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Andrea ....Il nome del tuo bambino mai nato

“No… le creature non nate non ci odiano…. io credo che ci amino… potrebbero diventare angeli per noi… forse si aspettano delle ali da noi per poter volare… forse si aspettano che anche noi diveniamo angeli…. o migliori di quello che eravamo… io credo che osservino il nostro evolvere …. quello che noi diventiamo…. e non si soffermino solo su quello che eravamo…. credo che qualsiasi creatura, nata o non nata, abbia bisogno di amore… e ci ricambi dello stesso amore… lui sa che adesso lo ami…sa che lo hai sempre amato… lui sa il tuo nome ma tu non conosci il suo…. lui attende ancora il suo nome… e per ogni inizio di conoscenza occorre sapere il proprio nome… il suo nome è il primo riconoscimento al suo esistere…”....Andrea sarà il nome del tuo bambino mai nato....Ho un vecchio bambolotto, che, ricordo benissimo, apparteneva alla mia prima figlia, ma ci giocò anche la seconda, e ci giocò anche mio figlio, perché anche i maschi non devono avere una sano ed irrefrenabile istinto materno? Quel bambolotto a forza di prendere l’energia vitale di molti bambini, sicuramente, ne possiederà una sua propria… Se me lo permetti lo vado a prendere….” Quel bambolotto riproduceva le fattezze perfette di un piccolo bambino… ed era nudo e indifeso allo stesso modo… Lei lo prese in braccio…lo tenne stretto a se…lo cullò a lungo…volle che abbassassi le luci…avevano bisogno di una loro intimità di un loro silenzio… Scivolarono calde lacrime, in quell’occasione, quella creatura, che aveva già avuto un suo proprio nome, ebbe anche una fantasia di vita, che esprimeva la conciliazione e il perdono a se stessa attraverso di lui, in attesa di nuovi gesti e di nuove affettuosità, che potevano riaprirsi e che si riaprono sempre, quando un cuore ricomincia a battere e a sognare....

“Avevo 14 anni….non  volevo sposarmi a quell’uomo…

tutti lo volevano al di fuori di me…non lo volevo così, per forza…

mia madre non si è mai interessata a me…ho vissuto all’avventura…

ero rimasta in cinta…non mi vedevo madre…

non avevo ancora vissuto nulla di quello che poteva vivere una donna…

non avrei più potuto studiare…avrei dovuto stare a casa…

chiusa in casa…come una prigione…

assieme ai genitori di lui che dirigevano la mia vita…e lui….

Volevo essere padrona della mia vita…

anche se fino a quel momento era stata di m……

Ho abortito… ho fatto l’interruzione di gravidanza in ospedale a…..

 

Ma, poi mi sono pentita di averlo fatto…

l’ho fatto di testa ma non col cuore…

il mio cuore è rimasto là…

assieme a quel bambino mai nato…

estirpato dal mio ventre….

ora che ne parlo con lei mi sento meglio…

Sa… a volte parlo anche con lui…

l’ho reso una creatura non nata, infelice….

forse non vuole neppure ascoltarmi,

ma io mi illudo che lo faccia…”

 

“No… le creature non nate non ci odiano….

io credo che ci amino…

potrebbero diventare angeli per noi…

forse si aspettano delle ali da noi per poter volare…

forse si aspettano che anche noi diveniamo angeli….

o migliori di quello che eravamo…

io credo che osservino il nostro evolvere ….

quello che noi diventiamo….

e non si soffermino solo su quello che eravamo….

credo che qualsiasi creatura, nata o non nata,

abbia bisogno di amore…

e ci ricambi dello stesso amore…

lui sa che adesso lo ami…sa che lo hai sempre amato…

lui sa il tuo nome ma tu non conosci il suo….

lui attende ancora il suo nome…

e per ogni inizio di conoscenza occorre sapere il proprio nome…

 

il suo nome

è il primo riconoscimento al suo esistere…”

 

 

“Io ho sempre saputo come lo avrei chiamato…io sento.. il nome di Andrea…”

 

“Va bene. Andrea sarà il nome del tuo bambino mai nato….

Andrea è il suo nome e lui è felice di chiamarsi così…

col nome che sua madre ha scelto per lui… con amore…

Lui ti ricambierà dello stesso amore e sarà sempre accanto a te….

e ti proteggerà….”

 

Lei si mise impercettibilmente a dondolare lentamente in avanti,

chiuse gli occhi e unì le mani come se avesse qualcosa tra le braccia.

 

 

“Cosa senti?” le chiesi.

 

“Mi sento come a metà di un qualcosa che vuole avvenire

ma che non riesce ancora ad accadere…

vorrei averlo fatto crescere quel figlio dentro di me…

vorrei averlo tenuto nel mio ventre…vorrei averlo partorito….

Allo stesso tempo ho paura….

ma, è una paura che per troppo tempo ho tenuto dentro di me…

ora voglio farla uscire….”

 

Le dissi

 

“Ho un vecchio bambolotto,

che, ricordo benissimo, apparteneva alla mia prima figlia,

ma ci giocò anche la seconda,

e ci giocò anche mio figlio,

perché anche i maschi non devono avere una sano ed irrefrenabile istinto materno?

 

Quel bambolotto

a forza di prendere  l’energia vitale di  molti bambini, sicuramente,

ne possiederà una sua propria…

Se me lo permetti lo vado a prendere….”

 

Quel bambolotto riproduceva le fattezze perfette di un piccolo bambino…

ed era nudo e indifeso allo stesso modo…

 

Lei lo prese in braccio…lo tenne stretto a se…lo cullò a lungo…volle  che abbassassi le luci…avevano bisogno di una loro intimità di un loro silenzio…

 

Scivolarono calde lacrime, in quell’occasione,

quella creatura,

che aveva già avuto un suo proprio nome,

ebbe anche una fantasia di vita,

che esprimeva la conciliazione e il perdono  a se stessa attraverso di lui,

in attesa di nuovi gesti e di nuove affettuosità,

che potevano riaprirsi

e che si riaprono sempre,

quando un cuore ricomincia a battere e a sognare.

 

Riproduzione riservata Gilberto Gamberini

 

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