Questo sito contribuisce alla audience di

Riuscire a convivere col dolore e condividerlo senza nasconderlo

E chi è riuscito a sopravvivere dovrà convivere con il trauma psicologico e con l'angoscia che inevitabilmente ne risulterà. "In questi casi si parla propriamente di stress post traumatico, una patologia ben precisa e identificata, che però spesso viene a torto attribuita alle situazioni e ai contesti più disparati. In realtà è una malattia che colpisce esclusivamente chi vive in prima persona il dramma e il trauma psicologico. Nel caso del maremoto in Asia, quindi, solo i turisti che erano in vacanza in quelle zone risentiranno direttamente di perdita di sonno e concentrazione, sbalzi di umore e incubi ricorrenti, i sintomi più caratteristici di questa malattia. Certo, ne risentiranno anche i parenti delle vittime e chi ha seguito l'intera vicenda da casa e ne è rimasto profondamente scosso. In questo caso i problemi sono rappresentati dalla paura, dallo sconcerto e dal senso di impotenza e di sbigottimento che ci prende di fronte a catastrofi naturali di simili dimensioni, dove non è possibile rintracciare alcun colpevole e ci si sente completamente impotenti"...a volte i piccoli hanno reazioni inaspettatamente positive, quasi fossero indifferenti al dramma vissuto. Ma lo scherzo o la risata estemporanea non devono trarre in inganno l'adulto, sempre pronto ad attaccarsi al più piccolo sintomo di guarigione, a credere che all'improvviso sia tutto passato. È certamente una forma di ottimismo più che giustificata, ma la realtà è ben diversa: anche se hanno risorse inaspettate, nei bambini eventi del genere lasciano cicatrici profonde, con conseguenze purtroppo pesanti e durature...

Riuscire a convivere con il dolore e condividerlo con chi ci sta vicino, senza nasconderlo

“Riuscire a convivere con il dolore e condividerlo con chi ci sta vicino, senza nasconderlo o far finta di nulla. È una responsabilità che graverà soprattutto sulle spalle degli adulti e dei genitori, che hanno il dovere di aiutare i propri figli a elaborare e superare il trauma vissuto”. Questo il commento di Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell’infanzia, in merito alle conseguenze sulla psiche dei bambini del disastroso maremoto che … ha colpito l’Asia.

Secondo le stime dell’Unicef, sono circa un terzo del totale delle vittime i bambini deceduti. E chi è riuscito a sopravvivere dovrà convivere con il trauma psicologico e con l’angoscia che inevitabilmente ne risulterà. “In questi casi si parla propriamente di stress post traumatico, una patologia ben precisa e identificata, che però spesso viene a torto attribuita alle situazioni e ai contesti più disparati. In realtà è una malattia che colpisce esclusivamente chi vive in prima persona il dramma e il trauma psicologico. Nel caso del maremoto in Asia, quindi, solo i turisti che erano in vacanza in quelle zone risentiranno direttamente di perdita di sonno e concentrazione, sbalzi di umore e incubi ricorrenti, i sintomi più caratteristici di questa malattia. Certo, ne risentiranno anche i parenti delle vittime e chi ha seguito l’intera vicenda da casa e ne è rimasto profondamente scosso. In questo caso i problemi sono rappresentati dalla paura, dallo sconcerto e dal senso di impotenza e di sbigottimento che ci prende di fronte a catastrofi naturali di simili dimensioni, dove non è possibile rintracciare alcun colpevole e ci si sente completamente impotenti”, continua lo psicologo.

“La sintomatologia della sindrome da stress post traumatico è varia e rivela un disagio molto profondo, che si può manifestare in tanti modi e che può durare per lunghissimo tempo, a volte per decine di anni. È per questo che i più colpiti sono molto spesso i bambini, i soggetti più fragili e indifesi della nostra società. Certo, a volte i piccoli hanno reazioni inaspettatamente positive, quasi fossero indifferenti al dramma vissuto. Ma lo scherzo o la risata estemporanea non devono trarre in inganno l’adulto, sempre pronto ad attaccarsi al più piccolo sintomo di guarigione, a credere che all’improvviso sia tutto passato. È certamente una forma di ottimismo più che giustificata, ma la realtà è ben diversa: anche se hanno risorse inaspettate, nei bambini eventi del genere lasciano cicatrici profonde, con conseguenze purtroppo pesanti e durature”, conclude Federico Bianchi.

Fonte Lanci

Nella Amnesia retrograda volontaria e/o inconscia,

non si vuole ricordare nulla di quell’evento

e di tutto quello che può legarsi all’evento,

si cerca di cancellarlo o di relegarlo sotto chiave,

in una zona nascosta,

perché la persona che soffre di PTSD,

già, subisce, continuamente, l’evento subito,

sotto forma di flash back,

ricordi, che si manifestano con incubi notturni

o pensieri ossessivi,

che sente, a seconda della gravità dei casi,

come un qualcosa,

che lo fa impazzire e che gli fa perdere di vista la realtà della sua vita….

…

Ma, non sempre, l’evento traumatico è conosciuto e riconosciuto,

perché, sottaciuto e non ammesso, da chi soffre di PTSD.

Chi soffre di PTSD non vuole ricordare l’evento….

o lo nasconde alla coscienza,

perché il ricordarlo gli causa maggior dolore

oppure perché lo ha cancellato o segregato nel suo io profondo.

Il PTSD

può insorgere, ad un intervallo di tempo variabile dal trauma,

e non solo nei canonici tre mesi indicati,

e può seguire, in modo evolutivo e senza interruzione temporale,

l’evento traumatico dello shock e dello stress acuto….

La TERAPIA

…..

L’evento viene rivissuto, affrontato,

confrontato con le altre esperienze,

se ne parla insieme, se ne discute,

in modo che l’evento sia riportato alla piena coscienza.

….

E’ essenziale che le proprie emozioni riaffiorino,

è essenziale uscire da quel passato,

per poterci riappropriare del proprio presente,

e da lì cercare spazio per la propria vita,

non più solo fatta di passato,

ma di futuro.

Ma, per superare il passato,

è necessario rivivere quel passato

ed ammetterlo nella propria vita,

e riportarlo alla consapevolezza della nostra coscienza…

Le categorie della guida