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La fattoria degli Animali di George Orwell

Tutto ciò che cammina su quattro gambe o ha ali è amico. E ricordate pure che nel combattere l'uomo non dobbiamo venirgli ad assomigliare. Anche quando l'avrete distrutto, non adottate i suoi vizi. Nessun animale vada mai a vivere in una casa, o dorma in un letto, o vesta panni, o beva alcolici, o fumi tabacco, o maneggi danaro, o faccia commercio. Tutte le abitudini dell'uomo sono malvagie....emerge tra loro una nuova classe di burocrati, i maiali, che con l'astuzia, la cupidigia e l'egoismo che li contraddistinguono si impongono in modo prepotente e tirannico sugli altri animali più docili e semplici d'animo....Un nuovo mondo, che sarà nuovo solo nella forma ma non nel contenuto, perché le ragioni comunque elaborate e differenziate, dei maiali, sono quelle di sempre, quella dei padroni che hanno il tempo di ragionare, i mezzi per imporre le proprie ragioni, la stupidità che rende queste ragioni eterne e mai discutibili...Un ruolo può cambiare o indirizzare l’anima....Non c'era da chiedersi ora che cosa fosse successo al viso dei maiali. Le creature di fuori guardavano dal maiale all'uomo, dall'uomo al maiale e ancora dal maiale all'uomo, ma, già era loro impossibile distinguere tra i due" Urlavano allo stesso modo,vestivano tutti gli abiti degli uomini, mangiavano ritti sulle due zampe, e uomini e maiali decidevano del destino degli animali fuori. L’animalità è una condizione, l’animalità è un non privilegio, l’animalità non è un fatto di natura.

George Orwell nasce 25/06/1903 nel Bengala muore a Londra il 23/01/50

 

il Vecchio Maggiore si rischiarò la gola e cominciò:

“Questa, compagni, è la risposta a tutti i nostri problemi. Essa si assomma a un in una sola parola: uomo. L’uomo è il solo, vero nemico che abbiamo. Si tolga l’uomo dalla scena e sarà tolta per sempre la causa della fame e della fatica.

«L’uomo è la sola creatura che consuma senza produrre. Egli non dà latte, non fa uova, è troppo debole per tirare l’aratro, non può correre abbastanza velocemente per prendere conigli. E tuttavia è il signore di tutti gli animali. Li fa lavorare e in cambio dà ad essi quel minimo che impedisca loro di morir di fame e tiene il resto per é. Il nostro lavoro coltiva la terra, i nostri escrementi la rendono fertile, eppure non uno di noi possiede più che la sua nuda pelle. Voi, mucche che vedo davanti a me, quante migliaia di galloni di latte avete dato durante lo scorso anno? E che ne è stato di quel latte che avrebbe dovuto nutrire vigorosi vitelli? Ogni sua goccia è andata giù per la gola del nostro nemico. E voi, galline, quante uova avete deposto in un anno e quante di queste uova si sono dischiuse al pulcino? Le restanti si sono tutte mutate in danaro per Jones e i suoi uomini. E tu, Berta, dove sono i quattro puledri che hai portato in grembo e che avrebbero dovuto essere il sostegno e il conforto della tua vecchiaia? Ognuno di essi fu venduto al compiere di un anno e tu non li rivedrai mai più. In cambio dei tuoi quattro parti e di tutto il lavoro dei campi, che cosa hai avuto se non una scarsa razione e una stalla? «E neppure avviene che la misera vita che conduciamo abbia il suo corso naturale. Non mi lamento per me, é io sono tra i fortunati. Ho dodici anni e ho avuto più di quattrocento figli. Questa è la naturale vita di un maiale. Ma nessun animale sfugge infine al coltello crudele. Voi, giovani lattonzoli che mi sedete dinanzi, voi tutti entro un anno griderete per il fuggir della vita. A questo orrore ciascuno di noi deve giungere: mucche, porci, galline, pecore; tutti. Persino i cavalli e i cani non hanno miglior destino. Tu, Gondrano, il giorno stesso in cui i tuoi possenti muscoli avranno perduto la loro forza, sarai venduto da Jones all’uomo che ti taglierà la gola e farà bollire la tua carne per darla in pasto ai cani da caccia. Quanto ai cani, alloré diventano vecchi e senza denti, Jones lega loro una pietra al collo e li annega nel più vicino stagno……”

“Poco mi rimane ancora da dire. Solo ripeto di ricordar sempre il vostro dovere di inimicizia verso l’uomo e tutte le sue arti. Tutto ciò che cammina su due gambe è nemico. Tutto ciò che cammina su quattro gambe o ha ali è amico. E ricordate pure che nel combattere l’uomo non dobbiamo venirgli ad assomigliare. Anche quando l’avrete distrutto, non adottate i suoi vizi. Nessun animale vada mai a vivere in una casa, o dorma in un letto, o vesta panni, o beva alcolici, o fumi tabacco, o maneggi danaro, o faccia commercio. Tutte le abitudini dell’uomo sono malvagie. E, soprattutto, nessun animale divenga tiranno ai suoi simili. Deboli o forti, intelligenti o sciocchi, siamo tutti fratelli. Mai un animale uccida un altro animale. Tutti gli animali sono uguali. “

 

“Gli animali di una fattoria,

stanchi dei continui soprusi degli esseri umani,

decidono di ribellarsi e ,

dopo aver cacciato il proprietario,

tentano di creare un nuovo ordine

fondato su un concetto utopistico di uguaglianza.

Ben presto, tuttavia emerge tra loro

una nuova classe di burocrati,

i maiali,

che, con l’astuzia, la cupidigia e l’egoismo,

che li contraddistinguono

si impongono in modo prepotente e tirannico

sugli altri animali più docili e semplici d’animo.

Gli elevati ideali di eguaglianza e di fraternità proclamati al tempo della rivoluzione vittoriosa sull’uomo vengono così progressivamente traditi…”

 

Un nuovo mondo,

che sarà nuovo solo nella forma,

ma non nel contenuto,

perché le ragioni comunque elaborate e differenziate,

dei maiali,

sono quelle di sempre,

quella dei padroni che hanno il tempo di ragionare,

i mezzi per imporre le proprie ragioni,

la stupidità che rende queste ragioni eterne e mai discutibili.

 

Un ruolo può cambiare o indirizzare l’anima.

 

Gli animali della fattoria,

ora dominata dai maiali:

che sono la  classe dominante,

osservano dall’esterno di una finestra,

i maiali e gli uomini

che sono riuniti all’interno della casa dell’uomo.

 

“Dodici voci si alzarono furiose, e tutte erano simili.

Non c’era da chiedersi ora

che cosa fosse successo al viso dei maiali.

Le creature di fuori

guardavano dal maiale all’uomo,

dall’uomo al maiale

e ancora dal maiale all’uomo,

ma, già, era loro impossibile distinguere tra i due

Urlavano allo stesso modo,vestivano tutti gli abiti degli uomini, mangiavano ritti sulle due zampe, e  uomini e maiali  decidevano del destino degli animali fuori.

 

L’animalità è una condizione,

l’animalità è un non privilegio,

l’animalità non è un fatto di natura.

 

Gilberto Gamberini

 

Foto e testi tratti a fini didattici ed esplicativi e non commerciali

 

 

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