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Figli: Solitudine e Violenza.

I giovani non possono essere diversi dai modelli, che ricevono dal mondo degli adulti....societa': aggressivita, competitivita', aspirazione al successo a tutti i costi''..'L'immagine entra con estrema facilita' nel cervello , soprattutto in quello piu' plastico dei giovani - ha ricordato Sorrentino - vi rimane a lungo e puo' modificare il comportamento delle persone''....i giovani non si identificano piu' in eroi dalle indubbie qualita', ma in chi appare di piu' sul piccolo schermo, anche se si tratta di persone banali....può fare perdere di vista il senso della misura: il senso della realtà. Può fare perdere di vista il senso vero dell’uomo e della vita, fatto di sacrifici quotidiani veri, di emozioni sentite, immedesimate, nella sua ricerca del Bello, del Buono e dell’Amore, in una armonia con gli altri esseri umani ed animali, in una sintesi più generale con l’universo....può fare perdere di vista il senso della misura: il senso della realtà. Può fare perdere di vista il senso vero dell’uomo e della vita, fatto di sacrifici quotidiani veri, di emozioni sentite, immedesimate, nella sua ricerca del Bello, del Buono e dell’Amore, in una armonia con gli altri esseri umani ed animali, in una sintesi più generale con l’universo...può fare perdere di vista il senso della misura: il senso della realtà. Può fare perdere di vista il senso vero dell’uomo e della vita, fatto di sacrifici quotidiani veri, di emozioni sentite, immedesimate, nella sua ricerca del Bello, del Buono e dell’Amore, in una armonia con gli altri esseri umani ed animali, in una sintesi più generale con l’universo...Giovani piu' violenti perche' imitano i videogiochi e rischiano di confondere la realta' con le immagini virtuali ...''L'overdose di immagini violente - precisa Sorrentino - smantella la capacita' di freno e di inibizione del nostro cervello''. ...I giovani dovrebbero essere lasciati meno soli ad affrontare le cose, che, hanno un impatto col loro profondo, con la loro psiche, che, è in via di formazione ed elabora, molte volte, in senso acritico, tutto ciò che viene loro proposto....certi eventi dovrebbero essere commentati insieme, giocati insieme, partecipati, affinché la realtà virtuale, non sia assunta alla stessa stregua della realtà reale....nessuna macchina "giocante e parlante" faccia le veci e si sostituisca all’affetto e alla presenza dei genitori...

 

I giovani non possono essere diversi dai modelli, che ricevono, perché in una carenza di dialogo e di rapporto famigliare, si rivolgono e si identificano nei modelli e nei miti, che la società propone.

Se, poi, gli stessi genitori rincorrono i miti della superficialità e del benessere ad ogni costo come possono illudersi, che, i loro figli possano diventare diversi da loro?

L’illusione, poi, dei genitori di poter essere i migliori genitori possibili e di non avere poi il tempo materiale per fare i genitori si rivela come una grande frustrazione.

E spesso non si vuole affrontare il problema, pensando  che “il peggio” debba sempre accadere agli altri.

 

“Roma, (Adnkronos Salute) - Attenzione ai reality show: possono creare disturbi psicologici nei giovani ma anche danni fisici. Colpa della ‘Sindrome dei non famosi‘(Sindrome da Anonimato) che colpisce un numero crescente di giovani costretti a inseguire modelli di popolarita’ dei personaggi televisivi. Ma anche i miti di magrezza e bellezza. Modelli ”banali ma comunque irraggiungibili”. A descrivere il fenomeno e’ Rosario Sorrentino, membro dell’Accademia americana di neurologia, che punta il dito contro la ‘tv trash’ colpevole di ‘creare’ una generazione ”frustrata e delusa perche’ estromessa da quella che e’ ormai considerata la ‘vita vera’, quella vissuta dai personaggi televisivi”.

Programma simbolo di questa tendenza e’ ‘L’isola dei famosi’ dove ”il mito della magrezza - ha spiegato Sorrentino nel corso di una conferenza stampa a Roma sulle ‘Nuove solitudini’ - e’ esaltato al massimo. Con rischi enormi sulla salute dei giovani che vogliono assolutamente conformarsi ai modelli proposti: un vero e proprio spot per l’anoressia”. Negative anche le relazioni che si creano tra i concorrenti, basate sulla competitività’, l’aggressione e la sopraffazione. ….

”La tv non va demonizzata - ha ricordato l’antropologa Cecilia Gatto Trocchi, docente all’universita’ Roma III - perche’ non fa che amplificare gli elementi negativi presenti nella societa’: aggressivita, competitivita’, aspirazione al successo a tutti i costi”. Un ‘ingigantimento’ del negativo particolarmente evidente nei reality. ”Il voyeurismo su cui si basano questi programmi e’ una perversione. Fondare un programma su una perversione e’ assurdo. Non ci meravigliamo quindi se le conseguenze sono negative sui comportamenti dei ragazzi”. …

A rendere cosi’ potenti e suggestivi i modelli proposti dalla Tv e’ la forza delle immagini. ‘L’immagine entra con estrema facilita’ nel cervello , soprattutto in quello piu’ plastico dei giovani - ha ricordato Sorrentino - vi rimane a lungo e puo’ modificare il comportamento delle persone”.


E i reality show - con la ‘esposizione’ prolungata nel tempo dei protagonisti, presenti per settimane nelle case dei telespettatori - sono particolarmente incisivi. E cosi’ i giovani non si identificano piu’ in eroi dalle indubbie qualita’, ma in chi appare di piu’ sul piccolo schermo, anche se si tratta di persone banali. ”Nei secoli passati - ha ricordato Cecilia Gatto Trocchi - la cultura e l’arte avevano lo scopo di formare ‘buoni cittadini’, proponendo modelli positivi. Oggi i buoni cittadini non sono piu’ funzionali, non servono. Le corporation hanno bisogno solo di ottusi consumatori. Importante e’ comprare, non avere valori”. … (Ram/Adnkronos Salute) ”

Io non credo, che, tutto sia imputabile ai reality show, anche se, certamente, tutto ciò che enfatizza la banalità, la superficialità, la simulazione dei veri problemi della vita e della sopravvivenza, l’arrivismo sfrenato, la ricerca del successo fine a se stesso, non per capacità intellettive, studio, sacrificio, sensibilità, ma, per esaltazione dell’io, della apparenza, della recitazione e delle piccole furbizie, dovrebbe essere evitato….

L’enfatizzazione del mediocre, del superficiale, dell’ignorante o di quello, che, di più negativo la società propone, fino a farlo diventare protagonista assoluto della scena, può essere deviante per un giovane ed insieme ad altre devianze può fare perdere di vista il senso della misura: il senso della realtà.

Può fare perdere di vista il senso vero dell’uomo e della vita, fatto di sacrifici quotidiani veri, di emozioni sentite, immedesimate,

nella sua ricerca del Bello, del Buono e dell’Amore, in una armonia con gli altri esseri umani ed animali, in una sintesi più generale con l’universo.


 


«Perdonateci, perdonateci, se è possibile». Un plurale doppio: con il quale per una volta il padre carica sulle sue spalle la responsabilità di un figlio forse mai conosciuto e che ora improvvisamente la tragedia rivela. …. E quante possibili parafrasi, poi, dietro la risposta di papà Ciancaleoni a chi gli pone una domanda innocua e inevitabile: ma non vi siete mai accorti?
Sentite: «No, francamente no, mio figlio era un ragazzo, per quel che lo conoscevo io, per quel che lo conosco io, è un ragazzo normale, lavora, lavorava, aveva degli amici, gli piaceva giocare con la Playstation, aveva degli hobby, faceva collezione di riviste, tanti sogni che non esistono più». L’alternanza dei tempi verbali, uno spaesamento definitivamente risolto al passato. Quell’inciso un po’ buttato là («per quel che lo conoscevo io»), che lascia immaginare deserti di incomprensione. Si direbbe: ma chi, meglio di un padre, può conoscere il proprio figlio?
Eppure, lo sgomento nello scoprire di non aver mai osservato Davide per quel che era, per quel che si portava dentro, per la pistola che portava in tasca all’insaputa di tutti. E la Playstation con la collezione di riviste promosse a «sogni che non esistono più». Insomma, erano questi i sogni di Davide? Tutto qua? Erano questi i sogni dei diciotto giovani, tra i 18 e i 25 anni (ne parlavano le agenzie qualche giorno fa), denunciati per vandalismi compiuti a Lecco con «altri cinque minorenni»? E quali erano i sogni dei due ventenni di Dervio (sempre Lecco) arrestati dopo aver aggredito un ragazzo in pieno centro? E che cosa sognavano i due ragazzi e le due ragazze che il 9 dicembre sera in via Bovara (Lecco) hanno picchiato un commerciante durante una rapina? Effetto a catena?
Oppure una difficile «normalità» che il benessere finora ha coperto come un lenzuolo bianco? Una «normalità» fatta di figli muti che i padri non vogliono conoscere. ….
Una professoressa di un liceo cittadino diceva: «Ogni giorno ne vedo tanti, in classe, di ragazzi depressi…. quando li vedo tristi o aggressivi mi viene di dirgli: vieni qui… dimmi qualcosa, parla, e alla fine li vedo andar via un po’ rinfrancati». Forse, anche un abbraccio può essere un sogno più grande delle Playstation e delle riviste……….” Fonte Corriere della Sera Paolo di Stefano Parole e Silenzi. Noi, papà e figli nel deserto di casa


 


Fonte Roma (Adnkronos Salute) - Giovani piu’ violenti perche’ imitano i videogiochi e rischiano di confondere la realta’ con le immagini virtuali. A lanciare l’allarme e’ il neurologo Rosario Sorrentino, membro dell’Accademia americana di neurologia, nel corso della conferenza stampa sulle nuove solitudini svolta oggi a Roma.

”Alcuni episodi di violenza estrema - spiega Sorrentino - soprattutto quelli compiuti da giovani e giovanissimi, come nel recente caso di Lecco, ricordano le azioni di videogiochi dove l’aggressione, la rapina, la guerra sono un tema centrale. Atti ricchissimi di particolari che diventano molto suggestivi”. Per alcuni soggetti gia’ a rischio il pericolo e’ identificarsi troppo nella realta’ virtuale soprattutto se si fa un uso eccessivo di videogame. ”L’overdose di immagini violente - precisa Sorrentino - smantella la capacita’ di freno e di inibizione del nostro cervello”. ….


”Oggi i modelli positivi - spiega l’antropologa Cecilia Gatto Trocchi, dell’Universita’ di Roma Tre - sono molto svalutati: chi lavora e fa il suo dovere non e’ molto ‘attraente’. Si mira ad altro: successo, potere, vita facile. In questo contesto i videogiochi non fanno che rafforzare l’idea positiva del successo e del potere. Siamo arrivati ad avere sul mercato italiano un videogioco sulla camorra: bisogna essere camorristi per vincere ed essere i migliori”. (Ram/Adnkronos Salute)

Forse identificare il male in un unico artefice solleva e assolve le nostre coscienze, pensando, che, eliminando quel male, tutto, come per miracolo, vada a posto.

Credo, che, l’animo umano sia cosa assai più complessa e le sue interazioni con la realtà esterna siano altrettanto complesse e molto personali.

Per ogni evento ci sono tutta una serie di cause e di concause, che, in percentuale diversa concorrono a determinare un certa reazione….

 

Esiste un quid personale, che spinge verso una direzione e non in un’altra, in giovani che possono avere lo stesso problema di fondo.

A volte, è un occasione, l’opportunità di quel momento, l’intersecarsi di un insieme di eventi sfavorevoli, che spinge l’individuo in una certa direzione.

Neppure la criminalizzazione dei genitori può essere condivisibile, perché un genitore cerca sempre di dare il massimo o ha l’impressione di farlo.

Forse è nella sua idea del “massimo” che, ci sono dei limiti oggettivi.


I giovani dovrebbero essere lasciati meno soli ad affrontare le cose, che, hanno un impatto col loro profondo, con la loro psiche, che, è in via di formazione ed elabora, molte volte, in senso acritico, tutto ciò che viene loro proposto
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In questa fase di maturazione dovrebbero avere qualcuno accanto, che non sia solo il mezzo televisivo o un videogioco,


certi eventi dovrebbero essere commentati insieme, giocati insieme, partecipati, affinché la realtà virtuale, non sia assunta alla stessa stregua della realtà reale.

 

E bisognerebbe, che, nessuna macchina “giocante e parlante” faccia le veci e si sostituisca all’affetto e alla presenza dei genitori.

Magari, i genitori sbaglieranno ancora, e da “esseri umani” potranno sicuramente sbagliare, ma potrebbero dire, a se stessi, di aver fatto e dato tutto il possibile, che va ben oltre l’aspetto materiale e del ruolo di “spettatore” di quanto succede, ma divenire protagonisti e compagni della evoluzione dei loro figli e della società intera.

Riproduzione riservata Gilberto Gamberini

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