
fonte la Gazzetta del Mezzogiorno (google-news) Si tratta della paroxetina (Seroxat), prodotto da GlaxoSmithKline. I dati secondo uno studio dell’università di Oslo. L’impiego del farmaco è già vietato negli adolescenti, proprio perchè potrebbe moltiplicare le idee suicidarie. Ma per gli studiosi la minaccia riguarda anche i pazienti adulti |
MILANO - Nuove preoccupazione per i possibili effetti collaterali del comune farmaco antidepressivo paroxetina (Seroxat), prodotto da GlaxoSmithKline. Secondo uno studio dell’università di Oslo, il medicinale favorirebbe gli istinti suicidi. In particolare - emerge dalla ricerca norvegese, pubblicata su ’BMC Medicinè e ripresa oggi dal ’Times’ - tra i pazienti trattati con paroxetina i tentativi di togliersi la vita sarebbero sette volte più numerosi che tra i pazienti sotto placebo, mentre i pensieri suicidi triplicherebbero. Il gruppo farmaceutico GSK e l’ente regolatorio britannico Mhra assicurano invece che i benefici della terapia superano di gran lunga i possibili rischi. Nel 2004 il medicinale sarebbe stato prescritto 2,4 milioni di volte. L’impiego del farmaco è già vietato negli adolescenti, proprio perchè potrebbe moltiplicare le idee suicidarie. Ma per gli studiosi dell’ateneo di Oslo la minaccia riguarda anche i pazienti adulti. Gli scienziati hanno esaminato i risultati di 16 studi sul farmaco (per un totale di quasi 1.500 pazienti, 916 trattati con paroxetina e 550 con placebo), presentati alle autorità regolatorie nel 1989 e cioè prima dell’ingresso del medicinale sul mercato (1990). Ebbene: tra le persone che hanno assunto paroxetina si sono registrati sette tentativi di suidicio - calcola la metanalisi - contro un tentativo soltanto nel gruppo controllo. «I pazienti e i medici - afferma il coordinatore dell’indagine, Ivor Aursenes - dovrebbero essere avvertiti che il rischio di suicidio osservato in bimbi e adolescenti curati con certi prodotti antidepressivi riguarda anche gli adulti». Pronta la replica di Gsk: «Prendiamo in seria considerazione la sicurezza di tutti i nostri farmaci - dichiara un portavoce dell’azienda, come riporta la Bbc on line - e per questo esamineremo attentamente anche questo studio. Ma al momento - aggiunge - non è ancora chiaro quale metodo e quali studi i ricercatori abbiano utilizzato per arrivare a tali numeri». L’azienda sottolinea infatti che «questi dati non riflettono in alcun modo quelli raccolti sui rischi e i benefici della paroxetina negli adulti, con trial clinici che hanno coinvolto 24mila pazienti». 22/8/2005
Per coloro che ne hanno realmente bisogno, che cosa si può dire della terapia farmacologica? Funziona?
Cosa pensa delle accuse rivolte a questi farmaci che li imputano di aumentare il rischio di suicidio?
Come sarebbe a dire: i farmaci funzionano e inducono il suicidio?
Qual è invece il ruolo della psicoterapia? “Un ruolo centrale, perché nessun intervento farmacologico, di per sé, è sufficiente. Anche il medico di famiglia deve saper ascoltare il proprio assistito, come indicato in modo specifico da precise direttive dell’Oms. Un buon supporto psicoterapeutico migliora in modo sostanziale l’adesione alla terapia medica, e le due cose, insieme, possono davvero garantire una guarigione completa e definitiva”. FONTE Silvio Garattini da L’ESPRESSO intervista Michele Tansella, docente psichiatra dell’Università di Verona e direttore della rivista ‘Epidemiologia e psichiatria sociale’ (Il pensiero scientifico editore). |

gilberto gamberini










