
Un Società alla Cocaina
Fonte LA STAMPA
Del 5/8/2005
Massimo Gramellini
IN un tratto del Po abitato da cinque milioni di persone, le analisi dell’acqua hanno riscontrato tracce di quarantamila dosi giornaliere di cocaina: una quantità più che doppia rispetto al consumo indicato dalle statistiche ufficiali. Non si ha ancora notizia di anatre sull’orlo di una crisi di nervi, nè di trote sorprese a guizzare fra le onde con gli occhi sbarrati, ma ciò che racconta l’urina versata nel Grande Fiume basta a offrirci un quadro abbastanza esauriente della condizione dell’uomo contemporaneo. Un dopato cronico in perenne saliscendi emotivo che alterna gli eccitanti agli antidepressivi, tanto che una ricerca analoga, compiuta nel Tamigi, ha rivelato come i londinesi abbiano ormai sostituito il tè delle cinque con le pillole di Prozac. E’ un malessere esistenziale che, se potesse ridursi a una sola parola, forse si chiamerebbe: inadeguatezza. C’è chi ha paura di non farcela ad arrivare e chi è arrivato ma ha paura di non farcela a rimanere. Tutti convinti di essere gli unici a star male, o comunque quelli messi peggio. Chissà allora che il responso di questo esame collettivo delle urine non si risolva paradossalmente in un’iniezione di fiducia. Quando uno assume il doping per sentirsi all’altezza degli altri e poi scopre che gli altri sono al suo stesso livello, al punto di doversi dopare quanto lui, non gli restano che due possibilità: raddoppiare la dose oppure smetterla .

. alla società che chiameremo “alla cocaina”
dobbiamo aggiungere una serie di modelli
che galvanizzano l’io individuale
facendolo sentire al centro di
un universo in cui tutti i pianeti volgono in una stessa direzione
e in cui ognuno vuole arrivare prima degli altri,
si aggiungono miscele esplosive,
alcool, altre droghe,
farmaci che confondono o eccitano.
I modelli:
la paura dello scomparire, del non contare,
del non essere famoso,
del non essere,
ed allora si cerca di essere a tutti i costi e costi quel che costi,
in una sorta di video game, alla ricerca di effetti speciali,
in cui i confini tra realtà e virtuale scompaiono,
specie per i più neurologicamente labili.
Ma chi oggi può dichiararsi neurologicamente equilibrato ed armonico
a tutti i suoi livelli comportamentali?

Si aggiungono frustrazioni individuali,
devianze e pulsioni tollerate fino a farle divenire moda.
L’anormalità fa audience, la normalità appartiene al passato,
da rigettare come in un impulso futuristico moderno,
che però si esaurisce strada facendo, perché privo di combustibile ideale.

Una “società alla cocaina”
in cui il superamento dei limiti individuali
è sviluppato non in senso ericksoniano,
ma solo in senso negativo,
in cui gli altri scompaiono a meno che non servano alla pubblicità
o che quegli altri diventino e siano loro stessi,
se così non fosse perché mai si butterebbero massi da ciclope dai cavalcavia
pensando che siano granellini di sabbia innocente,
o oggetti sui binari che potrebbero fare deragliare un treno,
o si incendiano auto che potrebbero fare scoppiare condomini,
oltre a costituire un danno materiale ai loro proprietari.
E’ la stessa società alla cocaina
la società dell’eccesso.
che crea persone che eliminano i parenti quando sono scomodi
oppure per tornaconto
oppure perchè negano loro un qualcosa che sentono come un diritto,
in una solitudine di esaltazione del loro monogamo io.
Una società alla cocaina .avanti tutta verso il niente
verso una giovialità eternamente stampata sul viso,
come nella pubblicità di un dentifricio,
che gode come l’iconografia di Nerone
del proprio piacere
e che arride della morte altrui.
Un nuovo terrorismo di “cellule latenti” che distrugge menti e cuori,
di uomini divenuti automi del male.

Riproduzione riservata Gilberto Gamberini
Foto riprodotte per fini didattico esplicativi

gilberto gamberini








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