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Psicoterapia della Pelle: come ti percepisci

Una patologia che, proprio a causa delle sue caratteristiche, può avere delle forti ripercussioni sulla qualità della vita di chi ne è affetto. Non a caso, il 54% degli psoriaci si dichiara depresso, il 10% pensa addirittura al suicidio, il 75% dichiara di subire una riduzione dell'autostima e della fiducia in se stesso, il 35% vede compromesse relazioni sessuali e il 20% ha subito gravi episodi di rifiuto sociale ....può comportare sul paziente un peso psichico più grande di quanto ne abbiano altre patologie, anche più gravi...E’ il modo in cui mi sento dentro che condiziona il mio comportamento fuori. In questo caso avviene una sommatoria di azioni negative. Il modo col quale penso che gli altri mi vedono al di fuori condiziona il mio modo di sentirmi dentro...Le domande possiamo porcele anche noi, anche se non sempre serve farlo, ma, le risposte: devono sempre darcele gli altri...E lui, che, a quei tempi, aveva l’acne e pensava, che, ogni sguardo su di lui fosse rivolto ad ogni suo singolo brufolo, e che questo causasse un reazione di ribrezzo, per cui si chiudeva in se stesso, in modo tale, che, all’esterno appariva come uno che non voleva mischiarsi, disse: “no non ero malgustoso…. ero solo timido e avevo paura dei giudizi degli altri” se io cambio il mio modo di guardare alle cose le affronterò in modo diverso, cosicché otterrò risposte diverse ed avrò risolto il mio problema. E’ l’impatto sulle cose che ci danneggia, non le cose di per se. E’ come noi le vediamo e poi come noi le elaboriamo mentalmente quelle cose, che ci crea il problema su quelle cose…...Il pensiero convergente, centripeto, brucia lo spazio, occupandolo tutto e si approfondisce nel nostro io, soffocandolo....Qualsiasi problema, elaborato in modo convergente, si stratifica su precedenti pensieri, come se fossero strati geologici sedimentati, è un imbuto rovesciato, che prima o poi viene colmato saturato e diviene un peso insostenibile, che l’essere umano non riesce a gestire e a sopportare....Tu non sei la tua malattia, ma sei un qualcosa di più e di diverso...

Roma, 1 apr. (Adnkronos Salute) - Sono 2,5 milioni gli italiani che soffrono di psoriasi, malattia cutanea caratterizzata dalla formazione sulla pelle di placche in rilievo e infiammate, con squame di colore argenteo che possono interessare ogni parte del corpo. Una patologia che, proprio a causa delle sue caratteristiche, può avere delle forti ripercussioni sulla qualità della vita ….Non a caso, il 54% degli psoriaci si dichiara depresso, il 10% pensa addirittura al suicidio, il 75% dichiara di subire una riduzione dell’autostima e della fiducia in se stesso, il 35% vede compromesse relazioni sessuali e il 20% ha subito gravi episodi di rifiuto sociale quali, ad esempio, la perdita del posto di lavoro. ….”L’impatto di questa patologia, che colpisce indistintamente uomini e donne - prosegue l’esperto - è comunemente sottovalutato, sebbene nelle forme moderate e soprattutto in quelle più gravi può comportare sul paziente un peso psichico più grande di quanto ne abbiano altre patologie, anche più gravi”. ……. (Ile/Adnkronos Salute)

E’ il modo in cui mi sento dentro che condiziona il mio comportamento fuori.

In questo caso avviene una sommatoria di azioni negative.

Il modo col quale penso che gli altri mi vedono al di fuori condiziona il mio modo di sentirmi dentro.

Vi è un meccanismo analogo anche nell’acne e nella foruncolosi.

 

Mille personali risposte,

alle proprie mille domande.

Le domande possiamo porcele anche noi,

anche se non sempre serve farlo,

ma, le risposte:

devono sempre darcele gli altri.

 

Una volta,

a Bologna, accadde, che,

due ex compagni di scuola,

un uomo e una donna,

si rincontrarono dopo molti anni.

 

Lei gli disse,

uso la traduzione letterale dal bolognese,

perché èsprime di più il concetto

 “sai…a quei tempi..io ti avrei fatto un pigiama di saliva…

ma tu eri così malgustoso…!

(mi piacevi un sacco ma tu ti davi un sacco di arie….)

E lui,

che, a quei tempi, aveva l’acne

e pensava, che,

ogni sguardo su di lui

fosse rivolto ad ogni suo singolo brufolo,

e che questo causasse un reazione di ribrezzo,

per cui si chiudeva in se stesso,

in modo tale, che,

all’esterno appariva

come uno che non voleva mischiarsi,

disse:

“no non ero malgustoso….

ero solo timido e avevo paura dei giudizi degli altri”

 

Se io cambio il mio modo di guardare alle cose

le affronterò in modo diverso,

cosicché otterrò risposte diverse

ed avrò risolto il mio problema.

E’ l’impatto sulle cose che ci danneggia,

non le cose di per se.

E’ come noi le vediamo

e poi come noi le elaboriamo mentalmente quelle cose,

che ci crea il problema su quelle cose…

 

 

 

Il cambiamento del punto di vista

sta alla base della terapia ericksoniana,

ed è espresso da questo concetto fondamentale.

Il cambiamento del pensiero

da convergente, a spirale dentro noi stessi,

all’allargamento del pensiero fuori di noi:

il pensiero divergente.

Il pensiero convergente,

centripeto,

brucia lo spazio,

occupandolo tutto

e si approfondisce nel nostro io, soffocandolo.

Il pensiero divergente

può muoversi i tutte le direzioni,

a raggiera,

come i petali di un fiore,

e conquista sempre più nuovi spazi,

man mano che si allarga…

 

 

Qualsiasi problema,

elaborato in modo convergente,

si stratifica su precedenti pensieri,

come se fossero strati geologici sedimentati,

è un imbuto rovesciato,

che prima o poi viene colmato, saturato

e diviene un peso insostenibile,

che l’essere umano non riesce a gestire e a sopportare.

 

Tu non sei la tua malattia,  ma

sei un qualcosa di più e di diverso

 

Gilberto Gamberini riproduzione riservata

 

foto riprodotte a fini didattico esplicativi

 

 

 

 

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