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Ultimo tra gli ultimi I

la sua donazione assoluta all’umanità nell’umiliazione della morte. Un’umiltà che non è fine a se stessa, ma ha una meta d’amore. Il gesto diventa in tal modo esemplare. E’ Gesù stesso a ricordarlo dopo che si è rialzato e ha ripreso il suo posto a mensa: «Se io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri». E’ questa la lezione del Giovedì Santo.

Ultimo tra gli ultimi

fonte Gianfranco Ravasi AVVENIRE

Ravasi
Così ci ha detto di essersi donato
per riscattarci dal peccato

«Sei risalito dal fonte. Hai ascoltato la lettura. Il vescovo, raccolte le vesti, ti ha lavato i piedi». Così sant’Ambrogio nella sua opera I sacramenti (III, 4) attestava che il rito che oggi si celebra in molte chiese era anticamente connesso al battesimo, anche se ben presto fu riportato al giovedì santo, come sembra testimoniare s. Agostino. Gesù, infatti, stando al Vangelo di Giovanni (13, 1-15), aveva compiuto quel gesto durante l’ultima cena, mentre scendeva il tramonto su Gerusalemme.
Il suo era stato un atto simbolico ma anche provocatorio, come era emerso dalla reazione iniziale di Pietro: «Tu non mi laverai i piedi, mai!». Infatti nella prassi orientale antica era usanza offrire acqua all’ospite perché si lavasse i piedi impolverati dal viaggio (e coperti solo da sandali). Ma un testo giudaico di commento all’Esodo esplicitamente ammoniva che non si poteva esigere neppure da uno schiavo che lavasse i piedi al padrone o al suo ospite. Siamo, quindi, di fronte a un atto estremo di umiliazione che Gesù, maestro e Signore, compie nei confronti dei suoi discepoli.
Egli in quel momento attuava in pienezza le parole che un giorno aveva proclamato: «Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli… Egli si cingerà le vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli» (Luca 12, 37). Un atto, certo, di umiltà ma anche di amore e di servizio. E’ significativo che in un’opera giudaica del I secolo a.C. intitolata Giuseppe e Aseneth, la moglie egiziana di questo famoso personaggio della Genesi si dichiarava pronta a lavargli i piedi al posto delle serve perché «i tuoi piedi - diceva - sono i miei piedi! Nessun altro laverà i tuoi piedi».
Al di là delle molteplici interpretazioni che il gesto di Gesù ha ricevuto nella storia dell’esegesi della pagina giovannea (battesimale, eucaristico, sacrificale, morale), è indubbio che con questo atto simbolico egli - alla m aniera dei profeti - ha voluto rappresentare la sua donazione assoluta all’umanità nell’umiliazione della morte. Un’umiltà che non è fine a se stessa, ma ha una meta d’amore. Il gesto diventa in tal modo esemplare. E’ Gesù stesso a ricordarlo dopo che si è rialzato e ha ripreso il suo posto a mensa: «Se io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri». E’ questa la lezione del Giovedì Santo.

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