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Quando il Bullismo diventa violenza fisica e psicologica

Piccoli drammi vanno in scena ogni giorno, soprattutto a scuola, senza che gli adulti si accorgano di nulla. Dalle derisioni alle offese verbali, dalle prepotenze alla vera e propria violenza fisica, sono tanti i gesti racchiusi sottoil nome di bullismo, gesti sistematici che si possono trasformare in un incubo ...manca un aiuto al ragazzo in difficoltà, la sua aggressività aumenta o verso sé stesso con comportamenti tesi al suicidio o verso gli altri, verso coetanei che non possono sfuggire”....Marina cominciò a parlare, parlò a lungo a ruota libera, descrivendo continue angherie, minacce, furti, piccole e ripetute violenze verbali e fisiche, delle quali non aveva mai parlato alla mamma perché quel bambino aveva minacciato di picchiarla ancora di più e di fare del male ai suoi genitori. Ultimamente a quel bambino si erano uniti anche due altri bambini, di un’altra classe che lo spalleggiavano. Il gruppetto un giorno l’aveva spinta verso i bagni e li avevano cercato di toccarla. Non aveva mai raccontato questo episodio ai genitori, perché se ne vergognava ed era stata minacciata, se lo avesse fatto. “ ….E’ da quando che è iniziata la scuola che è sempre così, la mamma ha ragione ma quello li, non capisce niente, se gli parlo mi fa del male, se sto zitta mi tormenta, qualunque cosa faccia lui mi fa del male…so che ha dei problemi….ma io vorrei… che tu gli dessi un cazzotto!”....non rido di te Marina e neppure per quello che mi hai detto…rido perché…ti confiderò un segreto…quando ero in prima media c’era un ragazzo più piccolo di me…sembrava fragile come una foglia…eppure tirava certe sventole…io me le ricordo ancora…mi sconfiggeva ogni volta…alla fine fui costretto a rispettarlo e a lasciarlo in pace...Rido perché io le ho sempre prese, non le ho mai date, ero irruente, la vera forza è dosare le proprie forze, proprio come faceva quel ragazzo…ma a me mancavano le basi..non conoscevo le arti marziali…” “Ti piacerebbe imparare qualcosa del genere…non per fare del male…ma per difenderti dal male…in modo che il male cessi per sempre?”...Ora è il momento che tuo padre, tua mamma, i tuoi insegnanti ed io risolviamo questa situazione…questa è la mia promessa…che manterrò cascasse il mondo…Diamoci la mano…Posso parlare di quello che mi hai confidato con i tuoi genitori? Si? Bene! …Ed allora se me lo permetti…fai entrare mamma e papà…ti do questo album di fotografie sulla Cina…così conoscerai un mondo che non conosci ancora…un mondo in cui anche un piccolo uomo può imparare a difendersi dal male...Non era una fuga, ma c’è un limite oltre il quale anche un bambino con tutto il suo buon senso ed equilibrio non può sopportare. Ed inoltre c’era una promessa tra me e Marina, un impegno che dovevo soddisfare....Non fu mai necessario usarle, perché Marina era una ottima attrice e quando si metteva in posa di difesa, faceva un sacco di urli e di sbuffi...L’amore e la protezione che sentì Marina intorno a se fecero il resto....

Quando il Bullismo diventa violenza fisica e psicologica

 

 

Piccoli drammi vanno in scena ogni giorno, soprattutto a scuola, senza che gli adulti si accorgano di nulla. Dalle derisioni alle offese verbali, dalle prepotenze alla vera e propria violenza fisica, sono tanti i gesti racchiusi sottoil nome di bullismo, gesti sistematici che si possono trasformare in un incubo e provocare danni seri. Ecco spiegata la necessità di dedicare una guida a genitori e insegnanti che spieghi e aiuti ad affrontare il fenomeno.

Secondo il Prof. Caffo: “la guida al bullismo è stata necessaria perché la violenza fra coetanei in aumento dove manca un aiuto al ragazzo in difficoltà, la sua aggressività aumenta o verso sé stesso con comportamenti tesi al suicidio o verso gli altri, verso coetanei che non possono sfuggire”.

 

Omicidio e Suicidio Come Salvazione individuale e collettiva

 

 

PREPOTENZE IN AUMENTO
Gli episodi di bullismo sono diffusi e in aumento, come dimostrano i dati: nel 2002 un adolescente su tre (33,5%) rispondeva si alla domanda”si verificano minacce o atti di prepotenza nella tua scuola da parte dei compagni?” percentuale salita al 35,4% nel 2004. Solo il 36% dei maschi fra i 12 e i 18 anni dice di non aver mai picchiato o minacciato qualcuno, quota che arriva al 70% per le femmine, mentre il 23% dei ragazzi confessa di aver fatto entrambe le cose. Sono segnali d’allarme raccolti da Telefono Azzurro, dal suo osservatorio privilegiato, ma le reali dimensioni del fenomeno sono incerte, perché gli atti del bullo restano per lo più avvolti dal silenzio delle vittime, che si vergognano o hanno paura.

CONSIGLI UTILI AI RAGAZZI
La nuova guida appartiene alla collana Quaderni, che raccoglie opuscoli legati alle principali tematiche del disagio e più in generale alle problematiche tipiche dell’infanzia e dell’adolescenza quali i loro diritti, le paure, il rischio depressione. Il quaderno sul bullismo fornisce appunto una serie di indicazioni pratiche a genitori e insegnanti, in modo da individuare la vittima e il suo persecutore. Il primo è un soggetto debole, spesso solo, insicuro, incapace di difendersi. Il fatto di non avere amici, di tornare a casa con vestiti sgualciti e oggetti rovinati, il timore di andare a scuola, potrebbero essere una spia del problema. Il bullo invece, è il più forte, è irascibile, ha un forte bisogno di potere, trova difficile rispettare le regole, prende in giro, offende pesantemente, minaccia, rimprovera, danneggia le cose, usa anche la violenza. Ma anche il comportamento del bullo può essere una spia di altri problemi.
Per avvicinare i ragazzi al tema del bullismo è stato studiato all’interno del quaderno un inserto corredato da vignette e scritto in modo semplice per spiegare loro che cosa è  il bullismo fornendo una serie di consigli utili, tra cui la raccomandazione di aprirsi e parlare con i genitori, gli insegnati o gli amici. Ai ragazzi che sono testimoni impotenti di questo fenomeno si spiega invece, di non lasciare solo il compagno, di rifiutarsi di partecipare, anche solo passivamente, ai dispetti e di rivolgersi per aiuto a un adulto.”

 

Fonte telefono azzurro
 

Marina freguentava  le scuole elementari,

era una ragazza timida, dolce, dallo sguardo limpido.

 

Parlò la mamma per lei

“ sono cose da ragazzi, il bambino che l’ha colpita ha molti problemi….ed  io non voglio infierire, ne ho parlato con Marina…Marina è intelligente …le ho detto che deve essere superiore…ho parlato con la madre di quel bambino…Marina si è chiusa in se stessa…ha ripreso a fare la pipì a letto…ed è per questo motivo che l’ho portata da lei”

 

Feci uscire la madre.

 

“Tua madre ha ragione…bisogna essere superiori…ma  a volte si perde la pazienza, è vero Marina?…Sai Marina, anche Gesù una volta la perse…quando scacciò i mercanti dal tempio…A volte le parole non bastano…Da quando tempo quel ragazzo ti tormenta?….A volte abbiamo paura…e quando ci sentiamo piccoli ed indifesi…torniamo, senza rendercene conto, indietro nel tempo, quando dipendevamo completamente dagli altri….ed allora,magari, torniamo a fare la pipì a letto…Cosa vorresti che tuo padre facesse per te in questa situazione…cosa vorresti che facesse tua madre….cosa vorresti che facessi io?  Ti ho fatto un sacco di domande..rispondi solo a quella che vuoi rispondere….a quella che per te è la più importante”

 

Marina cominciò a parlare, parlò  a lungo a ruota libera, descrivendo continue angherie, minacce, furti, piccole e ripetute violenze verbali e fisiche, delle quali non aveva mai parlato alla mamma, perché quel bambino aveva minacciato

di picchiarla ancora di più e di fare del male ai suoi genitori.

Ultimamente a quel bambino si erano uniti anche due altri bambini,

di un’altra classe che lo spalleggiavano.

Il gruppetto un giorno l’aveva spinta verso i bagni e li avevano cercato di toccarla.

Non aveva mai raccontato questo episodio ai genitori,

perché se ne vergognava ed era stata minacciata,

se lo avesse fatto.

 

 “ ….E’ da quando che è iniziata la scuola che è sempre così, la mamma ha ragione ma quello li, non capisce niente, se gli parlo mi fa del male, se sto zitta mi tormenta, qualunque cosa faccia lui mi fa del male…so che ha dei problemi….ma io vorrei… che tu gli dessi un cazzotto!”

 

Io risi

non rido di te Marina e neppure per quello che mi hai detto…rido perché…ti confiderò un segreto…quando ero in prima media c’era un ragazzo più piccolo di me…sembrava fragile come una foglia…eppure tirava certe sventole…io me le ricordo ancora…mi sconfiggeva ogni volta…alla fine fui costretto a rispettarlo e a lasciarlo in pace…”

 

Era una stoia inventata ma per Marina poteva essere una buona storia.

 

Rido perché io le ho sempre prese, non le ho mai date, ero irruente, la vera forza è dosare le proprie forze, proprio come faceva quel ragazzo…ma a me mancavano le basi..non conoscevo le arti marziali…”

 

Ti piacerebbe imparare qualcosa del genere…non per fare del male…ma per difenderti dal male…

in modo che il male cessi per sempre?”

 

 

“Io faccio danza…non so se la mamma mi manderebbe…lei insiste sempre che devo capire….”

 

“SI Marina…è giusto capire…ma tu sei stufa di capire…A scuola d’ora in poi stai sempre vicino a ragazzi e ragazze più grandi … fai amicizia con loro…evita di restare isolata….stai vicini ai tuoi insegnanti….Ora è il momento che tuo padre, tua mamma, i tuoi insegnanti ed io risolviamo questa situazione…questa è la mia promessa…che manterrò cascasse il mondo…Diamoci la mano…Posso parlare di quello che mi hai confidato con i tuoi genitori? Si? Bene! …Ed allora se me lo permetti…fai entrare mamma e papà…ti do questo album di fotografie sulla Cina…così conoscerai un mondo che non conosci ancora…un mondo in cui anche un piccolo uomo può imparare a difendersi dal male…Lo sfoglierai mentre aspetterai in sala d’aspetto.”

 

Quando Marina uscì, parlai ai genitori, che erano ignari della entità del problema di Marina, che continuasse da così tanto tempo, e degli sviluppi sgradevoli che aveva avuto.

Li sollecitai a compiere immediatamente delle azioni concrete.

 

I genitori fecero immediata denuncia alla locale stazione dei carabinieri, era un gesto dovuto per informarli di una situazione di fatto ed avrebbe costituito un precedente.

Subito dopo parlarono col la Preside della scuola e con gli insegnanti, informandoli della denuncia, e sollecitandoli a prendersi cura di Marina, evitando che la bambina restasse isolata e sola, alla portata delle angherie di quel bambino e degli altri due che lo spalleggiavano.

Invitai i genitori a parlare con le madri degli altri compagni e compagne di scuola, affinché si creasse una cornice protettiva di altri coetanei intorno a Marina durante le ore scolastiche.

 

Se le cose non fossero migliorate e cessate entro brevissimo tempo, li invitai a trasferire la bambina in un’altra scuola.

 

Non era una fuga, ma c’è un limite oltre il quale anche un bambino, con tutto il suo buon senso ed equilibrio, non può sopportare.

Ed inoltre c’era una promessa tra me e Marina, un impegno  che dovevo  soddisfare.

 

Dopo un mese Marina ritornò, mi fece vedere tutta soddisfatta una posizione di difesa di karate che aveva imparato, alla scuola di arti marziali a cui il padre la aveva accompagnata.

 

Non fu mai necessario usarle, perché Marina era una ottima attrice e quando si metteva in posa di difesa, faceva un sacco di urli e di sbuffi, che mettevano paura e che avrebbero scoraggiato chiunque.

 

L’amore e la protezione che sentì Marina intorno a se fecero il resto, e l’anno scolastico terminò nel migliore dei modi.

 

Non parlammo mai della sua enuresi notturna, perché non si ripetè mai più.

 

Il terapeuta non ha verità assolute da rivelare,

ma una sua verità,

che non è più vera di quella del paziente,

ma,

il terapeuta

può cogliere,

coltivare quella voce,

che emerge dal paziente

e fargli riacquistare credibilità e tono

 

 

Riproduzione riservata Gilberto Gamberini  

 

Commenti dei lettori

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  • Mike

    13 Oct 2008 - 19:22 - #1
    0 punti
    Up Down

    Il bullismo è sempre esistito, oggi il fenomeno è più allargato, dovuto all’inesistenza dei genitori.
    I figli crescono a ruota libera per cui nessuna educazione ricevono in famiglia tanto meno a scuola.
    I ragazzi decidono tutto quello che vogliono fare, sia nel bene che nel male. I genitori sono inesistenti, almeno questo è per la massa.
    Premesso ciò vi posso assicurare che avendo vissuto esperienze dirette, il bullismo l’ho stroncato sul nascere.
    Il mio primo figlio per le scuole superiore doveva prendere il pullman e quindi ogni giorni 15 km di andata e 15 km di ritorno ed orari non sempre facili.
    Coi miei ragazzi ho avuto sempre un ottimo dialogo, sin da bambini mi raccontavano come passavano la giornata fuori casa.
    Nel paese la droga era del tutto sconosciuta allora, ma in città ahimè dilagava. Così alla domanda se presso la loro scuola girava la droga, mi risposero si papà, vediamo dei ragazzi spacciare.
    Lì per lì l’istinto mi portava non solo a denunciare il tutto alla polizia ma anche ad intervenire in prima persona, ma il buon senso mi portò a fare riflessioni diverse.
    Ragazzi voi quando vedete quei soggetti, lungo il vostro percorso, cambiate strada o marciapiede, ed i ragazzi hanno sempre ubbidito, lontano da quei brutti ceffi.
    Un giorno nel parlare vidi il ragazzo più grande un po’ preoccupato, la cosa mi portò ad approfondire , cosa ti succede? Dai raccontami. Il ragazzo prima ..no.. niente papà.
    Dai c’è qualcosa che mi nascondi, racconta.. il ragazzo esortato, incominciò col dire- papà sul pullman c’è un ragazzo che mi da fastidio- Cosa combina? Quando salgo sul pullman e sto seduto lui si avvicina e mi fa alzare e mi canzona facendo ridere le ragazze. Tu non ti alzare!!!!! Papà quello mi tira su per il bavero della giacca, mi spintona.
    Ma che dici un tuo coetaneo ti da fastidio e tu non sei capace di difenderti? No – papà non è un mio coetaneo lui è dell’ultimo anno ed è anche ripetente, ha 20 anni.
    Ascolto e riflettendo dico a mio figlio, si a questo punto le cose cambiano, tu non puoi misurarti a 14 con lui che ne ha 20. Lui è un adulto tu sei un ragazzo, quindi è un confronto impossibile.
    Tu non dare mai fastidio a nessuno, la cosa la gestirò io sta calmo che si risolverà. Quel ragazzo abitava a 7 km dopo di noi, non fu difficile identificare sia lui che la famiglia.
    Il pullman lungo il suo percorso serviva anche un paese laterale , facendo un giro vizioso, per cui quelli dei paesi collinari preferivano scendere all’incrocio per poi riprenderlo al ritorno.
    Mentre rincasavo con la mia macchina, veniva anche mio figlio, avvicinandomi all’incrocio vedendo il gruppo di ragazzi domandai se intravedeva quel ragazzo, mio figlio – si papà è quello più alto.
    Rallento, accosto, parcheggio, nel mentre il bullo mi intravide e con altri due compagni si infilò nel bar vicino. Scendo e con me mio figlio, entro nel bar, il proprietario che mi conosceva, voleva offrirmi del caffè, ringraziai, data l’ora il caffè non era gradito.
    Mi avvicino ai tre ragazzi che sono al banco a consumare, chiesi al bullo se conosceva mio figlio, lui con fare incerto rispose – si.. mi sembra che viaggia nello stesso mio pullman – ripongo la domanda- ti ha dato mai fastidio? No! – a quel punto gli sferro un ceffone, di quelli che fanno tremare i denti, dicendo: se a te questo ragazzo non ti ha dato mai fastidio perché tu ti diverti a renderlo ridicolo nel pullman?
    Pronto a dargliene ancora se si fosse reso necessario, ma il finto bullo si accorse che non scherzavo, mentre lui massaggiandosi la guancia rispose- io ho voluto solo scherzare.
    Gli dissi che doveva scherzare coi suoi pari, e che mai e poi mai avrebbe dovuto più avvicinare mio figlio, caso contrario sul pullman la mattina avrebbe trovato me seduto, pronto a buttarlo anche dal finestrino se occorreva.
    Poiché le mie richieste non lasciavano dubbi, mi rispose che potevo stare tranquillo, che non avrebbe più dato fastidio a mio figlio.
    Così fu e mai i miei ragazzi hanno subito episodi di violenza, tantomeno i miei ragazzi si sono mai permesso di fare del male a chicchessia, perché sapevano che non lo tolleravo.
    Qualcuno penserà che abbia voluto risolvere il tutto con la forza, ma credetemi certe volte è la scelta migliore credetemi.
    Se allora fossi andato a lamentarmi dal dirigente scolastico, mi avrebbe riso dietro, se andavo dai carabinieri si scrollavano le spalle, i miei figli crescevano con l’handicap della paura, così ho stroncato sul nascere tutto, pronto a difendere con ogni mezzo il male che subiva mio figlio.
    Credetemi ancora oggi, la penso così, sono rispettoso di tutti, cedo il passo alle persone anziane, aiuto i deboli, difendo chi viene maltrattato, mi sono esposto tante volte, è più forte di me, non c’è la faccio a chiudere gli occhi e non vedere.
    Oggi viviamo in una società che non ha più valori, non c’è più educazione, solo egoismo.
    Tutto questo fatta eccezione per quella sparuta minoranza, che ancora sente qualcosa di umanità.
    Grazie per la pazienza avuta.
    Mike

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