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Non puoi sognare.... se non divieni parte di quello che sogni

Così è il viaggiatore, leggero quando si muove tra gli altri, pesante quando si addentra in se stesso....difficile è un viaggio nella propria vita...Il dissidio tra l’Apparenza su cui la parola si dilunga, e la consistenza a volte arida della realtà....Un presente che non riesce a nascere.....incapacità di guardare in avanti, nella direzione di una strada ancora da percorrere....Non c’è mai un ultimo giorno, ma infiniti sono i giorni. Se riesci a sognare, per gli altri, grandi sogni, tieni un briciolo di sogno per te stesso...Non puoi sognare grandi sogni se anche tu non divieni parte di quei sogni. Continua a sognare i tuoi sogni….. E realizzando quei sogni, non dimenticare mai, che tu di quei sogni sei parte…. Non puoi sognare se anche tu non divieni parte di quello che sogni.....

Ricordo di Alexander Langer, a dieci anni dalla sua morte per suicidio.

Alexander, viaggiatore leggero

DA peacelink Franca Zambonini

Fonte: www.stpauls.it
http://www.stpauls.it/fc/0526fc/0526f182.htm

5 luglio 2005

«Non siate tristi, continuate in ciò che era giusto». Al giusto aveva dedicato la vita. E previsto i guasti di uno sviluppo selvaggio, che definiva «impoverimento da cosiddetto benessere».

Milioni di italiani in fila sulle autostrade per il “ponte” del 2 giugno. Ogni cento abitanti, 89 telefonini. Le importazioni di scarpe dalla Cina aumentate, in un anno, del 700 per cento. Le vacanze ci aspettano con i rincari di spiagge, ristoranti, gelati… Siamo ricchi o poveri?

«Si produce falsa ricchezza per sfuggire a false povertà. Di falsa ricchezza si può anche perire, come di sovrappeso, sovramedicazione, surriscaldamento. L’antico re Mida, che ogni cosa trasformava in oro, ci appare come il vero patrono dei culti dello sviluppo». E ancora: «Ogni discorso sulla necessità di una svolta resta assurdo, sino a quando i bilanci pubblici e privati punteranno ad aumentare di anno in anno».

Così scriveva Alexander Langer, che voglio ricordare a dieci anni dalla scomparsa. Alex scelse per sé la morte più infelice e impensabile per un cristiano com’era lui: il suicidio. Il 3 luglio 1995, a 49 anni, si impiccò a un albero di Pian de’ Giullari, Firenze. Forse vinto dal male oscuro della depressione.

In uno dei biglietti lasciati agli amici aveva scritto: «I pesi mi sono divenuti davvero insostenibili». E poi, come un testamento: «Non siate tristi, continuate in ciò che era giusto».

Era una di quelle persone, forti e insieme fragili, che sanno confortare il dolore del prossimo ma non il proprio. Io lo conobbi a Tirana, nel ‘91, e gli ho subito voluto bene. Deputato del Parlamento europeo, era uno degli osservatori alle prime elezioni libere dell’Albania. Di giorno girava per i seggi, la sera apriva davanti all’albergo un banchettino, al quale accorreva una fila di padri e madri che avevano i figli riparati in Italia sulle “carrette del mare” e non ne sapevano più niente. Alex raccoglieva nomi e indirizzi, per ore.

Al suo rientro in Italia, cercò gli scomparsi, molti ne trovò e avvisò le famiglie. Un incarico che nessuno gli aveva dato, suggeritogli dalla pietà verso gli altri. Forse aveva già i pesi, ma se li teneva dentro, sempre sorridente.

Alex era di Sterzing/Vipiteno, Alto Adige. Aveva imparato da ragazzo la convivenza, spesso difficile, tra etnie, lingue e usanze differenti. È stato tra i promotori del movimento dei Verdi, e il primo presidente del Gruppo Verde nel Parlamento europeo. Dovunque ha portato l’impegno cristiano, da profeta della fratellanza. Durante la tragedia della ex Jugoslavia si adoperò per la conciliazione tra le diverse etnie. «L’Europa muore o nasce a Sarajevo», fu il suo appello ai capi di governo.……

«Voi sapete il motto che Pierre de Coubertin ha riattivato per le Olimpiadi: citius, più veloce, altius, più alto, fortius, più forte. Questo è il messaggio che oggi ci viene dato. Io vi propongo il contrario: lentius, più lento, profundius, più profondo, suavius, più dolce. Con questo motto non si vince nessuna battaglia frontale, però si ottiene un fiato più lungo».

Una raccolta di suoi scritti, curata da Adriano Sofri ed edita da Sellerio nel 1996, si intitola Il viaggiatore leggero. Così è stato Alex durante la sua vita. Fino a quando i pesi gli sono diventati insostenibili.

Così è il viaggiatore,

leggero quando si muove tra gli altri,

pesante quando si addentra in se stesso.

Perché in fondo sono sempre leggeri gli altrui pesi, anche se li assumiamo su di noi.

Un viaggio difficile quello nel mondo degli altri,

ma ancora più difficile è un viaggio nella propria vita.

Il conflitto tra le troppe parole pronunciate e le emozioni sentite.

Tra il simulacro di noi e il contenuto.

Il dissidio tra l’Apparenza su cui la parola si dilunga,

e la consistenza a volte arida della realtà.

A volte giudici implacabili con noi stessi.

A volte il peso di un passato che affonda i nostri passi.

Un presente che non riesce a nascere.

Un futuro che riesce solo a spaventare.

Oppure la fine della speranza.

La sua fine definitiva.

“L’avessi conosciuta prima, forse…..”

disse un giorno A. la storia di A

e con questo voleva significare la sua incapacità di guardare in avanti,

nella direzione di una strada ancora da percorrere.

Non c’è mai un ultimo giorno,

ma infiniti sono i giorni.

Se riesci a sognare, per gli altri,

grandi sogni,

tieni un briciolo di sogno per te stesso.

Non puoi sognare grandi sogni
se anche tu non divieni parte di quei sogni.

Continua a sognare i tuoi sogni…..

E realizzando quei sogni, non dimenticare mai,

che tu di quei sogni sei parte….

Non puoi sognare

se anche tu non divieni parte di quello che sogni

Riproduzione riservata Gilberto Gamberini

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