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Non buttiamoci giù

Che cosa dicono le analisi del Po

In un tratto del Po abitato da cinque milioni di persone, le analisi dell’acqua hanno riscontrato tracce di quarantamila dosi giornaliere di cocaina: una quantità più che doppia rispetto al consumo indicato dalle statistiche ufficiali. Non si ha ancora notizia di anatre sull’orlo di una crisi di nervi, nè di trote sorprese a guizzare fra le onde con gli occhi sbarrati, ma ciò che racconta l’urina versata nel Grande Fiume basta a offrirci un quadro abbastanza esauriente della condizione dell’uomo contemporaneo. Un dopato cronico in perenne saliscendi emotivo che alterna gli eccitanti agli antidepressivi, tanto che una ricerca analoga, compiuta nel Tamigi, ha rivelato come i londinesi abbiano ormai sostituito il tè delle cinque con le pillole di Prozac. E’ un malessere esistenziale che, se potesse ridursi a una sola parola, forse si chiamerebbe: inadeguatezza. C’è chi ha paura di non farcela ad arrivare e chi è arrivato ma ha paura di non farcela a rimanere. Tutti convinti di essere gli unici a star male, o comunque quelli messi peggio. Chissà allora che il responso di questo esame collettivo delle urine non si risolva paradossalmente in un’iniezione di fiducia. Quando uno assume il doping per sentirsi all’altezza degli altri e poi scopre che gli altri sono al suo stesso livello, al punto di doversi dopare quanto lui, non gli restano che due possibilità: raddoppiare la dose oppure smetterla di buttarsi giù. Che resta il modo migliore per non aver bisogno di tirarsi su.

Massimo Gramellini

Fonte LA STAMPA Del 5/8/2005

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