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I Depressi? Sono persone chepensano troppo

L'attività cerebrale dei depressi è inarrestabile, tanto che questi soggetti sono incapaci di fare economia cognitiva e sono schiavi di un costante ed ininterrotto sforzo cerebrale. Tale sforzo produce l'esaurimento precoce delle risorse cognitive e il consequenziale disturbo di concentrazione e di immagazzinamento mnemonico.....Il pensiero convergente, centripeto, brucia lo spazio, occupandolo tutto e si approfondisce nel nostro io, soffocandolo. .. Qualsiasi problema, elaborato in modo convergente, si stratifica su precedenti pensieri, come se fossero strati geologici sedimentati, è un imbuto rovesciato, che prima o poi viene colmato saturato e diviene un peso insostenibile, che l’essere umano non riesce a gestire e a sopportare.

Le persone depresse sono tali in quanto hanno difficoltà a concentrarsi e a far funzionare al meglio il loro cervello? Nulla di più sbagliato, semmai sembra essere proprio il contrario: i depressi infatti sono soggetti ad un superlavoro cerebrale continuo e spossante.
La rivelazione è il frutto di un’indagine condotta da due centri scientifici francesi, il Cnrs e l’Inserm.
L’attività cerebrale dei depressi è inarrestabile, tanto che questi soggetti sono incapaci di fare economia cognitiva e sono schiavi di un costante ed ininterrotto sforzo cerebrale. Tale sforzo produce l’esaurimento precoce delle risorse cognitive e il consequenziale disturbo di concentrazione e di immagazzinamento mnemonico.
Gli esiti di questo studio sono stati raggiunti attraverso l’utilizzo di uno strumento di imaging per verificare l’attivazione di alcune aree cerebrali, come la corteccia prefrontale, in coincidenza con un processo di memorizzazione. Rispetto alle persone sane, i depressi mostrano una maggior attivazione di tali aree durante compiti di memorizzazione o concentrazione.

Fonte: Spiritual Search News

….Milton H Erickson considerava il cambiamento del punto di vista come la cosa più importante che si poteva ottenere da una terapia, perché segnava inizio di un mutamento, che sarebbe poi proseguito a cascata: se io cambio il mio modo di guardare alle cose le affronterò in modo diverso, cosicché otterrò risposte diverse… Il pensiero convergente, centripeto, brucia lo spazio, occupandolo tutto e si approfondisce nel nostro io, soffocandolo. Il pensiero divergente può muoversi i tutte le direzioni, a raggiera, come i petali di un fiore, e conquista sempre più nuovi spazi, man mano che si allarga… Qualsiasi problema, elaborato in modo convergente, si stratifica su precedenti pensieri, come se fossero strati geologici sedimentati, è un imbuto rovesciato, che prima o poi viene colmato saturato e diviene un peso insostenibile, che l’essere umano non riesce a gestire e a sopportare. Ed a volte pur di liberarsi da quell’eterno insopportabile brusio della vita, sceglie l’apparente serenità della morte. Il pensiero divergente, non ha una ideologia, la trova strada facendo, nei suoi percorsi, che possono andare in tutte le direzioni , come una opportunità che si rinnova, come una vela che non percorre un percorso fisso, ma segue il vento e più si allarga e più aumenta e si dilata la sua conoscenza ….componendo il puzzle della propria esistenza.

Gilberto Gamberini riproduzione riservata

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