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Straordinario genio,suicida a14 anni Brandenn, cigno incompiuto

La super-intelligenza, spesso resa vulnerabile da una super-sensibilità, espone a solitudini ignote ai mediocri, ma anche alle gioie dell'intuizione, della scoperta e dell'espressione, negati ai più. Non è solo una maledizione, è anche un difficile privilegio. Andersen lo raccontò più volte: nei dolori della sirenetta non nata per essere donna, nella mortificazione del brutto anatroccolo, così goffo tra le anatre, che si scopre, cresciuto, un cigno regale. Forse Brandenn non ha avuto il tempo di vedersi cigno, forse - incitato a bruciare le tappe - non se ne è dato il tempo. O forse, come tanti bambini-prodigio, stava "diventando normale" con la pubertà, ed ha vissuto questo processo come una degradazione o una sconfitta. E' un fatto, se non naturale, consueto: Rimbaud, magico poeta a 16 anni (Paul Verlaine lo chiamò "le garçon aux souliers de vent", il ragazzo con le scarpe di vento).....

Straordinario genio, suicida a 14 anni

Addio Brandenn, cigno incompiuto ti sarà leggero stare coi semplici

Trattato da «super» da psicologi e insegnanti, che l’hanno
strappato alla casa per prepararlo a primeggiare

Fonte Maurizio Blondet da L’Avvenire

Guardiamoci di trarre la conclusione sbagliata dalla tristissima storia di Brandenn Bremmer, bambino prodigio, suicida a 14 anni. I test psicologici (per quel che valgono) gli attribuivano un quoziente intellettivo (QI) di 178, quando 100 è il punteggio di un’intelligenza normale, 130 quella di un superdotato, 150 un genio. Brandenn, nato da genitori campagnoli del Nebraska che allevano cani, a due anni già divorava libri, a 10 aveva conseguito la licenza liceale, a 14 era già laureato a pieni voti. Poiché aveva cominciato a tentare il pianoforte a 3 anni, e a quattro eseguiva sinfonie classiche, non è strano apprendere che da tempo aveva pubblicato sue composizioni in un Cd di successo. Stava lavorando al nuovo Cd quando, presa la pistola del padre, s’è sparato alla testa. È spirato poche ore dopo - senza lasciare una traccia per decifrare il suo mistero e il suo dolore - all’ospedale dei bambini di Denver: perché era un bambino, dopotutto.
Non c’è genitore, credo, che avendo attorno figli perdutamente impegnati, come accade nell’adolescenza, a sembrare stupidi, non sia tentato di consolarsi: asini e ignoranti, ma sani. Non è così semplice. La super-intelligenza, spesso resa vulnerabile da una super-sensibilità, espone a solitudini ignote ai mediocri, ma anche alle gioie dell’intuizione, della scoperta e dell’espressione, negati ai più. Non è solo una maledizione, è anche un difficile privilegio. Andersen lo raccontò più volte: nei dolori della sirenetta non nata per essere donna, nella mortificazione del brutto anatroccolo, così goffo tra le anatre, che si scopre, cresciuto, un cigno regale. Forse Brandenn non ha avuto il tempo di vedersi cigno, forse - incitato a bruciare le tappe - non se ne è dato il tempo. O forse, come tanti bambini-prodigio, stava “diventando normale” con la pubertà, ed ha vissuto questo processo come una degradazione o una sconfitta. E’ un fatto, se non naturale, consueto: Rimbaud, magico poeta a 16 anni (Paul Verlaine lo chiamò “le garçon aux souliers de vent”, il ragazzo con le scarpe di vento), ricompare trentenne in Nordafrica, mercante d’armi. Brandenn sicuramente aveva letto un racconto bellissimo, che dovrebbe essere vietato a bambini come lui: “Fiori per Algernon”, la lancinante novella di fantascienza, di Daniel Kayes del 1966. Dove un deficiente mentale, trasformato temporaneamente in genio da una cura d’avanguardia, registra il suo inesorabile ritorno allo stato di subnormale con la piena coscienza di “essere stato” intelligente: non c’è bambino prodigio che non tema di decadere così, ma non è colpa sua. Specie la società americana, che ai superdotati assegna scuole speciali superiori con la buona intenzione di non lasciarli marcire di noia fra alunni comuni, impone ai piccoli geni, ambizioni ed ansie di prestazione enormi; troppo per le esili spalle di un quattordicenne. Brandenn è stato trattato così da psicologi e super-insegnanti, che l’hanno strappato alla casa e ai cuccioli per prepararlo come allenatori avidi addestrano un atleta che può vincere alle Olimpiadi. I genitori di Brandenn, campagnoli, non hanno saputo impedirlo. Ma sappiamo che si sono battuti perché il loro piccolo genio andasse alle scuole comuni della contea. Purtroppo tardi, vediamo che avevano ragione: li guidava l’amore, che non ha bisogno di essere super-normale per scegliere il bene.

 

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