessuna cosa è un problema se io non l’affronto come un problema.

Proviamo davanti ad uno specchio….

guardiamoci a dire e a parlare,

senza leggere su un foglio,

ma leggendo in noi.

Potremmo segnare su un foglio delle parole chiavi:

che aprono le porte per altri collegamenti,

che noi conosciamo.

Potremmo registrare la nostra voce, riascoltarla, osservarne pause e intonazioni, accentuazioni, volume.

Potremmo riprenderci con una telecamera e correggere le ultime cose, sintonizzare i movimenti del corpo, della voce, degli occhi e dell’anima.

Preparatevi prima….non stancatevi mai di farlo….

Ma poi quando sarete davanti al pubblico

dovete fare tabula rasa di tutto quello che avete imparato,

per conservare la spontaneità dei gesti e delle vostre parole.

E quando siamo li….col pubblico di fronte.

Rilassatevi. Nessuno è li per sbranarci…ma per ascoltarci.

Non dobbiamo pensare a quello che loro vogliono ascoltare…perché noi non sappiamo cosa loro vogliono…non li conosciamo uno per uno….loro vogliono solo ascoltare…

Dobbiamo parlare per uno di loro…o per tutti…

Possiamo guardarli uno ad uno….

Quando abbiamo paura di parlare in pubblico,

potremmo fissare un ipotetico punto della sala,

o quegli occhi che ci seguono con attenzione o fissare il nulla,

guardare senza guardare,

per leggere in noi stessi

Possiamo guardarli uno ad uno….

Quello che importa è:

non preoccuparsi di quello che vogliamo dire o non dire.

Il nostro inconscio, come diceva Milton H Erickson,

sa sempre cosa dire e come dirlo,

lasciamolo fluire.

Chiudiamo gli occhi,

se occorre,

affinché nulla intorno ci disturbi.

Le parole verranno senza costringerle,

perché dentro di noi sappiamo cosa dire,

lo abbiamo sempre saputo.

Dobbiamo solo leggere in noi.

Se siamo preoccupati o tesi o abbiamo paura di fare quello che stiamo facendo, ammettiamolo a noi stessi,

non c’è paura a comunicare la nostra paura,

è sempre così la prima volta delle cose,

la prima volta di tanti altri momenti della nostra vita.

Diciamolo anche a chi ci ascolta….

al pubblico di fronte a noi.

Avviciniamoci a loro,

comunicando quello che siamo,

e mai quello che non siamo,

ed anche loro….se lo vorranno…. si avvicineranno a noi.

A volte la timidezza si esprime così,

dandosi mille personali risposte,

alle proprie mille domande.

Le domande possiamo porcele anche noi,

anche se non sempre serve farlo,

ma, le risposte:

devono sempre darcele gli altri.

Una volta,

‘a Bologna, accadde, che,

due ex compagni di scuola,

un uomo e una donna,

si rincontrarono dopo molti anni.

Lei gli disse,

uso la traduzione letterale dal bolognese,

perché èsprime di più il concetto

“sai…a quei tempi..io ti avrei fatto un pigiama di saliva…

ma tu eri così malgustoso…!

(mi piacevi un sacco ma tu ti davi un sacco di arie….)

E lui,

che, a quei tempi, aveva l’acne

e pensava, che,

ogni sguardo su di lui

fosse rivolto ad ogni suo singolo brufolo,

e che questo causasse un reazione di ribrezzo,

per cui si chiudeva in se stesso,

in modo tale, che,

all’esterno appariva

come uno che non voleva mischiarsi,

disse:

“no non ero malgustoso….

ero solo timido e avevo paura dei giudizi degli altri”

Chiudete gli occhi

e parlate….

lasciando che quello che avete dentro

sgorghi fuori come una fontana piena di magia…

è la magia del cuore,

che la mente con i suoi ragionamenti non opprime.

Riproduzione riservata Gilberto Gamberini

foto riprodotte a fini didattico esplicativi

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