Questo sito contribuisce alla audience di

Il paradosso di Giuseppe. “Se ti ammazzi…ti mando al ricovero”

..........Sull'uscio di casa, mi voltai verso di lui per l’ultima volta e gli dissi, senza sapere neppure perché glielo dicevo: "Giuseppe…Stai attento: se ti ammazzi ti mando al ricovero!" Non so neppure perché lo dissi, era una frase senza logica, completamente inconscia. Lui si alzò in piedi di scatto, e mi urlò:

Due anziani, che vivevano insieme, avevano avuto un’accesa discussione.

In parte per una diversità di carattere,

in parte perché il meno anziano dei due,

Giuseppe, che aveva solo 83 anni,

era geloso delle eccessive attenzioni che (secondo lui)

l’altro di 92 anni riceveva dai famigliari.

Giuseppe accoltellò il più anziano al braccio,

fortunatamente in maniera non grave.

I famigliari portarono immediatamente il ferito al pronto soccorso.

Ritornati a casa, cercarono di fare comprendere a Giuseppe la gravità del gesto.

Giuseppe sembrava molto dispiaciuto di quanto era successo,

pianse, chiese notizie del ferito e poi non ne parlò più.

Sembrava tutto tranquillo, ma alcuni giorni dopo ….

Nel giardino della casa c’era una vecchia vasca da bagno

che veniva usata per raccogliere l’acqua piovana.

La figlia di Giuseppe, che si trovava in cucina,

diede un’occhiata fuori dalla finestra e vide il padre che si dirigeva verso la vasca.

Ne fu contenta perché, se suo padre si teneva occupato,

avrebbe facilmente dimenticato quanto di spiacevole era successo,

così tutto sarebbe ripreso come prima.

La figlia indugiò con lo sguardo sul padre,

lo vide fermarsi davanti alla vasca, inginocchiarsi,

porre le mani incrociate dietro la schiena

e poi, come un samurai, immergere la testa dentro la vasca.

La figlia corse fuori, afferrò suo padre per le spalle e lo tirò fuori, salvandolo.

Passarono alcuni giorni.

La figlia era disperata, non sapeva più che fare, perché il padre si era chiuso in un mutismo interrotto solo da poche frasi farfugliate, delle quali riusciva a comprendere solo la parola “vergogna”:

La figlia mi chiamò affinché parlassi con lui.

Il padre sembrava del tutto indifferente ai miei discorsi.

Parlare a lui o parlare alla lontana luna sembrava la stessa cosa.

Mi sentivo impotente, non sapevo cosa altro dire o cosa altro fare.

Decisi di andarmene.

Sull’uscio di casa, mi voltai verso di lui per l’ultima volta e gli dissi,

senza sapere neppure perché glielo dicevo:

“Giuseppe…Stai attento: se ti ammazzi ti mando al ricovero!”

Non so neppure perché lo dissi,

era una frase senza logica, completamente inconscia.

Lui si alzò in piedi di scatto, e mi urlò:

” noo… al ricovero no… !!!

Io mi fermai, tornai indietro,

mi piazzai davanti a lui e gli ripetei la frase:

Guarda… che se cerchi ancora di ammazzarti…

ti mando al ricovero!”

E lui immediatamente: “No al ricovero non ci vado!”

Ed io: “Benissimo!… Allora… non ammazzarti più!…”

Lui era attento e collaborante.

Il messaggio era entrato.

Il dialogo era stato del tutto demenziale

ma aveva aperto una breccia nella sua indifferenza.

Della frase che io avevo pronunciato,

che si svolgeva a due livelli di comunicazione diversi,

lui aveva scartato la parte logica ed aveva accettato quella emotiva.

Il messaggio emotivo aveva fatto scattare qualcosa,

aveva messo in moto un processo che l’aveva portato

a recuperare la sua coscienza e la sua attenzione.

Giuseppe recuperò la sua serenità e la sua collaborazione

fu sempre al massimo livello possibile per la sua età.

Il significato della comunicazione

non è tanto quello che viene inteso dal terapeuta,

ma quello che viene recepito dalla persona.

Il paradosso

essendo una comunicazione non logica,

che si svolge su piani diversi,

determina uno spiazzamento

a livello della parte emozionale.

Il paradosso

è una modalità di comunicazione

che si può applicare sia in stato d’ipnosi,

sia nel linguaggio di una psicoterapia

sia nella comunicazione di ogni giorno.

E’, come diceva M.H.Erickson,

il Linguaggio dell’Inconscio.

Se vuoi entrare nell’inconscio

devi usare lo stesso linguaggio che l’inconscio usa.

fonte Gruppo Giunti Firenze maggio 2002 dal libro Ipnosi: dilatare la mente per conoscere e trasformare la realtà Autore Gilberto Gamberini

foto riprodotte a fini didattico educativo

Le categorie della guida