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“Mio Padre” di Milton H.Erickson

In risposta a uno studente che si preoccupava che Milton H. Erickson stesse per morire. Penso che questa preoccupazione sia del tutto prematura, non ho nessuna intenzione di morire. Anzi credo che sarà l'ultima cosa che farò. Mio padre è morto a 97 anni in mezzo. Aveva piantato degli alberi da frutto, chiedendosi se avrebbe vissuto abbastanza per mangiarne i frutti, e aveva 96 o 97 anni quando piantava quegli alberi. Mio padre a 97 anni piantava alberi da frutto: era orientato verso il futuro. Gli psicoterapeuti hanno delle idee sbagliate sulla malattia, gli acciacchi, la morte. Tendono a dare troppa importanza la questione dell'adattamento alla malattia, agli acciacchi, e alla morte. … Io penso che bisognerebbe ricordare che il giorno in cui si nasce è anche il giorno in cui si comincia morire. Solo che alcuni sono più efficienti di altri, e non perdono tanto tempo morire, mentre ci sono altri che aspettano un bel po'...A 80 anni mio padre ebbe un forte attacco coronarico..."Due o tre mesi un corno" disse mio padre offeso "lei forse vuol dire che mi tocca perdere tutta una settimana?"...Quando ebbe il suo secondo attacco di cuore..."Un'alta settimana sprecata" brontolò mio padre....Un'altra volta gli praticarono una drastica operazione addominale..."vorrà dire che invece di una settimana perderò dieci giorni"....Il terzo attacco di cuore lo colse quando aveva 89 anni...."Bè, adesso sta diventando una brutta abitudine, quella di perdere una settimana di tempo ogni volta....Il quarto attacco l'ebbe a 93 anni....onestamente, caro dottore, pensavo che il quarto attacco mi avrebbe portato via. Ora comincio a perdere le speranze per quando avrò il quinto attacco"....Mio padre e mia madre si godettero la vita, pienamente, sempre. Io cerco di inculcare nei miei pazienti la massima "godetevi la vita, e godetevela pienamente". E più humour riuscite a infondere alla vostra vita, meglio starete. Non so proprio come gli sia venuta a quello studente l'idea ch'io stia per morire. Ci penserò un'altra volta. A cosa? A morire? Oppure alla idea di quello studente?...Erickson parlava apertamente della morte, e, come suo padre, era orientato verso futuro, quando morì. Progettava di tenere una lezione il lunedì seguente....

“Mio Padre” di Milton H.Erickson

In risposta a uno studente che si preoccupava che Milton H. Erickson stesse per morire.

Penso che questa preoccupazione sia del tutto prematura,

non ho nessuna intenzione di morire.

Anzi credo che sarà l’ultima cosa che farò.

Mio padre è morto a 97 anni in mezzo.

Aveva piantato degli alberi da frutto, chiedendosi se avrebbe vissuto abbastanza per mangiarne i frutti,

e aveva 96 o 97 anni quando piantava quegli alberi.

Mio padre a 97 anni piantava alberi da frutto:

era orientato verso il futuro.

Gli psicoterapeuti hanno delle idee sbagliate sulla malattia, gli acciacchi, la morte. Tendono a dare troppa importanza la questione dell’adattamento alla malattia, agli acciacchi, e alla morte. …

Io penso che bisognerebbe ricordare che il giorno in cui si nasce

è anche il giorno in cui si comincia morire.

Solo che alcuni sono più efficienti di altri,

e non perdono tanto tempo morire,

mentre ci sono altri che aspettano un bel po’.

A 80 anni mio padre ebbe un forte attacco coronarico.

Quando lo portarono l’ospedale era in stato di incoscienza.

Mia sorella lo accompagnò;

e il medico le disse

“non si faccia troppe illusioni. Suo padre è una persona anziana, ha lavorato sodo tutta la vita, e ha avuto un attacco molto, molto grave.

E mia sorella disse:

“sbuffai i verso dottore gli dissi: “lei non conosce mio padre”.

Quando mio padre riprese conoscenza, il medico era lì

“che cosa successo?” Chiese mio padre

“non si preoccupi signor erickson” disse il medico “ha avuto un attacco alle coronarie molto brutto, ma nel giro di due o tre mesi se ne tornerà a casa come nuovo”.

“Due o tre mesi un corno” disse mio padre offeso “lei forse vuol dire che mi tocca perdere tutta una settimana?”

Una settimana dopo era casa.

Quando ebbe il suo secondo attacco di cuore, simile al primo, aveva 85 anni.

Venne lo stesso medico.

Mio padre riprese conoscenza disse “cosa è successo?”

“Stessa cosa” disse il medico.

Un’alta settimana sprecata” brontolò mio padre.

Un’altra volta gli praticarono una drastica operazione addominale

e li asportarono quasi tre metri di intestino.

Quando uscì dall’anestesia, nel reparto di convalescenza, chiese alla infermiera

“e questa volta cos’è successo?”

Lei glielo disse, e mio padre

vorrà dire che invece di una settimana perderò dieci giorni”.

Il terzo attacco di cuore lo colse quando aveva 89 anni.

Riprese conoscenza disse “stessa cosa dottore?”.

“Si” disse il medico.

Bè, adesso sta diventando una brutta abitudine,

quella di perdere una settimana di tempo ogni volta” disse mio padre.

Il quarto attacco l’ebbe a 93 anni.

Quando riacquistò conoscenza disse

onestamente, caro dottore, pensavo che il quarto attacco mi avrebbe portato via.

Ora comincio a perdere le speranze per quando avrò il quinto attacco“.

Quando aveva 97 anni e mezzo,

lui e due mie sorelle prepararono un viaggio di due giorni alla comunità dei vecchi agricoltori.

Tutti i suoi coetanei erano morti e così pure alcuni dei loro figli.

Stabilirono a che fare visita, a quale motel fermarsi, in quale ristorante mangiare.

Poi uscirono per salire in macchina.

Quando raggiunsero la macchina,

mio padre disse “oh, ho dimenticato il cappello“.

Corse dentro a prendere cappello.

Le mie sorelle attesero un ragionevole lasso di tempo;

poi si guardarono l’una con altra con sangue freddo e dissero

“ci siamo”.

Entrarono in casa.

Papà era steso morto sul pavimento, con una violenta emorragia cerebrale.

Mio padre e mia madre si godettero la vita, pienamente, sempre.

Io cerco di inculcare nei miei pazienti la massima “godetevi la vita, e godetevela pienamente”.

E più humour riuscite a infondere alla vostra vita, meglio starete.

Non so proprio come gli sia venuta a quello studente l’idea ch’io stia per morire.

Ci penserò un’altra volta.

A cosa? A morire? Oppure alla idea di quello studente?

Erickson una volta parafrasò Tennyson, dicendo “che non ci siano lamenti al bar, quando la mia nave prenderà il mare.

Erickson parlava apertamente della morte, e, come suo padre, era orientato verso il futuro, quando morì.

Progettava di tenere una lezione il lunedì seguente

Tratto Da Milton H. Erickson La Mia Voce Ti Accompagnerà I racconti didattici di Milton H Erickson a cura di SIDNEY ROSEN

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