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Sindrome di Enea: l’Ansia dell’Ignoto e del Ritorno

Come Enea, l'eroe virgiliano che non voleva lasciare la patria perche' temeva l'ignoto cui andava incontro, un over 65 su due non vuole tornare a casa perche' teme la solitudine e l'abbandono assistenziale.... L’Ansia dell’ignoto e del ritorno attanaglia anche i carcerati...i reduci dalla guerra o da missioni di pacificazione all’estero, come a Nassiria...tutti coloro che fanno ritorno a qualcosa che in un qualche modo è mutato e che non è più quello di prima, o quando tutto quello che avevano lasciato non c’è più: affetti che non gliel’hanno fatta ad attendere, che sono svaniti nell’aria come un sogno del mattino.....Quel muro li protegge dall’ignoto o dal noto, ma, nel contempo, può divenire una prigione, in cui languire, in attesa di un qualcosa o di un gesto, che non trova il luogo e lo spazio di accadere...L’Ansia dell’Ignoto e del Ritorno, può prendere chiunque, in qualsiasi momento, quando troppe domande non trovano una risposta, quando i pensieri affollano la testa e si spingono l’uno con l’altro in uno spazio confinato, e pesano come se acquistassero corporeità. In tutti quei momenti, si preferisce non tornare….

da univadis fonte Roma, 3 mag. (Adnkronos Salute) ….la ’sindrome di Enea’, ovvero l’ansia di dimissione dall’ospedale che attanaglia sempre piu’ gli anziani …. Come Enea, l’eroe virgiliano che non voleva lasciare la patria perche’ temeva l’ignoto cui andava incontro, un over 65 su due non vuole tornare a casa perche’ teme la solitudine e l’abbandono assistenziale. ….In corsia si sente al sicuro, mentre fuori dall’ospedale spesso ad attenderlo c’è solo la solitudine. …. Ma oltre alle tempie grigie, a sentirsi al sicuro tra le corsie e i letti di un ospedale sono gli extracomunitari. Ben 9 su 10 non vogliono essere dimessi. L’ignoto e la solitudine che li attendono fuori incute loro troppa paura. (Ile/Adnkronos Salute)

L’Ansia dell’ignoto e del ritorno

attanaglia anche i carcerati,

i reduci di guerra

o da missioni di pacificazione all’estero,

come a Nassiria,

tutti coloro

che fanno ritorno a qualcosa,

che in un qualche modo è mutato,

che non è più quello di prima,

o quando tutto quello che avevano lasciato non c’è più:

affetti che non gliel’hanno fatta ad attendere,

che sono svaniti nell’aria come un sogno del mattino

oppure la già provata solitudine,

ed allora si aggiunge

la consapevolezza di quello che li attenderà.

E’ l’ansia dei bambini, quelli del non ritorno,

che attendono invano i loro cari, dispersi,

in catastrofi naturali come quello dello Tsunami.

E’ un’ansia anticipatoria

di qualcosa che sicuramente accadrà,

che potrà trasformarsi in PTDS.

Non sempre, poi,

al loro ritorno, il tessuto sociale è così saldo,

forse al sud d’Italia permane,

ma nel nord est, nelle zone del terremoto,

c’è stato un esodo e una commistione della popolazione,

sono scomparsi i borghi, i luoghi del ritrovo,

sostituiti da abitazioni individuali,

intorno alle quali ognuno ha costruito il suo muro.

Quel muro li protegge dall’ignoto o dal noto,

ma, nel contempo, può divenire una prigione,

in cui languire,

in attesa di un qualcosa o di un gesto,

che non trova il luogo e lo spazio di accadere.

L’Ansia dell’Ignoto e del Ritorno,

può prendere chiunque, in qualsiasi momento,

quando troppe domande non trovano una risposta,

quando i pensieri affollano la testa

e si spingono l’uno con l’altro in uno spazio confinato,

e pesano come se acquistassero corporeità.

In tutti quei momenti, si preferisce non tornare….

Riproduzione riservata Gilberto Gamberini

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