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8 marzo con le donne del Darfur

Violenza sistemativa sulle donne. Le Ong denunciano decina di migliaia di casi: "Ed è solo la punta dell'iceberg". SOSDARFUR.it, una campagna per aiutare le popolazioni sudanesi

8 marzo con le donne del Darfur

di Redazione (redazione@vita.it)

08/03/2005







Violenza sistemativa sulle donne. Le Ong denunciano decina di migliaia di casi: “Ed è solo la punta dell’iceberg”. SOSDARFUR.it, una campagna per aiutare le popolazioni sudanesi

Stupro di massa e scientificamente perpetrato sulle donne -decine e decine di migliaia, e probabilmente queste cifre indicano solo la punta di un iceberg-accompagnato da ogni tipo di ulteriore possibile violenza connessa, e che spesso, per assurdo, si conclude non solo con l’impunita’ dei violentatori, ma con l’emarginazione delle vittime, come se l’orrore subito fosse una loro colpa.

E’ il quadro che emerge da due studi diffusi oggi da organizzazioni umanitarie relativi alla situazione nell’Ituri, nel nord est della Repubblica Democratica del Congo, dove la guerra non e’ mai finita; e nel Darfur, la martoriata regione dell’ovest del Sudan, la cui situazione fu definita qualche mese fa dall’Onu come ”la peggiore tragedia umanitaria degli ultimi anni”. Sull’Ituri (ma il discorso e’ estensibile a tutto il nord est) le cifre fornite oggi da Human Rights Watch (Hrw, tra le organizzazione a difesa dei diritti dell’uomo piu’ attive nel mondo), sono spaventose, come il loro contesto. Molte decine di migliaia di stupri da parte di soldati, miliziani o bande varie, dall’inizio della guerra civile, nel ‘98, ad oggi, visto che gli accordi di pace (fine 2002, con varo di governo di unita’ nazionale, estremamente debole e disomogeneo, peraltro) non hanno avuto alcun effetto positivo nella regione, non a caso tra le piu’ ricche del Congo.

Stupri, molto spesso di gruppo, che hanno colpito bimbe di tre anni cosi’ come anziane donne di 80, ma anche ragazzini. Quasi sempre accompagnati da ulteriori violenze fisiche: penetrate con oggetti vari, incisioni col coltello, botte con bastoni e cinghie e umiliazioni varie di ogni tipo. E che non sono il frutto di una sorta di follia casuale, ma di una vera e propria strategia mirata ad umiliare e schiacciare le popolazioni civili, che spesso poi, per antica drammatica tradizione, tendono ad isolare, ostracizzare, le vittime di tali orrori. Del resto nell’Ituri, (sconvolto da scontri tribali, le cui fila sono in realta’ tirate da chi ha interesse ad impadronirsi delle sue incredibili ricchezze) sono stati riscontrati sovente anche casi di cannibalismo.

E se questi sono i dati di Hrw, che sottolinea anche come ad oggi si’ e no una decina di persone siano state portate in giudizio, ancor piu’ spaventose sono le indicazioni di Medici senza Frontiere (Msf). Che partono da una constatazione: dal giugno del 2003, nel loro ospedale di Bunia, capoluogo dell’ Ituri, sono state curate per violenza sessuale circa 2.500 donne.

Ma, stando a Msf, considerando che nella grande maggioranza dei casi chi subisce tali violenze tace, ovvero si trova in aree estremamente distanti dall’ospedale, a cui non saprebbe come arrivare, e di cui magari ignora del tutto l’esistenza, questo numero puo’ essere realisticamente moltiplicato per 50. Vale a dire 125.000: una stima che tiene conto solo di poco piu’ degli ultimi 20 mesi. Analoga, seppur con numeri minori in assoluto ma forse maggiori in percentuale, la tragedia delle donne in Darfur.

Un comunicato diffuso oggi da Msf parla di 500 donne curate per stupro tra meta’ ottobre dello scorso anno e meta’ febbraio di quest’anno, e solo nel Sud e nell’Ovest della regione. Anche in questo caso, la punta di un iceberg; ed anche in questo caso i racconti delle vittime sono spaventosi. Il 28 per cento delle persone curate negli ospedaletti da campo sono state violentate piu’ volte da gruppi di soldati o miliziani; molte erano visibilmente incinte, addirittura alcune all’ottavo mese. Ed anche in questo caso, come nell’Ituri, allo stupro si accompagnano ulteriori violenze fisiche, nell’ambito di una strategia scientifica tesa ad annichilire i civili nemici.

Con un’aggiunta in piu’. Gli indigeni del Darfur sono neri (oltre che animisti), i loro principali persecutori sono i janjawid, o diavoli a cavallo, milizie nomadi arabe, e quindi bianche, e musulmane. Che sovente dicono alle donne che si accingono a stuprare: ”Vi faremo un bambino di un altro colore” E l’indagine di Msf rivela anche che in Darfur le vittime di queste violenze, ancora piu’ che in Congo, vengono sovente ostracizzate, se non - talvolta - addirittura imprigionate da corti islamiche.

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