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Le Emozioni e le storie del Bene

Raccontare della morte e della sua forza infinita… della forza infinita del male… contro la fragilità e l’impotenza dell’uomo, che a volte incarna l’essenza stessa del bene… quando si rende conto della presenza e della necessità degli altri… quando scopre in uno sconosciuto un nuovo fratello…le proprie emozioni, che, scorrono come dovrebbero scorrere, non più trattenute, che, divengono un gesto, una carezza dell’anima, che, esce dal buio, che, direttamente, dall’inconscio, acquista corporeità e luce....E’ nel male che l’uomo recupera il suo essere uomo… E, finalmente, ricomincia a comportarsi come un uomo… Diceva Perlasca… ”ero là, cos’altro potevo fare, se non fare quello che ho fatto” Il bene è un qualcosa di sovrannaturale, attraverso il quale l’uomo si avvicina a Dio, e diviene anch’esso un po’ divino, come i semidei del mondo mitico dei Greci…. L’uomo ha una sola ala Ed, in certi momenti, si rimpossessa della sua ala mancante e ritorna angelo...il bene è uno stato dell’anima che riscopre il suo amore per la vita, e che accarezzando gli altri accarezza e nutre se stessa....e con se, far volare gli altri....

Le Emozioni e le storie del Bene

Fonte MSF

Sisa tsunami. Diario dal cuore del maremoto
di Sergio Cecchini

Infinito Edizioni

Prefazioni di Pietro Del Re e Francesco Zizola
Introduzione di Emanuele Giordana

La fine del mondo in punta di penna e macchina fotografica

Sisa Tsunami. Diario dal cuore del maremoto è il racconto delle emozioni, dei fatti, delle storie raccolte da un operatore di Medici Senza Frontiere (Msf) atterrato in Indonesia pochi giorni dopo il terribile maremoto che il 26 dicembre 2004 ha colpito India, Sri Lanka, Indonesia, Thailandia, Malaysia, Maldive e Myanmar e, meno violentemente, altri Paesi.

È, quello di Sergio Cecchini, un diario che ripercorre tutte le tappe di chi si è trovato a doversi confrontare con una catastrofe enorme, inimmaginabile, nel cuore stesso dello tsunami: Banda Aceh, Sumatra settentrionale, Indonesia.

In maniera semplice e colloquiale, Cecchini ci conduce attraverso la quotidianità di chi si è trovato in prima linea nel portare aiuto ai sopravvissuti. Giorno dopo giorno scopriamo, attraverso le pagine di questo diario, le storie e i volti di chi era lì. Armato di un taccuino, di una macchina fotografica e della sua autoironia, l’Autore ci fa rivivere le emozioni e la crudezza di uno scenario altrimenti difficilmente descrivibile. La capacità di raccontare momenti drammatici senza mai cadere nella retorica del dolore e di descrivere pause di spensieratezza con estrema vivacità rendono questo diario scorrevole e avvincente. L’accento comasco di Angelo, l’energia di Feye, il sorriso di Jean Seb, l’abbraccio con Francesco si mescolano all’adrenalina dello sbarco in una città distrutta, Banda Aceh, del primo volo in elicottero, fino alle lacrime. Con una grande umanità di fondo che rende questo diario, fatto di ricordi e immagini, unico e imperdibile.

L’autore
Sergio Cecchini ha 31 anni. Dopo aver frequentato la London School of Journalism è diventato giornalista in Inghilterra, ma non in Italia. Il rugby gli ha fatto scoprire cosa significa essere una squadra e il rispetto per l’avversario. Nel 1998, dopo un corso di fotografia in una scuola del Comune di Roma, ha deciso di abbandonare la strada da pubblicitario e rimettersi in discussione; così ha cominciato a usare le ferie per andare a lavorare in giro, con piccole organizzazioni: ex Jugoslavia, Betlemme, Albania, Sarajevo. Oggi, dopo un po’ di peripezie, è addetto stampa di Medici senza Frontiere.”

Fonte MSF

Raccontare della morte e della sua forza infinita…

della forza infinita del male…

contro la fragilità e l’impotenza dell’uomo,

che a volte incarna l’essenza stessa del bene…

quando si rende conto della presenza e della necessità degli altri…

quando scopre in uno sconosciuto un nuovo fratello…

senza retorica…

come descrive il libro,

ma attraverso le proprie emozioni,

che, scorrono come dovrebbero scorrere,

non più trattenute,

che, divengono un gesto,

una carezza dell’anima,

che, esce dal buio,

che, direttamente, dall’inconscio,

acquista corporeità e luce.

A volte un gesto si ricorda per sempre…

e qualcuno è stato sommerso da piccoli eroismi e da piccoli gesti…

E’ nel male che l’uomo recupera il suo essere uomo…
E, finalmente, ricomincia a comportarsi come un uomo…

Diceva Perlasca…

”ero là, cos’altro potevo fare, se non fare quello che ho fatto”

Il bene è un qualcosa di sovrannaturale,

attraverso il quale l’uomo si avvicina a Dio, e diviene anch’esso un po’ divino,

come i semidei del mondo mitico dei Greci….

L’uomo ha una sola ala

Ed, in certi momenti,

si rimpossessa della sua ala mancante

e ritorna angelo.

Il Bene non è buonismo,

ma un’altra cosa,

il bene è uno stato dell’anima che riscopre il suo amore per la vita,

e che accarezzando gli altri accarezza e nutre se stessa.

Il bene non si acquista e né se ne parla,

ma è un modo di essere

o una aspirazione, dell’uomo

che pur senza ali desidera intensamente di volare,

e con se, far volare gli altri.

Riproduzione Riservata Gilberto Gamberini

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