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M.H.Erickson: Fai Deragliare i Pensieri

avevo in studio un paziente ...Tutto quello che voleva era parlare delle sue idee. Io cercavo di attirare la sua attenzione, ma senza riuscirci. Allora pensai di utilizzare una così inaspettata, così dissi: "no, neanche a me piace il fegato ". Il paziente si fermò, scosse la testa, e disse: "di solito a me piace il pollo" e poi cominciò parlare del suo vero problema...L'inaspettato può sempre far deragliare dei pensieri, che vanno in una certa direzione... Un'estate un professore prese a dire: " Erickson, non mi piace... ". "Neanche a me piace la neve", dissi. " Che stai dicendo?, disse lui. "la neve", dissi io. "Quale neve?" "La cosa meravigliosa, è che non ci sono due fiocchi di neve uguali ".... Quando un paziente si siede e racconta un intero capitolo di cose non pertinenti, toglietelo da quel binario. Fatelo deragliare con qualche osservazione che non c'entra niente. Per esempio: "lo so, cosa stai pensando. Anche a me piacciono i treni...Come disse una volta Karen Horney: "i pazienti intraprendono la terapia non per curare la propria nevrosi, ma per perfezionarla"...Quando pertanto un paziente imbocca un binario morto è importante che il terapeuta lo faccio deragliare, e lo indirizzi su uno che porti più lontano..

mi è giunta una lettera di un ex studente.

Mi diceva:

“avevo in studio un paziente alquanto paranoide.

Tutto quello che voleva era parlare delle sue idee.

Io cercavo di attirare la sua attenzione, ma senza riuscirci.

Allora pensai di utilizzare una così inaspettata, così dissi:

“no, neanche a me piace il fegato “.

Il paziente si fermò, scosse la testa, e disse:

“di solito a me piace il pollo”

e poi cominciò parlare del suo vero problema…..

L’inaspettato

può sempre far deragliare dei pensieri,

che vanno in una certa direzione,

una linea di tendenza di comportamento,

e così bisognerebbe utilizzarlo.

Mi ricordo che ai primi anni di università,

e anche alla specializzazione,quando ero interno,

ogniqualvolta un professore voleva riprendermi,

io me ne uscivo sempre con una domanda idiota non pertinente,

oppure con un’affermazione dello stesso tipo,

e li facevo sviare…..

L’inaspettato

può sempre far deragliare dei pensieri.

Un’estate un professore prese a dire:

” Erickson, non mi piace… “.

“Neanche a me piace la neve”, dissi.

” Che stai dicendo?, disse lui.

“la neve”, dissi io.

“Quale neve?”

“La cosa meravigliosa,

è che non ci sono due fiocchi di neve uguali “.

Io penso che i terapeuti debbano sempre avere pronti, in qualunque momento, dei commenti non pertinenti.

Quando un paziente si siede e racconta un intero capitolo di cose non pertinenti, toglietelo da quel binario.

Fatelo deragliare con qualche osservazione che non c’entra niente.

Per esempio:

“lo so, cosa stai pensando. Anche a me piacciono i treni”

E’ un linguaggio paradossale che andando su un diverso livello di comunicazione, determina spiazzamento.

Erickson si assicurava sempre di essere lui, e non il paziente a guidare la seduta terapeutica.

Come disse una volta Karen Horney:

“i pazienti intraprendono la terapia non per curare la propria nevrosi, ma per perfezionarla”.

Se si lascia che siano impazienti è stabilire cosa avviene in una seduta terapeutica, quasi tutti inconsciamente, faranno tutto ciò che è necessario per impedire un vero cambiamento terapeutico.

Quando pertanto un paziente imbocca un binario morto è importante che il terapeuta lo faccio deragliare, e lo indirizzi su uno che porti più lontano.

fonte Milton H. Erickson La Mia Voce Ti Accompagnerà I racconti didattici di Milton H Erickson a cura di SIDNEY ROSEN

foto riprodotte a fini didattici educativi

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