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Dalla parte della Vita.

Gli risposi “ tu conosci già le domande….ed hai già le tue risposte….tu non mi hai chiamato qui in veste di medico, ed allora ….ti risponderò come essere umano ….ti risponderò come vuoi che ti risponda….fai quello che ti senti, fai quello che ti detta il cuore ” Lui mi rispose in modo paradossale “ se lei si svegliasse….non mi perdonerebbe mai…di averla uccisa” Come poteva svegliarsi sua moglie e rimproverarlo di averla uccisa? Ma a volte in determinati momenti della nostra vita accadono e sentiamo le cose in modo anomalo e non è la razionalità che le esprime....Ma, a volte i miracoli accadono….quando ci crediamo….quando vogliamo che accadano…. ed anche se accadessero solo 1 volta su un milione di casi… io sarei dalla parte della vita. Ed ascolterei la voce dell’inconscio piuttosto che quella della ragione...

Dalla parte della Vita.

 

 

 

Ricordo quando insieme al marito andai all’ospedale.

La giovanissima moglie era in coma irreversibile.

I colleghi medici dell’ospedale avevano chiesto al marito

l’autorizzazione allo espianto degli organi.

 

Lui mi domandò il mio parere.

 

Gli risposi

“ tu conosci già le domande….ed hai già le tue risposte….tu non mi hai chiamato qui in veste di medico, ed allora ….ti risponderò come essere umano ….ti risponderò come vuoi che ti risponda….fai quello che ti senti, fai quello che ti detta il cuore ”

 

Lui mi rispose in modo paradossale “ se lei si svegliasse….non mi perdonerebbe mai…di averla uccisa”

 

Come poteva svegliarsi sua moglie e rimproverarlo di averla uccisa?

 

Ma  a volte in determinati momenti della nostra vita accadono e sentiamo le cose in modo anomalo e non è la razionalità che le esprime.

 

Il miracolo non accadde e scientificamente non poteva accadere.

 

La moglie morì dopo due giorni.

 

Ma, a volte i miracoli accadono….quando ci crediamo….quando vogliamo che accadano….

ed anche se accadessero solo 1 volta su un milione di casi…

io sarei dalla parte della vita.

 

Ed ascolterei la voce dell’inconscio piuttosto che quella della ragione.

 

 

Ma l’eutanasia è un’altra cosa
Per la scienza è un caso limite

FONTE REPUBBLICA Umberto Veronesi

di UMBERTO VERONESI
MILANO -
Tutto il mondo guarda alla storia di Terri Schiavo con trepidazione e commozione e la maggior parte la vive come un nuovo, clamoroso, esempio di eutanasia: un’altra occasione dunque per scatenare il dibattito etico, filosofico, giuridico, e ora anche politico, sulla questione se sia giusto o no appoggiare il principio della buona morte.

Ma sul piano della scienza e della medicina c’è un equivoco che mi vedo costretto a sottolineare, nonostante segua anch’io con grande angoscia la vicenda americana. Quello di Terri non è un caso di eutanasia. Sull’onda emotiva, sollevata dal fatto di cronaca ma anche dal rincorrersi delle dichiarazioni dei “grandi della terra”, pochi hanno pensato di ascoltare e riportare attentamente la voce della scienza. E la scienza ci dice che eutanasia significa assecondare la libera volontà espressa da un malato di porre fine alla sua esistenza quando si verifichino alcune condizioni che la rendono insopportabile.

Si tratta dunque della massima espressione del diritto dell’individuo all’autodeterminazione e alla libertà di pensiero circa la propria vita e la propria morte. E’ ovvio che nel caso di Terri questo diritto non può purtroppo essere esercitato. E dunque la questione si deve spostare dall’eutanasia a quella, forse ancor più complessa, della fine della vita. Dal punto di vista scientifico oggi c’è accordo nel decretare che la morte di una persona avviene quando, le sue funzioni cerebrali sono irreversibilmente compromesse. Tant’è che in questo caso è consentito il prelievo degli organi dalla legislazione italiana.
Esistono però delle situazioni intermedie fra la vita e la morte, come quella dello stato vegetativo permanente di Terri, in cui sono compromesse solo le funzioni superiori che consentono la vita di relazione. Il problema diventa pertanto quello di decidere fino a che punto le terapie messe in atto per mantenere questo stato di vita puramente vegetativa, sono da considerarsi una forma di accanimento terapeutico o no. È una problematica complessa e delicata che, quand’ero ministro della Sanità, ho affidato al parere di una commissione di esperti, medici e giuristi che preparò nel 2001 un documento che ha fornito conclusioni molto significative.

Il testo finale di quel documento afferma che lo stato vegetativo permanente deve essere accertato da una commissione medica, sulla base di una osservazione prolungata, per il tempo necessario secondo gli standard scientifici riconosciuti a livello internazionale. L’idratazione e la nutrizione artificiali degli individui in stato vegetativo permanente possono essere interrotte solo dopo che la commissione medica abbia accertato la condizione di irreversibilità. Su ogni proposta di sospensione dell’idratazione e della nutrizione artificiali degli individui in stato vegetativo permanente la commissione medica deve esprimere il suo parere: deve essere infine rispettata la procedura di autorizzazione del tutore secondo le norme vigenti per gli atti di straordinaria amministrazione.

Il valore del documento non è solo tecnico. È un esempio concreto di come, al di là della comprensibile emozione, e soprattutto al di là della babilonia comunicativa e della sua facile strumentalizzazione, il rigore del pensiero razionale scientifico può, e io credo deve, indicare dei percorsi, chiarire il significato delle parole e aiutare la società a capire ed affrontare le situazioni anche più drammatiche come la fine della vita. Anche quella di Terri Schiavo.

(22 marzo 2005)

 

EUTANASIA IN AMERICA

Terri, la speranza sfida l’ultimo «no»

Respinto il doppio ricorso al tribunale di Atlanta. Bush: «Non escludo altre azioni»

Di Francesca Bertoldi fonte AVVENIRE

Il presidente americano George W. Bush non si arrende: «Guardiamo a tutte le opzioni, dal punto di vista dell’esecutivo», ha detto ieri spiegando di non escludere ulteriori azioni per
salvare Terri Schiavo. E anche se il portavoce, Scott McClellan, ha poi ridimensionato le aspettative dicendo che purtroppo «non ci sono più opzioni legali», resta forte la speranza. L’ultima, dopo che la Corte d’appello federale di Atlanta (Georgia) ha respinto, per due volte, il ricorso dei genitori di Terri che chiedevano di rovesciare il verdetto di primo grado che impedisce di ripristinare il tubo di alimentazione alla figlia, staccato venerdì scorso. Una prima sentenza è stata emessa da tre giudici della Corte: due voti contro uno. I due che hanno votato contro la ripresa dell’alimentazione forzata, Ed Carnes e Frank Hull, hanno scritto che gli appellanti «non sono riusciti a dimostrare la validità dei loro argomenti». «Abbiamo stabilito che la Corte distrettuale ha preso in modo attento e ponderato la decisione di negare l’intervento d’urgenza e quindi non c’è stato abuso di discrezionalità», hanno aggiunto. I genitori di Terri Schiavo non si sono arresi e hanno subito chiesto una nuova udienza sul caso da parte di tutti e 12 i giudici della Corte distrettuale di Atlanta: in sessione plenaria, dunque, e con un dibattito pubblico. Ma la Corte ha rifiutato di riesaminare il caso. Ora ai legali dei genitori resta l’ultima opzione: il ricorso alla Corte suprema degli Stati Uniti. Che però in occasioni precedenti aveva rifiutato di pronunciarsi sul caso e che, comunque, potrebbe arrivare troppo tardi a una decisione: Terri sta morendo. Il tubo resta staccato e la donna è sempre più debole. Ha già cominciato a mostrare i primi segni di disidratazione. La madre Mary dice che «si sta consumando rapidamente». La Corte di Atlanta ha di fatto confermato la sentenza che martedì era stata emessa dal giudice federale di Tampa, in Florida, James Whittemore: sentenza con cui si riconosceva ch e i precedenti processi delle Corti federali avevano «protetto» gli interessi di Terri nell’accogliere la richiesta del marito, Michael Schiavo, di staccare l’alimentazione. La sentenza vanifica anche l’intervento politico del Congresso e del presidente Bush, che, nella notte tra domenica e lunedì, avevano promulgato una legge ad personam per salvare Terri, autorizzando la magistratura federale ad occuparsi del caso, che è di pertinenza di quella statale. Ieri Bush ha difeso quell’iniziativa ribadendo che «era la cosa migliore da fare» e che, quando è in gioco la vita umana, «è meglio stare dalla parte della vita». Ha aggiunto: «Ora aspettiamo di vedere cosa deciderà la Corte suprema». Il governatore della Florida Jeb Bush, fratello del presidente, ha lanciato un appello al Parlamento statale perché intervenga «con urgenza». Jeb Bush ha detto che, per quanto gli risulta, la Schiavo «non si trova in uno stato vegetativo permanente, ma in una situazione di coscienza minima». A fare un tentativo per salvare Terri ci ha provato anche Dan Webster, un repubblicano che siede nel Senato dello Stato della Florida, tentando di rilanciare l’iniziativa legislativa (finora sempre fallita) per salvare la donna. Ma il Senato della Florida ha bocciato la proposta, malgrado l’appello lanciato loro dalla madre di Terri. Il Congresso americano, inoltre, sta pensando a un provvedimento che regolamenti casi analoghi a quello di Terri: pazienti in coma o stato vegetativo che non hanno lasciato volontà esplicite. L’idea è di varare una legge che renda normativo il ricorso a un giudice federale in caso di dispute tra i familiari. Intanto, fuori dalla clinica di Pinellas, in Florida, dove Terri è degente, i manifestanti pro-vita pregano per la donna, denunciando quello che loro appare «un chiaro caso di tirannia giudiziaria». Una mamma con i suoi quattro bambini sono stati fra i numerosi attivisti arrestati ieri: i manifestanti cercano simbolicamente di portare acqua a Terri, la polizia li ferma non appena varcata la soglia della casa di cura. Ma è difficile contenere la protesta: sono migliaia le persone che si stanno mobilitando per salvare Terri e il valore, il più grande, della sua vita.

 

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